a ripetizione di vita con i bambini

Se si ha un minimo di consapevolezza di quanto un bambino possa soffrire quando non capisce cosa gli sta accadendo, non sì può fare a meno di assorbirne il dolore.

E’ una considerazione che da tempo mi trapana il cervello. Noi grandi, adulti o pseudo tali, abbiamo la consapevolezza dei fatti e gli strumenti per elaborare i fenomeni che via via si succedono nella nostra esistenza, ma i bambini no, a loro servono spiegazioni semplici e lineari. Sono piccoli umani in continua evoluzione e necessitano d’istruzioni facili da comprendere per acquisire, appunto, quegli strumenti. C’è da codificare, decodificare e apprendere un’infinità di informazioni che i pargoli divorano come belve affamate. Sta a noi, ex bambini, a dover mettere sul tavolo ogni portata e mangiare con loro, anche quando il boccone da ingoiare è talmente amaro da procurarci il vomito.
Già, perché il dolore di un bimbo, che sia emotivo o fisico, ti stritola il cuore e l’anima.
Non c’è via di scampo.
Noi “grandi”, paradossalmente, siamo totalmente impreparati ad affrontare i nostri cuccioli sofferenti, forse dimentichi di quella semplicità che ci permetteva, allora, di comprendere un po’ come funzionavano i fatti “della vita”. E forse, tutti quegli strumenti ci hanno obnubilato la coscienza delle emozioni e quindi bisogna fare un passo indietro, prendere l’essenziale delle cose, proprio come fanno loro.
A quel punto, se si ha consapevolezza del loro dolore, si può tornare fanciulli e “spiegarsi” vicendevolmente, avere un po’ meno paura…

Avere a che fare con i bambini è una ripetizione di lezioni dimenticate.

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7 pensieri riguardo “a ripetizione di vita con i bambini

  1. il mondo si è evoluto per millenni seguendo la logica dell’istinto, gli umani dei tempi andati, descolarizzati e imprigionati a vita in habitat fatti casa, sono riusciti a progredire e crescere proprio grazie a sistemi formativi/educativi mutuati dalla natura e dal mondo animale. Nell’era moderna, troppo moderna, impera una pedagogia new age che fa acqua da tutte le parti. Una mamma interpreta e decodifica il pianto del proprio bambino senza nessun supporto oltre alle sinapsi madre/figlio.

    complimenti per il blog

    TADS

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      1. io avevo chiesto aiuto alla psicologa della materna e mi ha detto che più delle parole servono le azioni. quelle rimangono impresse. Così, su suo suggerimento, abbiamo fatto un disegno insieme e l’abbiamo legato ad un palloncino che abbiamo lasciato andare in cielo. Il messaggio era proprio quello di “lasciare andare”. Se ciò che ho fatto ha funzionato lo saprò solamente quando sarà adulta 🙂

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