– abito stretto –

“Quando hai la consapevolezza di aver ferito una persona cara per aver espresso il tuo pensiero, una miriade di sensazioni ti assalgono. Ripensi a tutte quelle volte in cui tu eri dall’altra parte della barricata e venivi bombardato da frasi che al momento sembravano lame affilate, senza riuscire a vedere con chiarezza il contesto.
Sai di non aver potuto fare altrimenti e ti rendi conto di quanto la tua esperienza ti abbia modellato.
A distanza di tempo capisci e passi oltre. Comprendi l’essenziale e fai tesoro degli insegnamenti ricevuti.
Acquisisci la capacità di dare un valore agli eventi rispettando la tua parte sensibile, rinunciando ad alcune guerre per mancanza di energie o prospettive.
E vai avanti, senza appello, procedi portandoti il tuo bagaglio.
Poi accade che un giorno ti soffermi, respiri e vivi anche delle vite degli altri, aprendo le porte al mondo. Ma non tutte le persone che incontri vedono, con la tua stessa chiarezza, la materia di cui sei fatto e inevitabilmente qualcuno si fa male.
Con questa consapevolezza iniziano le battaglie interiori per evitare il peggio.
Non c’è scampo”

Ed io ho perso quelle battaglie, perché mai avrei voluto vestire l’abito del boia.

Simona Scudeller

Foto2198

 

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2 thoughts on “– abito stretto –

  1. Non credo che in queste battaglie ci sia qualcuno che vince. Se si combattono, c’è una ragione. E penso sia più utile ricercare la ragione del perché si sono dispiegate le truppe sul campo di battaglia, piuttosto che andare a verificare chi ha più morti e feriti nel proprio campo, o chi si è ritirato, o chi ha conquistato terreno.
    Se sei stata boia, qualcuno ha fatto in modo che tu lo fossi. A meno che tu non ne abbia la vocazione.
    Bada bene, non sto dicendo di lavarti la coscienza o di sollevarti da qualsivoglia responsabilità. Dico semplicemente che tu hai delle responsabilità, ma non sono le sole. Altri ne hanno. Pari alle tue, e forse superiori. Questo non è necessariamente consolatorio, ma aiuta a porre gli eventi in una prospettiva più ampia, dove le cose assumono un significato che, se si rimane concentrati su un micro-punto, forse non risulta nitido.

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    1. Vedi Max, proprio perché non sono avvezza al ferimento nasce questa mia riflessione. Aver consapevolezza di una certa situazione o comunque delle conseguenze, non dico sia premeditazione, ma sicuramente ti mette su un piano diverso rispetto all’interlocutore. Mi crea un profondo disagio sapere di aver ferito una persona a me molto cara. Mi dispiace considerando il contesto nella sua complessità. Come, peraltro, sono consapevole di non poter prescindere da me. Non vorrei essere diversa, sia chiaro! Ho solo coscienza delle reazioni altrui rispetto al mio essere, come dire, cartavetrosa.

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