Desideri dismessi

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“Sono giorni un po’ particolari, ma forse esagero, perché alla fine, come dice la mia ritrovata amica – ci penso troppo —
Rimane il fatto che devo smettere di desiderare con ardore e veemenza ( non sessualmente, almeno questo me lo posso ancora concedere, tanto cambia poco ), io voglio non volere! Eh già, basta guardare oltre, ne ho le palle piene di assaporare il tepore di un sogno da un ricordo mai vissuto.
Sistematicamente accade che, per quella cazzo di congiunzione astrale avversa, io aneli a qualcosa talmente tanto da rendermi quasi felice solo a pensarla e poi?
E poi un paio di.. campanacci da bovino mi riportano, anzi mi scaraventano, al punto di partenza.
Vuoto, dispersione, rassegnazione.
Se si trattasse di lottare tra la vita e la morte, non mi porrei il problema, andrei dritta come un treno. Ho le spalle grosse, io, e nei drammi me la cavo.
Quando si tratta di saziare l’anima mia, pecco, vacillo.
Sembra una paturnia da pre mestruo ( e ci sta tutto ) ma sento addosso quella brutta sensazione delle speranze prive di senso.
Ergo.
Io voglio smettere di desiderare qualsiasi cosa!
( Psicologia inversa )

Devo solo riuscire a capire come si fermano le lacrime per un desiderio dissolto; supplire al mancato abbraccio di un amico lontano; trovare la forza di ricominciare ogni mattina senza sentire quel peso sul cuore; far smettere di sanguinare l’anima smaniosa. Dismettere ogni volontà per non sentire ancora sete. ”

CN 30

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6 thoughts on “Desideri dismessi

  1. Che cosa strana è il desiderare. Sembra un bisogno fisico come il bere, mangiare, far l’amore o dormire, ma la testa ti dice: “non lo è, puoi star senza, alla lunga anche il ricordo non farà più danni”.
    Che strana è la testa quando dice così, sembra non capire che il bisogno è una cosa fisica, come un ago sulla pelle, un suono nelle orecchie.
    che cosa strana sentirsi in conflitto così.
    Se può essere consolante (e non lo è) siamo tutti un po’ scollati tra ciò che c’è e quel che vorremmo, per poi scoprire che siamo tutti, più o meno, vasi bucati che non saranno mai colmi.
    per quel che serve un virtuale abbraccio
    Ciao Musa

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    1. Il desiderio spesso viene confuso col bisogno. In questo caso è conseguenza di un bisogno alimentato nel luogo più intimo dell’uomo, l’anima e anche Lei ha fame!
      Bella l’immagine dei vasi bucati, molto poetica e calzante. Forse è la prima volta che leggo qualcosa di tuo in termini personali. Sono orgogliosa di te….

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  2. E ora io cosa dovrei dire? No Seriamente Simona, mi hai lasciata senza parole, e francamente come sai ce ne vuole. Io come si faccia non lo so e non sapevo neppure in che casseti collocare una buona manciata di inquietudini, tu ha smistato con queste righe sensazioni senza nome. E ora che so tutto questo, però, non so cosa dire. Ti prego, se capisci come fammi un cenno. Ti abbraccio, un po’ scossa.

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    1. Bella di zia tua!!! Partiamo da un presupposto inopinabile SIAMO DONNE, geneticamente inquiete e portatrici ( quasi sane ) di paturnie. Se sapessi dare un nome, uno solo, a quello che abbiamo dentro, giuro, lo comunicherei al mondo intero. Ho vomitato la stanchezza per tutto quello che non va come vorrei e la soluzione sarebbe smettere di guardare ai sogni. Io lo so che tu mi capisci…
      Come fare? Non è dato sapere al momento.. ancora spero nel “verso giusto delle cose”.
      Mi prendo tutto l’abbraccio ( anche se scosso, ma stasera mi ci vuole ) e ricambio con uno forte forte!!!

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