un post diverso

Tempo fa mi è venuta l’idea di fare una rubrica riguardante la critica, il progetto prevedeva di sottoporre ad analisi una poesia, affrontando così il brivido del famigerato confronto con l’animale lettore. 
Oltre ad essere un’espereinza di crescita formativa per il percorso di scrittura la percezione di un lettore, in genere, è il riscontro supremo sulla validità e sull’impatto emozionale suscitato da un testo.
Per dare vita a questo progetto ho chiesto al gentilissimo Antonio, alias
LaportaAccanto, il favore di provare a fare, nella totale libertà espressiva, una sorta di critica ad un mio testo, riponendo  totale e meritata fiducia nelle sue capacità di valutazione. Non gli ho dato indicazioni di nessun tipo sui canoni da seguire per l’analisi.
Perchè Antonio?
Nel suo blog interventi, articoli, riflessioni sono puntuali, mai sgarbato, nel rispetto della lingua Italiana quindi dell’eventuale lettore, inoltre non fa parte del "circolo vizioso dei poeti", specie di cui anche io sono un esemplare, specie facilmente irritabile e gelosa delle proprie creazioni.

Insomma senza indugio vi propongo la lettura del lavoro fatto da Antonio ad una poesia a cui tengo molto  rimgraziandolo pubblicamente per avermi concesso il suo tempo e soprattutto per avermi dato la possibilità di leggere la mia prima critica mentre sono ancora in vita

La prima volta dell’anima

Allo stesso modo di una vergine 

("Allo stesso modo" una scelta mistica, poiché ricorda e riporta alla mente la liturgia eucaristica)

venne condotta al talamo del peccato, 

– (contrapposizione tra buono e cattivo, il talamo luogo di immensa serenità fisica, di godimento spirituale e corporeo contrapposto nella sua funzione peccaminosa all’inizio etereo della vergine mossa senza fili, senza insistenza, poiché vergine e quindi ignara di qualsiasi atto contronatura)

spogliata delle sue resistenze
(spogliata, e vediamo quasi questo velo impalbabile e pudico che scende lungo curve che non sanno di esistere e di poter essere fonte di sensuale ispirazione. Come queste resistenze che esistono solo nella mente di chi legge e non in quella della vergine che non potrebbe capirne il senso, ed invece il lettore resta affascinato da questa invasione del proprio intimo in cui si sente piacevolmente scoperto)

che, come veli, caddero leggere.
(questa ultima parte è da considerarsi quasi ridondante allorché si parla di veli, poiché già abbiamo assistito alla loro discesa, non è così invece per la caduta degli stessi che chiude il cerchio e ci mostra l’anima nella sua integrità fisica l’autrice avrebbe potuto concludere questa prima parte con un "che, vinte, caddero leggere")

 

Il Tempo sfiorò quell’animo innocente
(l’innocenza propria dell’inconsapevolezza liberata di ogni protezione, entriamo nell’essenza di colei che si trova inconsapevole ed attonita, dolcemente smarrita)


sino a farlo espandere nell’aria,
(Un luogo mentale in cui il tempo perde il contatto con la razionalità e si espande divenendo un contenitore, quasi che il tempo si facesse immenso ventre nel quale perseguire un tentativo di protezione)

-liquefatto odore di aromi incantati-
(ecco che compare infatti il piacevole flusso del liquido. Si fanno acuti i sensi infantili)

si prese cura dei suoi timori
(protezione ricercata in senso estremo, ricerca di una bolla d’aria piuttosto che di una corazza poiché il pericolo si avverte ma non lo si conosce)

allentando le catene del pudore
(ottima l’idea delle catene, poiché con la loro limpida forma generalistica di rigidità fanno dell’anima una prigioniera delle sue agrodolci paure)

e, con fare cortese, 
(ritorna il tatto, lo sfiorare leggero, il condurre senza forzare)

ne modellò le morbide linee.
(qui il lettore potrebbe riflettere sull’esatta dinamica della scena; si modella qualcosa che non c’è o si esalta qualcosa che esiste ma fino ad esser sfiorata non sapeva d’esser tanto perfetta e morbidamente lineare? Oppure il lettore potrebbe percepire in questa conclusione una sorta di regalo dell’autrice che ancora una volta gioca con la mente e si diverte ad offrire una scena ermafrodita in cui riconoscersi, sognare e compiacersi nel proprio intimo)

 

Nel rito iniziatico
(si tratta allora di un rito che, come abbiamo visto all’inizio, non si vergogna di fare uso di concetti spiritualmente attecchiti nell’ideale collettivo, anzi, pesca proprio dove la ritualità è talmente forte da condurre il lettore al pari dell’anima all’interno del luogo in cui si compirà l’iniziazione)

della prima volta dell’anima
(l’anima si mostra per la prima volta se stessa, la conosciamo adesso poiché fino ad ora aveva solo pizzicato le corde sensoriali del lettore)

nuda
(ecco la realtà, volutamente malcelata ma cruda poiché preludio ad una conclusione che si dissocia dall’immaginario etereo e senza questo sbattere di ciglia sul pragmatismo della poesia sarebbe stato improprio quel che subito segue)

si lasciò penetrare

(l’impatto attutito dalla precedente presa di coscienza ci offre un’anima sperduta ma accondiscendente. Curiosa forse, come potrebbe essere chi si affaccia su un panorama nuovo ma in fin dei conti protetta, pronta quindi a provare)

e concesse di se
(concedersi, ma in un evidente do ut des, lasciarsi cogliere per cogliere a sua volta, offrire quel qualcosa di sconosciuto per qualcosa di altrettanto ignoto ma pian piano condiviso)

l’essenza
(e cosa potrebbe concedere un’anima spogliata della propria veste pudica, cosa potrebbe offrire questa forma morbida curiosa e delicata, appena modellata e per la prima volta consapevole di poter essere oggetto d’attenzione? La cosa più semplice ma anche la più grande, quel tesoro prezioso per altri ma non per lei che lo ritiene la normalità, quasi fosse uno sguardo, una carezza o un sussurro di voce… quell’essenza che racchiude in se’ una forza ineguagliabile ed invincibile)


Restiamo pertanto immobili e vinti da questa scena, in cui quel che sappiamo esser potente oltre ogni immagine terrena, abdica e si concede alla sua prima volta, smarrita ma curiosa, distratta eppure incredibilmente convinta.

Non ho chiesto a persone più vicine a me di fare questa cosa perchè sarebbe sembrata una "smafiata"  senza mettere in dubbio l’onesta intellettuale di chi ha tutta la mia stima ed il mio affetto.

Un abbraccio
Simona

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28 pensieri riguardo “un post diverso

  1. Intanto rudmont grazie per essere passato di qua.

    Vedi.. dipende da cosa si intende per critica, qua c’è un testo che è stato messo ai raggi X da diverse persone, chi con un approccio professionale e chi sull’onda dell’emozione suscitata dalla lettura.

    Tu cosa intendi per dissertazione sui termini?
    Non so come si possa prescindere dai “termini” in una lettura, è dalle parole lette che scaturisce un pensiero. Quando poi più persone si trovano a conversare credo sia normale che si crei un “ragionamento” più ampio.

    Simona

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  2. Passando per caso mi permetto un commento a questo post a mio avviso questa non è una critica e nemmeno un’analisi stilistica piuttosto la definirei una dissertazione sui termini…

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  3. E’ proprio quello che mi sono proposta
    rispondere in relazione a ciò che ho letto e tracciarne il percorso.

    Ci vorrà del tempo perchè ogni intervento ha l’originalità di una percezione sensoriale diversa.

    Come ho detto la materia c’è e in abbondanza.

    Simona

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  4. ottima idea Simona, di fare una sintesi ora, e ancor di più la tua risposta alle varie “critiche” per vederne i risvolti…
    sulla poesia sai come la penso…
    nel momento che si pubblica diventa del lettore e del suo interpretare (carettere polisemico della poesia)…
    ed ora è interessante in risvolto dell’autrice davanti a queste opinioni..
    la verità non esisterà..
    la verità resta nei vapori che la poesia emette quando è scritta e pubblicata..
    percepirne l’odore e il colore di questo vapore…è il miracolo della poesia…

    inoltre devo dire, che questo esperimento è ben riuscito…e dovrebbe far meditare

    in questi giorno ci sono stati due eventi indipendenti ma simili (per quanto conosco io) nel tuo blog e in quello di ErosTL di Dalila…
    e si può vedere quanta voglia c’è di parlare di poesia..
    più che scrivere..

    i miei complimenti ancora…
    bacio
    LOrenzo

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  5. Cara Dalila il tuo contributo è importante, in linea di massima nei confronti di un testo che mi colpisce mi comporto alla stesa maniera.
    Lo leggo più volte per poi stabilire quel legame unico tra lo scrittore ed il lettore. unico perchè la parola rimane eterna ma la percezione di chi la riceve è diversa per ognino di noi.
    La dimostrazione è chiara in questa “discussione”.

    Nel leggere ogni commento sto estrapolando alcune linee guida… spero poi di riuscire a fare una riflessione scritta da sottoporre alla vostra attenzione.
    un ringraziamento formale al vostro contributo.

    P.S. Dalila ma le bionde non sono sigarette di contrabbando ahahhahhahaha
    c’è stato un equivoco ma approvo la scelta del vino.. Donna di classe lei ahahhahaha

    Simona

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  6. Non tendo a frammentare poesie in pubblico, ma in questo caso ti riporto il mio sentire.
    Premetto che non mi sono allungata sui commenti precedenti, proprio per non farmi traviare da queste persone che conosco e che stimo.
    Dal mio modesto punto di vista ecco cosa me ne esce:

    L’inizio della poesia la sento, anzi la percepisco come l’iniziazione di una giovane vergine al cospetto della vita; uomo; anima ( mi evoca antiche immagini di riti di tempi molto remoti), conseziente e fremente.
    La poesia si sviluppa con il tempo; autore dell’evoluzione e della metamorfosi dell’anima ( crescita individuale del corpo dell’anima, in quanto un anima ha un corpo etereo ).Questo tempo che come un uomo dona alla giovine anima ( donna) nuove emozioni…tanto che ne diventa maestro di vita.
    Il fulcro di tutta questa tua opera è racchiuso nella chiusa o cmq negli ultimi versi; c’è tutta la bellezza della nudità dell’essere e di una donna consapevole…e il ritrovo di se stessa…

    Questo mio contributo è solo un mio pensiero ed è quello che la poesia mi ha evocato nella sua completa lettura eseguita per assorbirla molte volte.

    ps: la bionda è una siga ( ammetto che sul primo momento non ci avevo fatto caso sul gioco della parola il mio essere ambigua è una mia caratteristica, quindi Simona non ci far caso; cmq alla fine sono stata in compagnia di un rosso di Montalcino…ahahahaha ).

    Bacio

    Dalila

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  7. Caro Renato
    che piacere…
    Vedi la scelta di un testo scritto da me è stata obbligata
    per prima cosa, in base al progetto che avevo in mente, dovevo fare una sorta di “puntata pilota” e vista la nota intolleranza di noi “artisti” ho preferito lasciare la scelta su un mio testo ad Antonio.
    secondo, non mi aspettavo questo movimento!

    Io spero di continuare su questa linea , come ho già detto, vorrei riprovare con un testo di un altro autore, ritornando dientro le quinte!
    Potresti essere tu il prossimo ahahahaha

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  8. Mi sono letto tutto con attenzione ed interesse, sia l’analisi fatta alla poesia che i commenti sin qui postati e devo dire che mi associo a quanto scritto da Carmen.
    Io non sono molto adatto a fare critica, ma ho apprezzato questa tua idea di farsi mettere “a nudo” … sapessi quante volte ho desiderato che qualcuno mi aiutasse a crescere criticando in modo così completo un mio testo.

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  9. Ma Dalila.. una curiosità…
    una birra rossa no?!?
    o una bottigla di buon vino rosso?!?

    Sarei lieta, se non troppo ‘mbraca, di averti nella discussione.
    un punto di vista in più amplia la visione.
    io non posso dire molto, la poesia è mia, mica mi posso criticare da sola, l’ho già fatto prima di pubblicarla.

    P.S. grazie anche a te Dalila…

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  10. Dal lavoro non posso esprimermi ai massimi, ma cara Simona intanto le mie più sincere congratulazioni per farmi mettere a nudo…perchè si sa la razza dei poeti e similari sono ostici nel mandare giù critiche..vedo che i tempi stanno cambiando..era l’ora..è l’ora che si parli di poesia…
    In serata davanti a una bionda mi leggerò con attenzione tutti i commenti a riguardo..interessante, molto interessante…ed io sono affamata di conoscenza!!
    Condivido al pieno un commento di Lorenzo

    “”sei una delle più belle realtà degli ultimi tempi, sei una novità asoluta in poesia, e nel modo come interpreti la poesia ed il contorno..
    sei una delle più attente commentatrici di poesie…
    leggi, entri in profondità e evochi””

    Quanto è vero!!

    Un bacio

    Dalila

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  11. E’ banale vero ringraziarvi ancora?
    Sin da piccola mi hanno insegnato un certo tipo di educazione, si basa sul rispetto e sull’onestà.
    Qundi vi sono grata per le dimostarzioni di stima, vi sono grata per avermi seguito in questa iniziativa.
    A breve cercherò di riassumere in un post dimostrativo quello che sta succedendo adesso, qui da me.

    Vorrei che questo diventasse un appuntamento magari sul testo di un autore diverso!

    Intanto cercherò di rispondere a Carmen che dall’alto della sua professione ha fatto un’analisi accurata che ha messo in risalto l’aspetto tecnico al quale molto spesso io non penso, per due ragioni principali
    mi sento legata e impedita
    ho una conoscenza da reminiscenze scolastiche e come ti ho accennato sul tuo blog, sto lavorando anche su questo.
    In genere il mio interesse è dare un senso a quello che scrivo con la giusta “veste”.
    Mi spiego meglio..
    scrivere in italiano e con un’intenzione precisa
    riconoscermi senza mentire..
    è un procedimento complicato perchè la mia esperienza sul sentiero della Poesia è stato tortuoso, se poi aggiungiamo la mia ostinata volontà di scrivere ad un certo livello ( secondo i miei canoni ovviamente ) il danno è fatto!

    Il risultato?
    Ci sono molte persone che mi dimostrano stima e qui ne ho la prova tangibile…

    -Nuda-
    Quel verso, solo, spezzato, ha la funzione che Lorenzo ha sottolineato, è il fulcro intorno al quale gira il pensiero di tutta la poesia.
    perchè solo nella nudità l’anima si rivela… altrimenti sarebbe una pantomima.

    per tornare al tema principe che per me era la critica, spesso nel ruolo di lettore, oltre agli aspetti strutturali ed emozionale mi soffermo sulla semantica
    vi dico la verità sul mio letto e non sul comodino badate bene, ho il mio bel vocabolario.
    leggendo molto mi rendo conto che spesso si abusa di una terminologia d’effetto senza magari avere coscienza del contesto in cui tale termine viene eutilizzato, stravolgendo quindi il significato di un pensiero.
    in questo senso mi trovo a passare le mie notti col vocabolario 🙂
    quando uso un lessico di un certo tipo ho la consapevolezza di quello che faccio.
    Lorenzo credo sia una delle persone più avvantaggiate sulla conoscenza del mio operato, l’ho incontarto in un altro sito tempo fa, da li’ è nata una lunga -conversazione- sulla poesia dalla quale ho imparato ad apprezzare la magia e la difficoltà della poesia stessa.
    Marco per esempio ha fatto un’altro tipo di analisi, sull’onda delle’emozione evocata..da questa poesia…

    devo dire, senza falsa modestia che sono riuscita nell’intento di comunicare.. il mio esatto pensiero.. nonostante l’eterogenea presenza di “lettori”
    è un obbiettivo importante nel percorso di chi scrive perchè si è capiti, ammortizzando la spiacevole sensazione di non fare bene.

    Vi abbraccio
    Smona

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  12. Raccolgo l’invito di Simona volto all’analisi di questa sua opera
    Premetto che stiamo parlando di una delle autrici più interessanti
    dell’attuale generazione poetica orbitante nei vari circuiti web.

    Come mi è consueto e congeniale, non andrò ad analizzare i vocaboli
    usati o la metrica, funzione per altro assolta egregiamente da chi mi ha preceduto,
    ma mi soffermerò sulle sensazioni che essa sprigiona.

    Allo stesso modo di una vergine…

    Si evince che quest’ opera che volutamente è stata titolata
    La prima volta dell’ anima, evoca le sensazioni di una donna che
    non è alla prima volta ‘ del corpo ‘ ma in genesi successiva realizza
    che lo status vivendi è unico eccezionale e raro, appunto
    la prima volta dell’anima. Il quadro che si raffigura dalla prima quartina
    è una sensazione di vaghezza di sensi storditi e increduli, un introduzione che
    caratterizza del resto tutto il senso dell’opera. Ci troviamo davanti ad un limbo temporale
    a quell’ attimo nel quale ogni goccia di tempo si addensa e si fa palese la percezione
    di un momento iniziatico, di un qualcosa che non ha precedenti.
    Le figure retoriche evocate altro non fanno che contribuire alla partecipazione del lettore
    a questo rito. Leggiamo ‘Il Tempo sfiorò quell’ animo innocente e con fare cortese
    ne modellò le morbide linee… E’ appunto del tempo che si parla, maestro incisore
    di lassi senza fine, di quella compenetrazione o comunione d’estasi, che si crea
    tra Kronos Eros e l’anima sacrificale della ‘vergine’ quasi che Morpheo avesse evocato
    un sogno nel quale vivere quest’ attimo dove vivere questa Prima volta nella quale L’anima
    concede l’essenza aprendosi tutta, spiegando ogni vela per raccogliere l’altra essenza e
    lasciarsi finalmente prendere in toto.

    Inutile soffermarsi sulla bellezza dell’ opera stessa nella quale la scelta di vocaboli
    ben appropriati altro non fanno che cesellare una realizzazione di straordinaria fattura.
    Ma.. E’ l’anima che fa da protagonista.

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  13. ho letto solo ora il commenti di Carmen, molto bello,e attento alla melodia del testo…condivido quanto detto da lei, tutto…
    eccetto la sua riserva sul verso “nuda”…
    e anche per correggermi da quanto commentato appena sopra riguarda la versificazione..
    in questo, il verso è di respiro, perentorio…
    e lo ritango importante questa rottura melodica che io sento meno di carmen…perchè tra due forte pause…
    è il cardine su cui gira il testo..
    la prima parte dalla parte di lui, che agisce, e nella seconda parte dove lei, diventa il soggeto, anche se con verbi passivi, che concede al miracolo “della prima volta dell’anima”
    “nuda” è stigmatico…
    del suo essere pronta e del suo essere “complice” e “accogliente”…

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  14. Mi sono dedicato alla lettura attenta, su invito della autrice Simona, che ringrazio per la possibilità che mi ha dato di leggere e di analizzare la sua bellissima poesia.
    Non ho letto il commento di Carmen, e quindi sarà interessante la differente angolazione visto che io e Carmen (autrice e lettrice e critica che io stimo molto) abbiamo un diverso percorso culturale (eheheheh)
    Colgo l’occasione per fare i miei complimenti ad Antonio per la sua attenta analisi dei versi, analisi molto attenta e profonda.
    Questa poesia è un idilliaco incanto.
    Un testo molto bello, molto attrattivo, molto coinvolgente.
    Un testo molto “pulito” dal punto di vista sintattico e lessicale.
    È una osservazione molto attenta di un “evento/rito” che avvolge e colora l’atmosfera idilliaca del momento.
    È una delicata iniziazione sacra, un “hieros gamos” dove la destinazione è accompagnata da un soffice e ritmato percorso.
    Un rituale fantastico dove il profano ed il sacro si incontrano affinché su compia, o almeno si ripeta il miracolo della prima volta di un’anima.
    Parlo di percorso rituale, si parte infatti da una colorazione di” peccato”, di sacrificio di vergine, per arrivare alla concessione”non sottomissiva” dell’”essenza”…
    Nella prima parte ci si concentra sui vocaboli verginità-innocenza-pudore, per significare la natura di questa anima, limpida, timida, discreta.
    Che viene accolta, più che trascinata, attesa, invitata in questo rito “subito” ma ”religiosamente” dovuto, in termini intrinseci (natura femminile, sacralità femminile=femmino sacro), che estrinseci(estetica, piacere edonistico, piacere effimero)
    Si passa da una delicata passività, mai violenta, ad una concessione, elegante, dovuta, sentita, sperata.
    Da una connotazione quasi religiosa integralista (peccato) si arriva dopo un susseguirsi di scene delicate, incantate alla connotazione umana(divina dell’essenza/estasi”.
    È una porta che si schiude miracolosamente.
    L’anima (con sua presenza anaforica) è, anche se sottilmente, l’alfa e l’ omega della poesia.
    Compare, resta tra i veli, ed i sospiri dell’incontro, ricomprare.

    La struttura del testo è interessante, prima di tutto dal punto di vista della versificazione.
    Siamo in presenza di versi sintattici, ne perentori, ne di regola, ne respirati..
    Questa dimostra la limpidezza della “cronaca” dell’evento interpersonale, che cerca nella autonomia sintattica del verso immagini ben definite, idilliache, forti.
    Da qui un ritmo deciso.
    Una rappresentazione determinata, anche se incantata.
    Altro elemento interessante è l’aspetto fonetico: c’è un regolare susseguirsi di vocali aperte, e meno…
    Ma se si parte con una fonetica “oscura” (presenza di “o”) nel primo verso sfumate nelle “e”, rivela un certo tormento nell’avvio, questo “rito sacro” che parte profano, che parte da un senso di sacrificio (vergine, condotta, peccato, spogliata, innocente) rituale, per espandersi poi in versi semiscuri….per poi allargarsi illuminarsi nei versi dove risplende “l’anima”…
    È una scena che si svolge sotto una luce tenue, pudica, riservata.
    Specialmente nelle scene finali dove “e” e “a” creano un susseguirsi di lampi estatici molto evocativa (nuda – si lasciò penetrare-e concesse di se-l’essenza)
    Dal punto di vista lessicale, c’è un susseguirsi di parole chiave, che determinano immagine su immagini.
    Una azione nella prima parte vista nel soggetto “attivo” del lui (che sembrerebbe profanatore – venne condotta, spogliata-, ma poi si dimostra “traghettatore-si prese cura-ne modellò) con i termini venne condotta, spogliata, sfiorò , si prese cura dei suoi timori
    Nella seconda parte c’è la bellezza di questa pseudo- passività che passività non è ma complice concessione, un concedersi, sedotta, ammaliata, per la natura per il compiacimento, pudico, ma sentito
    “nuda
    si lasciò penetrare
    e concesse di se
    l’essenza”

    versi stupendi, dove si vede la delicatezza di questa figura che si lascia, si concede, senza riserve. Senza indugio…
    è la magia del rito sacro, della “ prima volta dell’anima”
    immagine che illumina quindi poi tutto il foglio, l’essenza femminile, la sensualità dell’atto, la sacralità dell’unione.

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  15. L’emozione mi pervade!

    Questo è un risultato che non mi aspettavo…

    Da un’idea nata per caso sulla necessità di dare vita ad un movimento di coscienza alla lettura e qundi creare ( utopicamente ) un’educazione all’analisi di un testo, ricevo delle vere e proprie lezioni di stile!
    Da diverso tempo mi sforzo di rendere merito a ciò che leggo crecando di assimilare e metabolizzare i concetti per renderli nell’espressione della mia percezione all’autore.

    Ciò che volevo si sta materializzando…. grazie al contributo di ognuno, perchè nella diversità del commento si riesce ad avere una visione più ampia del concetto di lettura.

    P.S. Carmen ma non sapevo che tu fossi una Proff…. mi sono infilata in un cespuglio di schiaffi marianna gatta 🙂

    Simona

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  16. Mi spiace che non piacerà ad Antonio, ma da Prof ( e che ce posso fa se questo è il mio mestiere) non potevo fare altrimenti.
    Ecco la mia analisi:
    La lirica, svolgendosi secondo una schema metrico non canonico, predilige il verso sciolto, indugiando appropriatamente sull’endecasillabo che conferisce un certo ritmo alla scansione dei versi stessi. La tematica, suggerita dal titolo, è particolarissima dovendo trattare la trascendenza intesa non proprio nell’accezione più classica del termine. Il brano si apre con una stupenda similitudine che, come si sa, è figura retorica assai pregiata, al fine di evocare immagini di forte spessore. Allo stesso modo del lessico che è parte intrinseca della similitudine, così accurato,mai scontato, a disegnare le geometrie di quest’anima pronta a spogliarsi, per la sua prima volta, giustappunto. Nella seconda strofa, dove a versi lunghi si alternano versi più brevi, quasi a sollecitare un’accentuazione emotiva nel lettore, l’autrice sceglie il maiuscolo per un sostantivo che ha aggettivato anche stavolta in maniera delicata e “ pastellata”, quasi una pennellata d’acquerello ad un quadro intimistico che vuole prendere forma, proprio perché parte centrale della lirica stessa.
    L’apice del brano si raggiunge nell’ultima strofa, dove una profonda e sensualissima metafora di forte significato immerge il lettore nella chiusa ad effetto, in cui solo l’efficacia di quella metafora poteva dare un senso.
    Sin qui, l’aspetto tecnico, per il quale spero di non aver tediato chi mi legge, dovendo dare, così come merita, il giusto valore a questo pezzo.
    E veniamo alle conclusioni personali: oggettivamente, trovo ottima la scelta del parallelismo operato dall’autrice, tra la prima e l’ultima strofa, nell’utilizzo delle due figure retoriche, che toccano le corde giuste dell’emozionalità di ciascuno, lasciando che il lettore, anche il più disattento, si emozioni e s’incanti di fronte a questo atto d’amore operato, sicuramente nella trascendenza, ma in una trascendenza fatta di carne, sensi, duttilità corporea.
    Ed in questa immanenza che ne deriva, l’anima ne esce assolta, pur nella consapevolezza di aver assolto non ad un obbligo, ma ad un’esigenza, in una candida dignità tutta sua.
    L’unica osservazione che, per una questione ritmica solamente, mi sentire di sottoporre all’attenzione dell’autrice è una maggior cura del verso, esclusivamente nell’ultima strofa, dove l’aggettivo “ nuda”, risultando verso parisillabo, spezza la musicalità di questi versi che ho tanto apprezzato e che ringrazio Simona d’avermi dato il modo e l’opportunità di analizzare così profondamente.
    Carmen Cafaro.

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  17. Ho accettato con immenso piacere la proposta di Simona e ringrazio i lettori per il tempo dedicato al commento.
    Adesso, seguendo questa discussione mi sono ricordato dei tempi della Scuola e del commento alle poesie che scorreva lungo il margine destro del testo. L’ho sempre odiato ^_^ Utilissimo, la comprensione è importante e spesso svela termini e tempi e ritmi di lettura altrimenti indecifrabili al lettore acerbo. Però, detto tra noi (non ditelo a quella prof che tanto li amava e venerava… e soprattutto li pretendeva studiati a memoria) certi commenti lasciavano interdetti. La poesia è qualcosa che arriva solo se arriva ed il modo in cui entra, in cui attraversa i nostri infiniti strati è unico per ciascuno di noi. Ci sono poesie dove non puoi fare a meno di piangere… se hai il pianto dentro, oppure dove non puoi evitare di commuoverti, se quel gesto rappresentato è custodito in te, in un tuo cassettino, in un ricordo soffocato dal tempo.

    “Siamo qualcosa che non resta, frasi vuote nella testa, ma il cuore di simboli pieno” ed ognuno di noi, presente nel suo tempo e nel suo spazio ha dentro tante storie, tanti gesti impercettibili che spesso una semplice poesia può richiamare in vita, può far smuovere e zampillare attraverso i pori della pelle.
    Ogni critica, ogni commento se fatto a pelle e non con il pallottoliere sarà diverso, perché… siamo diversi. In questa diversità c’è la forza di tutte quelle arti quali la poesia, la pittura, la musica… in cui ognuno è vinto nella sua intimità in un modo unico ed irripetibile.

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  18. Accolgo il tuo invito e, tempi tecnici di elaborarla, ti mando in PVT la mia analisi testuale sul pezzo in questione, magari il mio pensiero verrà meglhio chiarito, almeno lo spero.A dopo allora….
    Carmen

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  19. Colgo questo intervento come quello di Lorenzo con profondo orgoglio girando la proposta a dei Poeti o apiranti tali!!!
    E’ vero che per una persona con intenzioni diverse dalla poesia, ricevere una proposta come quella che ho fatto ad Antonio, fare un lavoro di analisi su un testo senza avere indicazioni può risultare difficile.
    Il mio intento è proprio quello di evidenziare, come ho già detto, il ruolo del lettore. Quando lasciamo le nostre creazioni negli occhi e nelle menti di un pubblico eterogeneo la percezione è altrettanto diversificata.
    Chi scrive mette attenzione alla lettura in un modo ma non tutti i lettori sono scrittori quindi cambia l’approccio e la percezione.
    Mi piacerebbe ricevere sia da te che da Lorenzo un completamento a ciò che secondo voi manca, da Scrittori, alla lettura da parte di un lettore esterno.

    Attendo vostre notizie!
    E grazie.. davvero per la vostra presenza…

    Simona

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  20. Consentimi di dire la mia, fors’anche per una sorta di deformazione professionale, ma ritengo che un’analisi testuale di un brano poetico, vada effettuata secondo canoni diversi.Senza null togliere al lavoro di Antonio, io avrei agito diversamente, senza nulla togliere al pregio dell’analisi del tuo amico, unitamente al valore della lirica che gli hai proposto in analisi. Graditissimo questo confronto di opinioni, cui una mente elastica ed aperta come la tua può relazionarsi ed offrire interessanti spunti di riflessione e dialogo.Buon pomeriggio e, nello scusarmi per la prolissità del mio intervento, ti saluto e ti abbraccio, rinnovandoti il mio affetto e la mia stima.
    Carmen

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  21. ciò che ho voluto fare con questa iniziativa è cercare di dare un significato alla lettura
    l’iniziativa non è andata in porto proprio per il fatto che difficilmente “Il poeta” si mette in discussione, se aggiungiamo che in genere è uno sconosciutoa a fare della lettura l’arma del “successo” di un testo siamo a cavallo. per quanto ci sia smania di esternare la proprie opere poca è la volontà di farle analizzare. Nonsi vuole il confronto ma compiacimento e pacche sulla spalla.
    Ecco perchè ho voluto che Antonio scegliesse una poesia e che la leggessea suo modo.
    Il gioco sta in questo!
    Antonio non ha avuto da me nesuna indicazione e credo che per una persona che non mi ha seguito nel tempo lui abbia fatto un lavoro ineccepibile.

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  22. tu sai bene come la penso riguardo la critica…e bene hai fatto a fare questo esperimento…
    molto bene fatto…una analisi del significato attenta…dove la parola e il vesro sintattico, viene scarnificato e studiato con profonda proiezione
    ma…(!!!scusa) che secondo me, pecca di continuità…
    ovvero…restano nei versi e soltanto nei versi queste speldide considerazioni…
    sarebbe stato bello vedere inoltre il filo rosso di collegamento..dell’intera tua bellissima opera.!!!
    sono d’accordo in pieno con maxi…
    sei una delle più belle realtà degli ultimi tempi, sei una novità asoluta in poesia, e nel modo come interpreti la poesia ed il contorno..
    sei una delle più attente commentatrici di poesie…
    leggi, entri in profondità e evochi…
    e farsi leggere da te, è onore e completezza dello scrivere..
    ti ammiro…
    un bacio
    Lorenzo

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  23. eccellente davvero questo commento, l’unica cosa che penso io è che per fare una cosa simile per ogni opera che si legge, bisognerebbe fare solo quello durante il giorno (:-)))
    Comunque meriti davvero tutta l’attenzione che ti è stata concessa, sei una delle più promettenti scrittrici contemporanee, apprezzo moltissimo le tue composizioni, anche se sono più riservato nei commenti.

    Un caro abbraccio.

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