25/07

“A Massimo per i nostri sette anni insieme, per quella parte di te che mi manca e che non potrò mai avere, per tutte le volte che mi hai detto non posso, ma anche per quelle in cui mi hai detto ritornerò… Sempre in attesa, posso chiamare la mia pazienza “amore”?
La tua fata ignorante.”

Dal film “Le fate ignoranti”

E chi non ha visto  il film “le fate ignoranti”?
Una condizione conosciuta e forse accettata per quello che è, istinto di passione, semplicemente amore verso l’amore.

 Da qui voglio partire per iniziare una sorta di soliloquio

A volte è così. Ci si lascia andare solo perché c’è voglia di vivere la storia; perché i sogni rimangono nei cassetti; perché i desideri si librano nell’aria; perché l’occasione è quella giusta per imparare a vivere.

Ci sono giorni in cui mi domando quale sia la missione, lo scopo primario e raccolgo le idee, faccio spazio.
Mi ritrovo donna in balia di emozioni inaspettate, capitate per caso.  Come per caso mi scopre tra le braccia di uno straniero che non chiede altro di essere lì, avvolta in un bacio dal sapore di passioni immaginarie e vive quell’istante. Il sapore dell’attesa e dell’amara realtà ma che riscalda il ventre e l’anima.

Così scorre il tempo, come il mare, senza sosta ti culla e ti riporta a riva, un’altra via, un altro cielo. Un altro giorno

Allora senti voci che da lontano percepiscono il tuo vigore interiore e come in un codice cavalleresco riconoscono in te un simile e ti amano, non dell’amore romantico, ti amano come appartenente a quella specie, dove le regole del rispetto non sono scritte perché il rispetto è insito nell’animo. Tempo e Spazio non esistono. Null’altro conta, è importante solo l’incastro giusto, un puzzle.

Ancora penso a quelle “relazioni” che non hanno mai una fine, perché un effettivo inizio non esiste, alle facce di certi uomini che credono di averti posseduta ed invece accrescono la diffidenza. Si rifugiano nel loro mondo sporco di menzogne non avendo il coraggio di affrontare il riflesso nello specchio.

In questi giorni mi capita spesso di pensare a mia zia che di recente ha perso il marito, così senza preavviso, la rivedo di fronte al corpo dell’uomo che amava, e ama, bella in tutto il suo dolore, dignitosa nel suo amore-dolore perfetto e mi sono detta:
“Deve essere questo che gli umani cercano”

Nei miei peregrinaggi del’anima percorro strade buie, lascio la via illuminata perché di me voglio sapere, voglio rimanere umile per non cadere nella sopraffazione, per essere libera nella conoscenza del mio vivere.

Mi sembra di sentire una voce conosciuta e amata che mi dice quanto sia molto giovane e quanto ancora ho da imparare, da scoprire.

Ci sono fino ad esalazione dell’ultimo respiro di coscienza

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