La grande bellezza… di essere politicamente scorretti

Ho visto “La grande bellezza” conoscendo i lavori di Sorrentino, incentivata anche, e soprattutto, dall’amore viscerale che provo per Roma.
Ne sono rimasta immediatamente ipnotizzata.
La cura delle immagini, l’eleganza della presentazione di una città quasi deserta, inimmaginabile e surreale, mi hanno condotto per quelle strade a me familiari, in un mistico silenzio, quasi in esplorazione del pensiero.
Adoro Toni Servillo, impeccabile in ogni suo ruolo, così come lo è stato nel personaggio di Jep. Ruolo particolare, apparentemente schiacciato dal vortice della dissolutezza. Jep è il traghettatore, si districa tra diversi piani di narrazione, accompagnandoci -nei luoghi non luoghi- dell’animo umano. Presenta il vuoto forse di certe decadenze intellettuali o ancora il disincanto di una società alla perenne ricerca di un sogno a cui aggrapparsi.
Ripropongo la riflessione/analisi di TADS, perché rispecchia molto il mio pensiero in merito al film, e lo ringrazio per avermi concesso di ospitare il suo post qua, tra i miei pensieri.

angolo del pensiero sparso

La-grande-bellezza

Quando sul volto di Paolo Sorrentino, nei servizi tv post-premiazione, ho colto il ghigno perfido tipico di chi è riuscito nella storica, memorabile impresa di gabbare il sistema, ho deciso di vedere “La grande bellezza”, non l’avesse trasmesso “Canale 5” sarei andato a cercarmi il DVD. Questo film mette in evidenza, più di ogni altro, quanto i critici cinematografici siano incompetenti e/o asserviti alle logiche mediatiche e alla tasca di “Pantalone”. Il regista Partenopeo scala l’olimpo cinematografico portando sullo schermo la messa al muro del pensiero “politically correct”. Vado ad argomentare, senza meno, i punti chiave che supportano il mio dire:

1)      Nonostante i gay siano componente fissa, immancabile, della Roma festaiola, Sorrentino li ignora, li taglia clamorosamente fuori, come non esistessero. Fa specie che le associazioni “omo” più integraliste non abbiano parlato di “omofobia” e nemmeno di “discriminazione sessuale” artistica.

2)      Il film riversa una quantità industriale di letame…

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2 pensieri riguardo “La grande bellezza… di essere politicamente scorretti

  1. ciao Simona,
    provo a chiarirti, come promesso, il mio punto di vista sulla NON introspezione dei personaggi di Sorrentino in oggetto.
    Su questo fronte esiste certamente un grande divario con Fellini, come scrivo nel post, entrando nello specifico direi che l’evidenziazione della interiorità mal si sposa con la superficialità volutamente marcata dal Napoletano. Lo stesso Jep è una figura psicologicamente ambigua, non si capisce, ad esempio, se il suo pianto al funerale di un ragazzo suicida (da lui stesso definito evento mondano per eccellenza) sia sincero o meno. La scena finale è tremenda, lui torna sul luogo galeotto dove ha perso la verginità con una ragazza, anche lei morta, che lo ha amato per tutta la vita, non versa lacrime, no, sorride congratulandosi con se stesso per aver trovato ispirazione per un nuovo libro. Alla fine è forse il più vuoto di tutti. Comunque non è affatto facile inchiodare il pubblico allo schermo proponendo personaggi di questo tipo.

    TADS

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    1. PERDONA L’ASSENZA ED IL RITARDO.
      Grazie di nuovo per avermi prestato la tua riflessione.
      Vedi, il bello e la genialità di questo film è la libera interpretazione che lascia allo spettatore. Mi ripeto, ma per me è un capolavoro in ogni sua parte. Mi ha dato emozione nelle immagini e la condivisione di un certo tipo di pensiero. Me ne sono innamorata e ammetto che, per assurdo, avrei accompagnato volentieri Jep nelle sue passeggiate ascoltando le sue “folli” divagazioni.
      Purtroppo non siamo abituati ad una tipologia di personaggi, per di più costruiti sulle “nefandezze” umane che nessuno vuole vedere e forse, sì, è tremendo quando torna e sorride per la sua ritrovata ispirazione, ma per me torna e ritrova quello che nel suo ricordo è l’amore.
      Visioni diverse, come vedi…
      Simo

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