Prendiamone atto

“Non è semplice guardare la propria immagine nello specchio e leggere, nascosto tra le linee del tempo, quello che la natura ha lasciato in dote. In mezzo a tanti buoni presupposti, sotto strati di qualità più o meno acquisite, si cela la sostanza vitale dell’ego. Nel fondo degli occhi, dietro ai paraventi dell’equilibrio, si annida prepotente l’essenza vera, articolata e complessa, oserei dire sfacciata nella sua nitida nudità. Si mostra orgogliosa e apparentemente inerte. Genera dubbio e desiderio, tra pulsioni ancestrali e tensione sensoriale. Una provocazione continua e ritmata da tempistiche casuali.

Quanto oscuro è il peccato nell’assecondare un istinto?
Me lo chiedo da tempo specialmente quando faccio i conti con me stessa. Invece di reprimere un’azione, la utilizzo, spingo fino al limite, ricerco intenzionalmente una reazione. Sfrutto l’intuizione di uno sguardo, nei silenzi e tra le parole, voglio il contatto della carne, contrarre l’emozione affinché permanga come sedimento. Un’inquietudine anomala e ambigua ad alto rischio, dove illusione e disincanto si intersecano nella spasmodica ricerca del piacere originando dolore, o viceversa, lo spasimo di una debolezza si trasforma in godimento.

Riconoscere un’affinità pone un dilemma lacerante:
– soddisfare la tempesta o assaporarne l’idea ? –

Io ho la risposta. nell’inferno che brucia sotto pelle.

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