Quello che non si dice di me

JK SFS

Foto Jeff Hobson 

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Inerzia

Non ho tempo oggi
manca l’aria ai sogni
non mi basta per vivere
questa notte argentata

Ho riempito d’inerzia
le ore del giorno
e rimango a guardarmi
priva di sensi

Se ne va il tempo
attraversa il respiro
si porta via i desideri
e lascia di sé l’infinito

Simona Scudeller lunedì 21 marzo 2016

MIHÁLY ZICHY

Istinto cieco

Infiniti volti vaghi
vestono sorrisi
di simulacri tristi

Dove il dolore vive
luce non tocca anima

È un cammino selvaggio
da percorrere alla cieca
coll’istinto del mare in burrasca

arthur-meehan-
arthurmeehan.com/

Lunedì 7 marzo 2016 Simona Scudeller

Gennaio e non vado via, resto

– Un passo alla volta mi basta –

M. Gandhi

( Oggi il lunedì è un po’ più corposo. Oltre al consueto appuntamento con la poesia di getto ho voluto inserire parte di un pensiero strutturato e molto intimo )

 

Il mese finisce con una di quelle giornate da piumone, libro, tanti pensieri che si accavallano imbizzarriti e agitati dal libeccio di oggi.
Non è freddo, c’è uggia.
In un momento di calo fisico ecco che riemergono emozioni e sensazioni spesso silenziate dalla quotidianità o dalla volontà di tenerle a bada, giusto il tempo di riprendere fiato. Ogni tanto arranco.

Gennaio finisce come è iniziato. Con un’ondata continua di lacrime carica e densa, senza via di scampo. Basta veramente un’inezia per innescarla, un solo sorriso percepito al telefono ed il mio viso subito si riga del nettare salato dell’anima. Oppure una parola ascoltata che porta il seme di una verità non ancora svelata. Così mi trovo sempre molto vulnerabile e col fianco scoperto. Non sorpresa, ma semplicemente meno preparata di quanto voglia o possa volere.

Sabato col maestro di tango ho mollato gli ormeggi ed è stata –tempesta-.
– Un passo alla volta, mi basta – anche se ad ogni passo inciampo e rischio la catarsi dei sentimenti.
Un azzardo dopo l’altro, direi.

Ho scelto nella prima notte di questo anno di voler essere – presenza – e di desiderare la presenza di chi rende migliore il mio tempo e me.
In preda ad un pianto compulsivo e liberatorio ho chiesto a me stessa di non rinunciare alla natura di confidente. Una natura di silenzi e segreti, spesso intrisa di solitudini sommesse ed educate.
Non rinunciare al piacere delle emozioni e alla bellezza di riceverle.
Come in tante altre notti in cui ho messo un gancio alla vita; notti in cui la vita stessa mi ha ordinato di vivere.

Mi sono ripromessa di non voltare le spalle a chi, forse, ha visto troppe schiene allontanarsi. Ed io so che basta poco per non lasciare il senso di vuoto in petto; basta un abbraccio per respirarsi i pensieri; basta salutarsi con il cuore in mano per siglare il ricordo e non lasciare una pagina bianca.
Basta un gesto sincero e, anche se la vita porta distanza, l’infinito è in ogni caso inciso nell’anima.
Quindi ho deciso che resto e mi esprimo quando ne sento il bisogno e ho voglia nonostante il rischio di perdere.
Spiegarlo non è semplicissimo, soprattutto perché non riesco a – dirlo in chiaro– che non me ne vado e resto. Lo faccio.

Ho poche certezze in questo momento e tra queste c’è la consapevolezza di aver scelto determinate persone riconoscendole innanzitutto attraverso la pelle e dopo con le parole. La certezza di meritare la fiducia e la confidenza, di meritare Lealtà.
Il convincimento, forse illusorio, di essere in grado di sostenere e accompagnare chi amo fino all’ultimo respiro. E, mio malgrado – lo sento- se mi vengono a mancare queste condizioni, procurandomi un certo disagio.

Adesso scelgo di non fuggire, rilancio e alzo la posta, esponendo il valore della mia vicinanza ed il coraggio di determinate scelte. A volte sembra ostinazione; invasione di quegli spazi che io stessa custodisco gelosamente, ma che se riempiti con leggerezza ti fanno sentire il calore di un carezza o il sapore di un bacio chiudendo gli occhi.

Fosse solo per un sorriso, vale la pena e la gioia condividere il tempo con qualcuno d’importante.
Chi ha scelto me, mi ha donato la propria esistenza e merita ascolto.

Ed ecco l’appuntamento galante con la poesia

Non vado, resto

Leggera e distante

io resto lontana
affinché tu non veda
ma senta soltanto
la guida incorporea
di un bene assoluto
privo di colpa

Un affetto profondo
lavato dal vento
aria tersa di mare
d’inverno col sole

Non vado
rimango al tuo fianco
anche quando tu sai
d’esser solo a morire
in cima alla vetta
respira più forte
quel cielo di notte

Io sono lì
al cambio di luce
sulla soglia di domani
che non muta sostanza

Simona Scudeller 01 febbraio 2016

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Abbastanza

Non è l’amore che manca
vive intorno anche quando
il petto si frantuma di dolore

Non è il fiato che si rompe
quando oltrepasso la fatica
sulla linea dell’illusione

No, non è la vita che avanza
affamata di desiderio e sangue
lei procede in me.

Per tutti i cieli da esplorare
mari in cui annegare
per tutte quelle notti che ho voglia di amare
non basto io

E il tempo non è mai abbastanza
per bastarmi e morire

7 dicembre 2015 senza orpelli

( Appuntamento del lunedì. Poesie del momento )

Immagine di Stefano Davidson

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Paradosso Donna

” Ci sono Donne col gene mutato, le stesse che si sorprendono a tratti e comunque provano da sole ad affrontare i sogni.
Donne dallo sguardo perso nell’orizzonte infinito dove ancora cercano l’incastro perfetto. Sono quelle che tornano sempre, odiano gli addii, amano poche persone e solo attraverso se stesse.
Amano in eterno.
Anche quando l’eterno si veste di oblio.
La loro accoglienza lenisce e riscalda, avvolge ma non salva. Perché non c’è salvezza tra le braccia di chi vive di silenzi. Ci sono, però, consapevolezze e vuoti da esplorare e nel muto ascolto della vita le Parole hanno significato.
Per questo rifiutano l’abuso dell’amore. Rinnegano l’idea del “bisogno” e attendono l’onda giusta da cui farsi travolgere. Perdono spesso occasioni di ristoro. Poco importa al quadro d’insieme.
Ogni sorriso ricevuto nella leggerezza di un incontro è brace vitale.
In ogni notte condivisa si ravviva la spensieratezza di bambina.
Perché fermarsi prima dell’oltre?
Procedono. Lacrime e risate in un unico corpo dolorante e appagato.
Paradosso di vite infrante.
Ci sono Donne rattoppate, ragazze interrotte che respirano l’alba a pieni polmoni con gli occhi pieni di luce.
Carnefici in apparenza o forse vittime del loro stesso vagare.
Sono esseri immensi capaci di giocarsi l’anima per non tradire la fiducia riposta in quel folle equilibrio che le governa.
Quelle Donne lì, sentono e vestono d’onore il peso delle proprie scelte.”
Simona Scudeller

Pensiero essenziale

” Sono composta d’aria. Mentre gli altri passano oltre, io mi soffermo e respiro. A volte resto nel dubbio, sosto in un porto sconosciuto, altre invece navigo sulle notti vuote abbracciata alle correnti.
Ci sono luoghi in cui lascio ogni volontà a favore di un destino che, spesso, guarda distratto verso chissà quale direzione. Allora bevo le mie lacrime sempre, comunque e nonostante tutto per non disperdere essenza vitale.
Ci cono strade che mi guidano attraverso l’istinto della follia e mi perdo leggera, viva.
Torno aria, ogni volta rannicchiata al mio stesso ventre.
Respiro, sento, sono parte dell’universo.”

Ogni volta ( l’istinto )

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“Ogni volta che sento bruciare dentro, metto al fuoco i pensieri più neri per dar loro il calore spesso negato.

Ogni istante di sfrigolii sommessi fa contrarre le fibre.
Spasmi irregolari, intermittenze in bianco e nero.

Ogni volta, etichette e marchi di fabbrica che mi vengono affibbiati, sono riposti in attesa dell’alba.

Allora scrivo. Ogni volta. Senza senso. Strattonata dall’anima che, come bimbo vivace, saltella da un capo all’altro del sogno per mostrarmi gli angoli d’ombra dove temo il dolore.

Tolgo gli orpelli di altri, indossati per l’occasione e conservati per non deludere l’abitudine.
E scrivo di me, delle correnti, del desiderio; ogni volta – sola io- nuda e cruda.

Per tutte quelle volte in cui lascio al silenzio l’onere di raccontare, disegno l’istinto – d’istinto- abbandono le armi.

Una natura diversa.
Ogni volta eccedo. Mi svelo in tempesta.
Dietro il sorriso, oltre me.”

me
Here I am –

White words

«Scrivere è per me il bisogno di rivelarmi, il bisogno di risonare, non dissimile dal bisogno di respirare, di palpitare, di camminare incontro all’ignoto nelle vie della terra»
Gabriele D’Annunzio

” Di nuovo, un’amica speciale, la pagina bianca, si presenta all’appuntamento improvvisato e, ovviamente, non ne conosco mai i tempi. Mi affascina Lei. Sta lì, attende paziente all’ombra degli eventi e si palesa calda, accogliente, diafana.
Non so resisterle, sottomessa alla sua condiscendenza così come si cede all’abbraccio di una mamma, mi adagio e a Lei racconto di quanto sia difficile vestire tutti quei sorrisi.
Le confesso di aver desiderato non desiderare, di non aver voluto più la voglia di volere. Mi pento al suo capezzale per non aver detto abbastanza del bene che c’è dentro. Che ci provo adesso. Le rinnovo l’eterna promessa di effondere affetto, emozione, calore, sino all’ultimo respiro. E di lasciarmi andare nel buio, dove la ragione non ha diritti.
Condivido con Lei le parole che la voce fatica ad esprimere ed il pudore impone di tacere.
Le dico delle notti in cui il sangue ribolle come magma e mi disseto a sorgenti di opale e miele, che al risveglio il sole splende senza vergogna.
Le dichiaro gli amori segreti, quelli nascosti dentro ad un cuore acciaccato, vissuti nella semplicità di attimi rubati agli sguardi incassati tra i confini dell’educazione sentimentale.
Già, perché Lei lo sa, l’amore per me sta nel dettaglio dell’anima. Un valore universale che prescinde da ogni controllo.
La vera sfida è donare se stessi nella misura di un tempo indefinito.
Ha poca importanza quale sia il legame. Ci sono incontri, percorsi, sensazioni da esplorare, vivere con il costante rischio di perdere, ma vale la pena esserci. E forse, la mia pagina bianca, sa che avevo un po’ perso il senso di quanto sia essenziale provare qualcosa. Come il piacere sottile nel sorprendersi ancora a sorridere inerme. L’eleganza che sta nella carezza di una parola. O magari, capire che la sostanza di -me- è molto meglio di un’immagine distorta e costruita.
Mi concedo a Lei, così, togliendo i veli. Mischiando sangue e saliva alle righe che poco a poco si riempiono di umori inconfessati e umidi pensieri.
La guardo con gli occhi lucidi di orgoglio mentre le sussurro che scrivere non fa più male; che Lui e la Poesia non se ne sono mai andati; che il mare mi tiene per mano; che mi preoccupo sempre troppo di chi mi fa sentire a casa; che voglio essere il porto sicuro per quelle persone che hanno l’onestà ed il coraggio di presentarsi senza maschere accogliendo la mia  -essenza-.
Non è mai abbastanza, non sono mai abbastanza, IO, per tutto quello che la mente riesce a catturare, per ogni istante che i sensi posso percepire. Non è mai colmo quel vaso e quindi cammino verso non so quale direzione alla ricerca di una fonte segreta a cui dissetarmi, passo dopo passo oltre i limiti, arranco, ingoio fiele, assorbo la fatica della disillusione. E sfocio ramificata come delta di un fiume stanco.
Penso molto, proprio come quando ho iniziato il dialogo con la mia silente amica. Sviscerare, centrifugare, toccare, annusare e mordere i pensieri mi appartiene. Solo lei sa quanto abbia sentito nelle vene il dannato senso di appartenenza. Nutrimento vitale, sì, anche nella frustrazione più scura, mi fa sentire viva e appagata.
Nella pagina bianca scrivo parole trasparenti, incise tra gli spazi taciuti dove l’occhio attento di chi legge trova il mistero di una persona, banalmente convenzionale, come tante sopraffatta dal desiderio ed il bisogno di conoscere la follia dell’esistenza ed esiste grazie alla follia”

Parole bianche
testamento della follia
come bambini mai nati
cresciuti sulle nuvole dell’Eden

Simona Scudeller

lupa

Scrivo sul vento

Dopo mesi di immobilismo, oggi, ho sfruttato il mio tempo andando a camminare. Un’attività che non mi pesa e non grava sulle articolazioni malconce.
Oggi, ultimo giorno di aprile, la prima camminata della stagione mi ha regalato pace.
Non mi sarei mai fermata, se non ci fossero state le suppliche dei miei anziani arti, sarei arrivata in capo al mondo. Tutta quella voglia di andare condensata in due ore di cammino e 7 km circa di strada…
Immersa anima e corpo nel mio silenzio.
Solo io ed il mio respiro.
Una solitaria, lunga riflessione in cui molti pensieri hanno trovato collocazione, ma soprattutto un profilo.

Sono sempre stata un pensiero di passaggio, come il vento,  senza mai voler cambiare la vita ad alcuno, poche pretese ma presente anima e sangue per chi mi ha voluta, in un modo o nell’altro.
Ho scritto vite diverse, cucite per l’occasione, indossandole in ruoli di varia natura.

Sono sempre stata il pensiero lontano, un porto isolato, la via della notte.
Non vorrei essere stata diversa e non so quello che sarò.
Io sono già l’equilibrio che immancabilmente vacilla; sono nelle regole che non ho la costanza di seguire; sono nei limiti che il rispetto m’impone; io sono qui adesso nel dolore e nel piacere.
Io sono qui, adesso nonostante sia poco indulgente verso quell’indole controversa che provo ad imbrigliare., sorrido al destino complice di percezioni taciute e assecondate.

Sono sempre stata in un mondo a parte, abbastanza distante per non fare rumore, per non creare dolore, tra i miei segreti.
Cammino nel vento e sul vento scrivo, protetta dal buio di un’autostrada in compagnia di chi, come me, sceglie di esserci.