Bilico congenito

dna
Si fonde e si confonde
la paura di morire
il  ferro arrugginisce
 le papille gustative
e vomiti scaglie di vita
su pavimenti sterili
di nosocomi anonimi
Gli occhi gonfi
implorano il sollievo
per annullare quel dolore
una via per uscire dal martirio
per smettere di annaspare
L’attesa del responso
ferisce l’orgoglio
di un cuore sofferente
che al camice bianco si affida
Deiezione d’ansia
e il lento scorrere del fiume
conduce al ristoro
Ancora vivo
in tempo per sperare
di poter concludere
il proprio ciclo vitale
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3 pensieri riguardo “Bilico congenito

  1. Uno scritto che mi ha commosso emozionato e che mi ha vestito per quanto è vero ciò che esprime…per quanto so cosa significano sulla pelle questi tuoi meravigliosi e intensi versi di una realtà come quella del dolore…non sono brava a commentare…ma voglio dirti che bisogna stare appesi alla speranza perchè prima o poi potrebbe tornare una luce che ci ridona la vita che per un momento abbiamo creduto di perdere…io sono la prova di questo…il mio male verrà sconfitto il mese prossimo con un’intervento che sicuramente mi regalerà la prima ala per ricominciare a volare…ti stringo forte meravigliosa donna..abbraccione Sun

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  2. Parto dall’analisi dell’immagine, che mi ricorda la spirale del DNA, che giocoforza mi induce a pensare che il tuo testo si fondi su qualcosa che ti appartiene. Infatti, leggendo i tuoi versi, ci s’immerge in quelle spirali di cromosomi, a fondersi e confondersi, come dici tu, nella paura di un evento molto doloroso. Ora, lungi da me nel voler trovare un’interpretazione alla tua lirica, mi soffermo piuttosto su alcuni passaggi, che trovo particolari, per la loro forte valenza evocativa. Quel ferro che arrugginisce le papille gustative, per definire senza un nome preciso una malattia, che la sterilità della scienza non riesce a guarire, benché credo qui si sia alla ricerca di una guarigione di tutt’altra sostanza, tutta interiore, intimistica. Tant’è vero che, nel prosieguo del tuo versificare, c’è quella ricerca di sollievo, quella ricerca di un’uscita quasi novella Arianna nel labirinto del Minotauro. I tempi dell’attesa, si sa, sono lunghi, specie se amplificati da un coinvolgimento così intimo, quale può esser quello che lega due persone consanguinee. Ma è un’attesa vana, quasi eterea, perché nella chiusa, in un originalissimo scambio verbale di prima e terza persona singola, tutto viene attutito dalla speranza in un’immanenza che non è di questo mondo…o forse, meglio ancora, di questo tempo.
    Ti abbraccio, oltre a farti i complimenti.

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  3. un tormento che segue una vita complicata, tra dolore e speranza…tra male e illusione di guarigione…
    questo “bilico” che non distrugge, che non logora completamente, ma da quella luce per cercare di avanzare il più possibile in questo percorso tortuoso che è la vita..
    sono cinque strofe/immagini/sensazioni che definiscono molto bene “la sofferenza stessa”…
    cinque quadri bene precisi, di sofferenza..

    la sofferenza della paura di morie
    la sofferenza del dolore
    la sofferenza dell’attesa
    la sofferenza dell’ansia
    la sofferenza della speranza…

    e tutto in questo “bilico” che permette di avanzare, di respirare, di sperare, di aspettare…la conclusione

    testo molto profondo, molto definibile, nel lessico e nella struttura, il peso della sofferenza…
    lessico limpido, diretto, incisivo….non formale…
    interessante il titolo, che poi difinsce il movimento delle strofe e dei versi..
    questo movimento “basculante” dello stato d’animi…della sofferenza…
    BILICO…un termine molto fisico, proprio per rappresentare in modo forte questa situazione “dinamica” sinusoidale….questo termine di provenienza etimologica incerta, forse proviene dal latino (um)belicare da umbelicus “ombelico”…”punto centrale”…
    Ebbene questo “(um)belicare” intorno al punto cruciale che è “la vita”…”al diritto naturale di vivere”…
    Sempre stile originale il tuo…spontaneo…respirato.
    Versi molto ben delineati per la loro natura metrica sintattica.

    leggerti…è charme
    bacio
    Lorenzo

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