12 agosto 2008

Vorrei scomparire, dissolvermi e lasciare traccia di Donna nei sensi di chi mi ha incontrato.
Un sentore di vissuto che non abbandona il ricordo inducendo alla ricerca continua della fonte.
L’ossessione di un odore, un profumo, l’essenza perfetta.
Essere materia in movimento, questo vorrei….
E invece rimango ferma ad assorbire ogni tipo di energia senza riuscire a liberarla, a dare una via certa e sicura a questo sentire in evoluzione.
Mi confondo, vago sola tra le particelle di pensiero che si creano e non si compiono.
Cavalli imbizzarriti corrono nella notte, scalpitano e corrono ancora… tolgono il fiato, così come ero senza fiato qualche giorno fa, così come accade spesso, mi sorprendo per un niente o per tutto;
quando percepisco una vibrazione calda e poi sembra essere solo un’illusione da poco.

Ma io so quello che sento,
riconosco i segnali della carne,
so leggere nei gemiti di un corpo
non si mente con la pelle..

Allora perché battere in ritirata?
Perché trincerarsi dietro risposte vuote?
Perché promesse nulle?
Perché l’asprezza di un diniego senza convinzione?
Perché non essere leali nel bene e nel male.
– finché il destino non ci separa –

Sono un’ingenua dissociata
preparata a cadere ma non al dolore della caduta.

Dichiarare sempre la verità a chi amo, questo mi sono imposta, quel pensiero che so di poter tacere, che crea il vuoto o un profondo legame.
Gli occhi cambiano espressione, il respiro si sospende, il silenzio prende forma mentre le riflessioni si accavallano.
Ognuno prende per buona la propria visione e di fronte ad altre realtà ecco arrivare la folata di vento inaspettata che fa deviare il percorso o lo modifica quel tanto da scuotere le fibre.
La verità disturba la quiete di chi si adagia sulle proprie sicurezze rifiutando il cambiamento.
Non capisco, non comprendo e mi logoro perché la pulsione verso l’ignoto è forte e mi attrae, ma ho paura di sapere.
Ho imparato a perdere il controllo per poi riconquistarlo, mi piace ritornare a me dal caos, avevo dimenticato il significato dell’emozione, solo che adesso troppe cose si sono accumulate e sono disarmata al cospetto degli eventi.
Come una rete a maglie fitte raccolgo il peso di ciò che accade.
Mi è stato detto che non è giusta questa corsa, che non sono obbligata e che non posso attendere un cenno di libertà…
Non posso remare contro il mio istinto, non voglio… sono libera di sentire nell’anima dopo anni di silenzi e nonostante gli ostacoli non voglio spegnere la fiamma…
Disillusa, delusa, demoralizzata
Momento storico importante, di rivalutazione, di attese che non hanno un termine.
A quando le mie risposte chiare?
Mi spettano per il mio essere capricciosa e volitiva, per la mia sfacciata onestà, perchè – sono così come sono – piena di dubbi e paure, ma con la certezza di sapere ciò che posso dare, rispetto.
Intanto sono in balia di un sentimento fatuo mentre la riva predestinata si prepara ad accogliermi.
Non mi pento, non riesco a credere di aver sbagliato meta, anche se il vento è contrario.
 
12 agosto 2008
Simona Scudeller
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13 thoughts on “12 agosto 2008

  1. bello questo tuo scritto, dove la giovinezza della donna esplode nella sua esigenza di tracce, di lasciare tracce, dell’onnipotenza…è quel passo verso la maturazione, quella consapevolezza dell’essere e dell’esistere, per disegnare quadri sui fogli lasciati bianchi…è un tuo dire, lamento, sussurro, delicata confessione, della tua “insostenibile leggerezza dell’essere”

    Si è un galoppo verso e contro la propria natura di giovane istintiva e “animalesca” quella purezza che scandalizza, e che attira il “peccato”, è una sorta di dannazione, quella dannazione che passa per la carne per tornare alla carne, in un arco di sangue e di umori, a trascinare il cuore..
    Sei incredibilmente bella in questo scrivere, che si muove tra poesia e prosa, confondendo spesso quale sia l’una e quale l’altra…
    Mi ricorda una poesia di fanciullo che parlava di una rondine e della sua figlia al suo primo volo…
    Coraggio, disse sua madre
    Tuffati nel cielo
    E vola nel vento…
    Piena, intima, nuda….questa tua dichiarazione…in uno stile asciutto, elegante…ma “penetrante..
    Resto sempre sorpreso, ogni volta che leggo una cosa nuova di te..
    Un bacio
    Lorenzo

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  2. L’amore è un bel territtorio, sicuramente il più bello di tutti….
    Ma è un luogo dove non vale nessuna regola.
    E’ la forza che crea e distrugge.
    Il fuoco che sfugge al tuo controllo e divenat incendio….e ne possono restare solo le ceneri.

    Nelle tue parole ho avvertito…
    come se l’amore temesse l’amore
    ( per me a volte è così).
    Soffoca i propri sentimenti e ci rende insicuri.

    Ma quando lo si vive diventa un universo in espansione…..

    Di cuore che tu, nonostante il vento contrario, possa avere il meglio!

    Un abbraccio.

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  3. Ciao tesoro mio :))
    Credo che questa sia la decima volta che leggo questo tuo intenso, denso, Post.
    Rifletti e fai riflettere.
    Regali gemme di pensiero che fanno sobbalzare sulla sedia tanto la perfezione di un’immagine si fa stentoreo pensiero in chi lo ricalca con lo sguardo interiore.
    Dolore impotente e stupito e consapevolezza di personali percorsi tortuosi che s’annodano nella spoletta di un ideale.
    “Sono un’ingenua dissociata/ preparata a cadere ma non al dolore della caduta”.
    Oggi questa frase se permetti la faccio anche mia.
    E’ un “sentire” umanamente riconoscibile, splendido nella sua semplice verità.
    E si, sei proprio così come sei.
    Per fortuna, aggiungo…
    Il vento contrario massaggia lo sguardo, spettina emozioni ma rinforza.
    Grazie, Simo, di questo tuo regalarti prezioso ed intimo.
    Un abbraccione e mille baciotti
    Olly :*

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  4. Non sparire…perchè per qualcuno puoi essere importante anche se questo qualcuno non ha occhi che conosci…ma ha un anima che ti apprezza e vorrebbe conoscerti meglio…qui nel tuo mondo entro silenziosa e ti apprezzo e stimo…con affetto un abbraccio Sun

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  5. “Come una rete a maglie fitte raccolgo il peso di ciò che accade” mi ha rapito questa frase, ha una sonorità incantevole.
    Pieni di dubbi e di paure, sì. Non averli sarebbe come non avvertire nulla. Con la certezza di poter dare, e darsi, di poter respirare quell’aria che a lungo ci è mancata, forse ignari di quel primo vagito che libera il cuore.

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  6. Beh, sai guardarti dentro, “senti”, riesci a percepire te stessa e il mondo che ti circonda… VIVi! E questa non è cosa da poco. Al dolore nessuno è mai preparato veramente, l’importante è vivere con tutto ciò che di bello e di brutto questo comporta. Si fa una gran fatica quando dentro si ha un’enorme sensibilità, ma la sensibilità è ricchezza, un dono pesante quanto prezioso. E per quanto riguarda la verità dei sensi, il non mentire con la pelle… questo mi ha colpito in modo particolare, sai, ho scritto da poco una poesia che è proprio su questa stessa lunghezza d’onda… Ciao! *danj

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  7. Carissima Simo queste tue riflessioni cosi intense ti rendono quello che sei…ognuno possiede il suo sentire e le sue emozioni e sensazioni ed ognuno di noi nel viaggio della vita impara a conoscersi e a essere in un determinato modo che è quello che ci veste e noi dobbiamo credere in quello che siamo…io nel tuo scrivere in alcuni passaggi mi ci ritrovo e ci sto davvero bene e non so se modificherei ancora un certo tipo di pensiero…anche se mai dire mai in questa esistenza…perchè si ha sempre qualche cosa da imparare…Io leggendoti cara amica ti trovo solamente eccezionale…anche se anche tu come ogni essere umano avrai le tue imperfezioni e le tue incertezze…ti stringo al cuore grande donna…bacione Sun

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  8. Ho riletto il testo di Simona e i tre commenti: quante cose, quanti pensieri mi frullano per la testa… e per di piu’, come già dicevo, sto leggendo un testo dove fra altro si dice che “… la piu’ grande illusione che la storia dell’uomo abbia mai conosciuto è l’identificazione dell’essere umano con la propria mente.”(in realtà mi è stato dato affinché lo correggessi, ma come si fa a intervenire su un testo costruito con una sua logica: o lo si accetta o lo si respinge). Questo mi permette però di agganciarmi a una frase di Claudine, che mi pone, in quanto maschio, tra chi è guidato dal raziocinio, mentre la donna sarebbe “viscerale”. Non nego questo, ma attenuerei la rigidità del giudizio parlando di “preponderanza” (e sono sicuro che lo pensa anche Claudine, in quanto la ritengo una persona eccezionale proprio perché, se da un lato “viscerale” come pochi, d’altro canto ha sempre un controllo di quanto fa e/o dice fortemente razionale… con le lacerazioni che ciò può comportare!). Ma a che cosa servono questi discorsi? Secondo me a una cosa importantissima, e cioè a conoscerci e a tentare di riequilibrare la nostra natura, combattuta (con altre parole) tra sentimento e ragione. E cercando di tirare un po’ le fila di quanto è stato scritto vedrei l’invito di Carmen ad essere ottimisti congiunto alla riflessione di Claudine (derivata da un certo sentire di Simona) sul “rigirare il coltello nella piaga”. È vero, perché non cercare di rigirare questo benedetto coltello nei ricordi belli? Il che non significa eliminare i ricordi tristi, ma saperli guardare con serenità (ecco una parola usata spesso da Claudine: ma allora la “serenità” fa parte del “viscerale” o del “razionale”?). Mi rendo conto che i problemi sono tanti e io per primo dovrei forse lasciar sfogare maggiormente la mia parte viscerale (mentre per altri sarà il contrario). Ad ogni modo, per ricollegarmi a quanto detto all’inizio, è vero che non dobbiamo identificarci col nostro pensiero, ma allora con che cosa? Si arriva così sempre alla domanda fondamentale: “Chi siamo?” E qui, almeno per il momento, è meglio fermarsi, augurando a tutti una notte senza incubi, allietata da sogni sereni, Tiberias

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  9. Anch’io mi sono riletta un paio di volte la tua introspezione… che trovo squisita… per varie ragioni!

    Ogni incontro nella vita non è mai casuale.

    A volte è uno sprazzo d’immenso nel cielo [fulmine a ciel sereno]… che ci fa perdere la testa…
    altre la condivisione d’amicizia si perpetua nel tempo, rinsaldandosi e diventando vitale…
    altre ancora ci conduce ad unire due cammini [quel tanto che basta] per avere figli e la gioia squisita di una famiglia…
    Ciò che è difficile è il saper accettare ognuna di queste eventualità e circostanze in maniera serena…

    Tiberias suggerisce che se il nostro più grande nemico è… il pensiero… proprio questo pensiero ci tradisce il più delle volte, portandoci a distruggere ciò che creiamo.
    Certo il bisogno di certezze è in noi innato… dobbiamo avere sempre delle risposte alle nostre domande [ed a volte anche a quelle che non abbiamo il coraggio di postulare] in qualche maniera timorosi della risposta che potrebbe giungere e ferirci.

    La Donna (mi permetto di utilizzare un termine generico poiché penso che sono pochissime le eccezioni), è di natura sensibile. Ne ho conosciute pochissime che si dicevano “immuni” all’amore e quindi esonerate dall’evenienza che un uomo avrebbe potuto farle soffrire.

    Nella tua chiara esposizione, che come sagacemente sottolinea Carmen, induce il lettore ad un introspezione attenta – precisa e puntuale, evinci la domanda cruciale: perché non affrontare la realtà?

    No, non sei un’ingenua dissociata… ben lungi dall’esserlo… sei solo una donna sensibile…
    ed il trucco per non soffrire troppo è nel saper “cadere in piedi” – un po’ come fanno i miei gatti 😉

    Tiberias è maschio e come tale non rapporta al sentimento viscerale, ma al pensiero “razionale”…

    Certo può giocare un ruolo preponderante la spontaneità o l’artificiosità dell’Essere… e giustamente lo affermi “ognuno prende per buona la propria visione”. Ogni nostra proiezione mentale è unica, soggettiva, legata al nostro passato [karmico] ma anche alle esperienze vissute.
    Col passare degli anni, le esperienze si moltiplicano e presto o tardi dobbiamo consapevolmente fare “le somme”.
    Tendenziosamente ci ricordiamo unicamente delle esperienze negative che ci hanno marcato a fuoco… Quindi il dolore riemerge con forza, rigirando nelle ferite ancora sanguinanti il suo coltello affilatissimo.

    Sagacemente parli di energia che diventa in te statica, che assorbi senza riuscire a lasciar fluire…
    Forse la persona (le persone) che hanno segnato la tua esistenza non erano meritevoli… forse ancora lo erano ma hanno esaurito il loro “ruolo” seguendo con te unicamente un breve percorso…
    Simona… nulla può essere forzato, provocato con violenza, imposto o reclamato…
    Tutto è come l’acqua… scorre… panta rei… cerco di esprimerlo di getto nel mio penultimo post… perché è così che lo percepisco.

    E nella Vita, confluisce la morte metafisica di questo involucro [come direbbe Carmen: contenitore]…
    Tutto ha una ragione esogena a quelle che sono le nostre aspettative, ma ancora, non ci sarebbe ragione se non ci fossero “aspettative e sogni” che giorno dopo giorno ci conducono e trascinano in questo vortice chiamato Vita!
    Un abbraccio :-)claudine

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  10. Ti ho riletta piu’ volte; volevo cercare, tra queste “particelle di pensieri” quale fosse il “pensiero completo”, un sentire, un anelito che guida il tutto… Non è facile, azzardo: mi ha colpito la “via certa e sicura” e poi ancora, quasi una implorazione “a quando le mie risposte chiare?”. È un testo che mette bene in luce una delle nostre piu’ profonde contraddizioni, o meglio, il nostro bisogno di certezze, quando ci rendiamo conto che il nostro vivere, il nostro sentire è tutto spezzettato, viviamo di brandelli che vorremmo riuscire a ricomporre in qualcosa di coerente e unito. Ma forse questo è impossibile, tale è la nostra condizione. Pensa che proprio ieri leggevo un testo dove si dice che il nostro piu’ grande nemico è… il pensiero! Non sono d’accordo, anche nella condizione accennata sopra, non tutto è perduto quando si riesce a lasciare una traccia, che è un profumo, un sentore di un’anima, qualcosa che ci fa capire che non siamo soli. Per questo ti ringrazio e tornerò a rileggerti, Tiberias.

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  11. Riflessioni come questa (che non occorrono di punteggiatura, risultando una sorta di flusso di coscienza alla Joyce) inducono ad un’introspezione attenta, precisa e puntuale, alla stregua del vaglio critico che hai operando, scrivendo e descrivendoti…un monologo doloroso,ma foriero di ambizioni non comuni, non usuali…men che meno banali. Domande sul significato di noi, circoscritti in un ambiente che sentiamo ostile e così diverso dal nostro sentire, sono le stesse domande che mi pongo anch’io…destinate a rimanere senza risposta, forse perchè è dentro di noi che non riusciamo a trovarle…ottimismo, Simona…è l’unica medicina, fidati…altrimenti, io, prima di te, avrei dovuto soccombere.

    Un abbraccio e la stima di sempre.

    Carmen

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