Istinto cieco

Infiniti volti vaghi
vestono sorrisi
di simulacri tristi

Dove il dolore vive
luce non tocca anima

È un cammino selvaggio
da percorrere alla cieca
coll’istinto del mare in burrasca

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arthurmeehan.com/

Lunedì 7 marzo 2016 Simona Scudeller

Gennaio e non vado via, resto

– Un passo alla volta mi basta –

M. Gandhi

( Oggi il lunedì è un po’ più corposo. Oltre al consueto appuntamento con la poesia di getto ho voluto inserire parte di un pensiero strutturato e molto intimo )

 

Il mese finisce con una di quelle giornate da piumone, libro, tanti pensieri che si accavallano imbizzarriti e agitati dal libeccio di oggi.
Non è freddo, c’è uggia.
In un momento di calo fisico ecco che riemergono emozioni e sensazioni spesso silenziate dalla quotidianità o dalla volontà di tenerle a bada, giusto il tempo di riprendere fiato. Ogni tanto arranco.

Gennaio finisce come è iniziato. Con un’ondata continua di lacrime carica e densa, senza via di scampo. Basta veramente un’inezia per innescarla, un solo sorriso percepito al telefono ed il mio viso subito si riga del nettare salato dell’anima. Oppure una parola ascoltata che porta il seme di una verità non ancora svelata. Così mi trovo sempre molto vulnerabile e col fianco scoperto. Non sorpresa, ma semplicemente meno preparata di quanto voglia o possa volere.

Sabato col maestro di tango ho mollato gli ormeggi ed è stata –tempesta-.
– Un passo alla volta, mi basta – anche se ad ogni passo inciampo e rischio la catarsi dei sentimenti.
Un azzardo dopo l’altro, direi.

Ho scelto nella prima notte di questo anno di voler essere – presenza – e di desiderare la presenza di chi rende migliore il mio tempo e me.
In preda ad un pianto compulsivo e liberatorio ho chiesto a me stessa di non rinunciare alla natura di confidente. Una natura di silenzi e segreti, spesso intrisa di solitudini sommesse ed educate.
Non rinunciare al piacere delle emozioni e alla bellezza di riceverle.
Come in tante altre notti in cui ho messo un gancio alla vita; notti in cui la vita stessa mi ha ordinato di vivere.

Mi sono ripromessa di non voltare le spalle a chi, forse, ha visto troppe schiene allontanarsi. Ed io so che basta poco per non lasciare il senso di vuoto in petto; basta un abbraccio per respirarsi i pensieri; basta salutarsi con il cuore in mano per siglare il ricordo e non lasciare una pagina bianca.
Basta un gesto sincero e, anche se la vita porta distanza, l’infinito è in ogni caso inciso nell’anima.
Quindi ho deciso che resto e mi esprimo quando ne sento il bisogno e ho voglia nonostante il rischio di perdere.
Spiegarlo non è semplicissimo, soprattutto perché non riesco a – dirlo in chiaro– che non me ne vado e resto. Lo faccio.

Ho poche certezze in questo momento e tra queste c’è la consapevolezza di aver scelto determinate persone riconoscendole innanzitutto attraverso la pelle e dopo con le parole. La certezza di meritare la fiducia e la confidenza, di meritare Lealtà.
Il convincimento, forse illusorio, di essere in grado di sostenere e accompagnare chi amo fino all’ultimo respiro. E, mio malgrado – lo sento- se mi vengono a mancare queste condizioni, procurandomi un certo disagio.

Adesso scelgo di non fuggire, rilancio e alzo la posta, esponendo il valore della mia vicinanza ed il coraggio di determinate scelte. A volte sembra ostinazione; invasione di quegli spazi che io stessa custodisco gelosamente, ma che se riempiti con leggerezza ti fanno sentire il calore di un carezza o il sapore di un bacio chiudendo gli occhi.

Fosse solo per un sorriso, vale la pena e la gioia condividere il tempo con qualcuno d’importante.
Chi ha scelto me, mi ha donato la propria esistenza e merita ascolto.

Ed ecco l’appuntamento galante con la poesia

Non vado, resto

Leggera e distante

io resto lontana
affinché tu non veda
ma senta soltanto
la guida incorporea
di un bene assoluto
privo di colpa

Un affetto profondo
lavato dal vento
aria tersa di mare
d’inverno col sole

Non vado
rimango al tuo fianco
anche quando tu sai
d’esser solo a morire
in cima alla vetta
respira più forte
quel cielo di notte

Io sono lì
al cambio di luce
sulla soglia di domani
che non muta sostanza

Simona Scudeller 01 febbraio 2016

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Lettera della principessa solitaria

22 giugno 2007 ( ero una bambina e piango come allora )

In questo spazio non c’è Caronte
a traghettare i tuoi sospiri
Nessun compagno
che riviva i giorni duri

Condividi col tuo ego
i trascorsi ormai lontani
perdi anche quegli sguardi
che dei porti erano fari

Sei un lupo solitario
che di notte
nei suoi inverni
si ritrova a rimembrare
ere in cui sapeva amare.

Senti il vento sul tuo manto
dove lacrime di luna
eran graffi sulla pelle
trofei di caccia buona

Ora riposi nel tuo buio
dove ieri eri seduto
quando stanco ed arrabbiato
hai chiuso fuori il tuo passato

La principessa solitaria
dal suo scrigno ti ha inviato
una lettera incantata
e nell’aria l’ha diffusa

Non attende una risposta
solo in sogno lei si spoglia

Prova ancora il suo abbraccio
getta via quell’armatura
non pensare alla bieca strategia

Ci son regine che da te voglion l’onore
altre invece mirano al potere
alcune poi
solo un letto ove giacere

Torna ad essere quel Re
dei regni paralleli
imparziale predatore
di anime infedeli

 

 

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Jules Joseph – a reclining nude

 

Scrivo dell’altra me

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Ogni riflesso tra le rughe
dice storie che il pudore
rigido maestro
non lascia passare

Quei fili di stupore
gioielli di inattesi bagliori
definiscono il dolore
che veglia dietro l’iride

[Scrivo a te
anche quando quel nome
non è il tuo]

E le parole sono lì
in punta di respiro
pronte a prendere vita
increspate di sale

Soffocate dalla paura
restano mute
sfuggendo ad ogni controllo
a rivendicare il diritto d’esistenza

[Ci sei tu con me
anima mia
in me esisti
e della tua vita
io scrivo]

Estemporanea del lunedì
14 dicembre 2015 Simona Scudeller

Abbastanza

Non è l’amore che manca
vive intorno anche quando
il petto si frantuma di dolore

Non è il fiato che si rompe
quando oltrepasso la fatica
sulla linea dell’illusione

No, non è la vita che avanza
affamata di desiderio e sangue
lei procede in me.

Per tutti i cieli da esplorare
mari in cui annegare
per tutte quelle notti che ho voglia di amare
non basto io

E il tempo non è mai abbastanza
per bastarmi e morire

7 dicembre 2015 senza orpelli

( Appuntamento del lunedì. Poesie del momento )

Immagine di Stefano Davidson

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19 marzo

Nascevi sul filo di un pensiero
senza aver domandato di esistere
e tra le lacrime ti ho perso.

Ho pregato che lassù
un’anima più grande
crescesse in te l’infinito.

Ho supplicato il cielo
urlato agli angeli
che ti cullassero lievi
per non farti sentire solo
per non lasciare a te
il peso di questo dolore.

Sei andato in un giorno di marzo
quando intorno il sole splendeva
e sei ancora luce
nel buio di ogni ricordo

Simona Scudeller 30 novembre 2015
( scritta al volo per il suo volo spiccato tanti anni fa )

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Paradosso Donna

” Ci sono Donne col gene mutato, le stesse che si sorprendono a tratti e comunque provano da sole ad affrontare i sogni.
Donne dallo sguardo perso nell’orizzonte infinito dove ancora cercano l’incastro perfetto. Sono quelle che tornano sempre, odiano gli addii, amano poche persone e solo attraverso se stesse.
Amano in eterno.
Anche quando l’eterno si veste di oblio.
La loro accoglienza lenisce e riscalda, avvolge ma non salva. Perché non c’è salvezza tra le braccia di chi vive di silenzi. Ci sono, però, consapevolezze e vuoti da esplorare e nel muto ascolto della vita le Parole hanno significato.
Per questo rifiutano l’abuso dell’amore. Rinnegano l’idea del “bisogno” e attendono l’onda giusta da cui farsi travolgere. Perdono spesso occasioni di ristoro. Poco importa al quadro d’insieme.
Ogni sorriso ricevuto nella leggerezza di un incontro è brace vitale.
In ogni notte condivisa si ravviva la spensieratezza di bambina.
Perché fermarsi prima dell’oltre?
Procedono. Lacrime e risate in un unico corpo dolorante e appagato.
Paradosso di vite infrante.
Ci sono Donne rattoppate, ragazze interrotte che respirano l’alba a pieni polmoni con gli occhi pieni di luce.
Carnefici in apparenza o forse vittime del loro stesso vagare.
Sono esseri immensi capaci di giocarsi l’anima per non tradire la fiducia riposta in quel folle equilibrio che le governa.
Quelle Donne lì, sentono e vestono d’onore il peso delle proprie scelte.”
Simona Scudeller

Pensiero essenziale

” Sono composta d’aria. Mentre gli altri passano oltre, io mi soffermo e respiro. A volte resto nel dubbio, sosto in un porto sconosciuto, altre invece navigo sulle notti vuote abbracciata alle correnti.
Ci sono luoghi in cui lascio ogni volontà a favore di un destino che, spesso, guarda distratto verso chissà quale direzione. Allora bevo le mie lacrime sempre, comunque e nonostante tutto per non disperdere essenza vitale.
Ci cono strade che mi guidano attraverso l’istinto della follia e mi perdo leggera, viva.
Torno aria, ogni volta rannicchiata al mio stesso ventre.
Respiro, sento, sono parte dell’universo.”

Lucida follia

Un ossimoro a cui sono strettamente legata.
Riflesso di percorsi inattesi che, forse, non sono sempre stati buoni e giusti.
Per gli altri dico, loro, buoni e giusti!
Mi ci sento proprio bene in questa pelle, sì, nonostante il basso profilo ed i periodi intrisi di grigio e polvere di vetro; nonostante i pugni nello stomaco, induzioni di regole precotte.
Già, incasso e rifletto. Mi fermo, assorbo il giudizio di chi non vede con i miei occhi il bello di una sfumatura che rende meno folle, appunto, il destino.
E comprendo i motivi, le solitudini, le barricate. Comprendo il rifiuto e la fascinazione.
Non chiedo più di quanto sia necessario ad alimentare la fiamma delle emozioni.

– va bene così –

Sono certa che quel briciolo di lucida follia mi sia compagna e fedele amica dall’origine di – me -. Una delle chiavi delle roccaforti solitarie avvistate sul mare.
Passo dopo passo, serena e leggera ( quando riesco ) per dirmi che, comunque vada, sono ( abbastanza ) cosciente in quello che faccio, pur vivendo di dettagli e attimi rubati che mi appartengono senza riserve.
Sorrido, quando la comprensione va oltre le parole, quando basta sentire e si procede, un piede dopo l’altro, trovando sempre un rifugio in ogni notte sospesa, senza chiedersi cosa avrà in serbo l’alba.

«Le persone a volte
dimenticano se stesse.
Io non mi ritrovo mai,
torno da sola.
E succede
oltre ogni aspettativa
ancora presente
Io »

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