A filo di labbra

spessore

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Lettera della principessa solitaria

22 giugno 2007 ( ero una bambina e piango come allora )

In questo spazio non c’è Caronte
a traghettare i tuoi sospiri
Nessun compagno
che riviva i giorni duri

Condividi col tuo ego
i trascorsi ormai lontani
perdi anche quegli sguardi
che dei porti erano fari

Sei un lupo solitario
che di notte
nei suoi inverni
si ritrova a rimembrare
ere in cui sapeva amare.

Senti il vento sul tuo manto
dove lacrime di luna
eran graffi sulla pelle
trofei di caccia buona

Ora riposi nel tuo buio
dove ieri eri seduto
quando stanco ed arrabbiato
hai chiuso fuori il tuo passato

La principessa solitaria
dal suo scrigno ti ha inviato
una lettera incantata
e nell’aria l’ha diffusa

Non attende una risposta
solo in sogno lei si spoglia

Prova ancora il suo abbraccio
getta via quell’armatura
non pensare alla bieca strategia

Ci son regine che da te voglion l’onore
altre invece mirano al potere
alcune poi
solo un letto ove giacere

Torna ad essere quel Re
dei regni paralleli
imparziale predatore
di anime infedeli

 

 

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Jules Joseph – a reclining nude

 

Cronaca notturna – Mistero –

E’ nelle attese che mi sembra di toccarti, di sentirti pelle e odore, in quell’opera che la mente inscena.. nei momenti di silenzi, lo zero assoluto del rumore mi risucchia nel calore virtuale di una proiezione.

Tu non senti il mio richiamo, non ascolti il mio pensiero che giunge a te come fantasma senza dimora. Mentre in altro corpo cerco l’essenza  del ricordo di un respiro.. avvinghiata all’ombra di un abbraccio si perde il desiderio tra le note di un lamento sussurrato..

Le cronache notture del mio navigare in acque sconosciute sono l’appiglio che mi accompagna quando le nebbie della disillusione offuscano gl’intenti..

Nelle notti di bramata solitudine, quando il sonno tarda ad arrivare, il foglio accoglie paziente il racconto dei miei viaggi… di cui tu sei…sì, sei compagno impavido e feroce…

Tu Mistero, tu che ipnotizzi la mia curiosità, tu che catalizzi questa carne sensibile all’ignoto.. violenti il buio e divieni brace sulla quale ardere nel sogno…

<!–

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L’€™inganno degli occhi

un mare di nulla copertina 
  
Gli occhi di un bambino in ascolto
son candidi abissi
dove rivoli di parole
sgorgano dall’anima
percorsi misteriosi di vite parallele
Nell’immenso deserto
si srotola il tappeto dei ricordi
dove il fanciullo
giace e vive il peso di esistenze lontane
Un mare di nulla lo travolge
nella magia di un gioco che non sa finire
dove il tempo inesorabile
è il sommo maestro
dei destini amari
in cui la morte è fedele madre
in attesa del figliol prodigo
e la vita
ingenuo inganno
delle proprie illusioni
 
– testo ispirato dalla lettura del libro di Ugo Riccarelli ” Un mare di nulla”-

Bilico congenito

dna
Si fonde e si confonde
la paura di morire
il  ferro arrugginisce
 le papille gustative
e vomiti scaglie di vita
su pavimenti sterili
di nosocomi anonimi
Gli occhi gonfi
implorano il sollievo
per annullare quel dolore
una via per uscire dal martirio
per smettere di annaspare
L’attesa del responso
ferisce l’orgoglio
di un cuore sofferente
che al camice bianco si affida
Deiezione d’ansia
e il lento scorrere del fiume
conduce al ristoro
Ancora vivo
in tempo per sperare
di poter concludere
il proprio ciclo vitale

Sono in ascolto

arma-ombre

Dimmi uomo
cosa scatta
quando lei accede all’inganno

ascolta il fremito che nel petto
fa tremare l’anima

Raccontami di lei
spiaggia lambita
da baci insidiosi

nel ventre musiche tribali
narrano storie
d’istinti ancestrali

descrivila tu
distesa sul letto
nel silenzio interrotto
supplicare il tuo sguardo

le prendi il respiro
lo mostri allo specchio dei ricordi
la scruti e comprendi
nella sua rassegnazione
( ti ) raccogli

-sono in ascolto-

mentre come ombra
chiudi la porta
e preghi il buio
di non svegliarla
lasciandole addosso
il sentore di un amore

Cocaina ( così si chiama l'incubo )

"Rieccola fa capolino.."
La voglia di lei…   
pensiero timido e spaventoso.

Lo sai che ti uccide…   
per il tuo piacere vuole la tua mente
è una puttana

La tua debolezza è la sua arma
e non lo capisci finchè il cuore non  scoppia.

Nella soluzione convulsa che lei ti propone
sbatti contro il muro e non senti il dolore
qualcuno muore e non senti dolore
la vita scorre via e non senti il dolore

Ma tu non senti
questo è il problema.

Ti accorgi solo che subito "sale"
 e quando "cala"
dormi un altro sonno
e il giorno ricomincia…   

Ma un di’
in quel giorno l’alba non sorge
e comincia il dolore…   

Lei ti tradisce
ha alzato il prezzo
la mente non le basta
e pretende la tua anima.

Ho avuto paura
sono fuggita
sono sopravvissuta.

La donna bianca ha lasciato segni indelebili
e l’avvenente signora,   
col suo fare leggero,   
si aggira nelle mie paure ancora oggi.

Adesso la guardo negli occhi
e lei si dissolve col suo sapore amaro.

Orgogliosa delle mie esperienze
soggetta a debolezze
lascio il mio monito

La vera droga è l’emozione
che ogni istante ci attraversa le fibre .

La polvere bianca è un mercante scaltro
e nel baratto perde chi molla
lei non demorde…   

…e ti ritrovi su di un carro come merce di scambio
… e non si torna…   
indietro…

  • Un testo scritto un anno fa, quando si faceva un gran parlare di droghe, periodico argomento di cronache sempre più nere. Non è una poesia, in parte forse, è la mia testimonianza diretta, pagina di un diario chiuso in un cassetto trabordante di brutte sensazioni oramai superate ma non dimenticate, perchè risalire la china è stato duro, gli anni son passati anche se la paura sta ancora sotto la pelle, in agguato come un predatore sulla sua preda, la paura di perdermi mi ha salvato dal quel coraggio artificiale che celava vuoti più profondi.
    Il post di oggi non vuole essere ne’ autocelebrativo ne’ fare moralismo spicciolo su un tema così delicato, la vita spesso porta su strade impervie che vanno percorse per l’importanza delle scelte.
    Ci son persone che scelgono anche di morire.. purtroppo…

 

Due solo due

Giornata strana
complicata 
strana assenza.

In petto il battito ritmico
racconta di una malinconia
consapevole delle tua ingenuità,
o forse è solo la disposizione
naturale del tuo animo
che manifesta
a gran voce l’insofferenza.

Sceneggiatore sprovveduto,
metti giù idee senza considerazione,
casualmente attribuisci ruoli
ad attori che parte non hanno 
e non vogliono averla.

Raccogli i pensieri
e trovi il solito, desolato
caos
che ti riporta alla giornata sospesa
in cui si sente di più il peso dei sogni,
in cui il battito fa un sussulto
e risveglia dal tepore occhi assopiti.

Due lacrime
solo due…
scendono libere,
imperiose
rivelando l’intima realtà.

  • un passettino indietro per non dimenticare le orme del mio tempo…

Deserti di vetro

Su tracce d’impotenza
che graffiano l’orgoglio
il vuoto del silenzio
incatena smanie di giustizia
 
Germogli lungo il baratro
son gli appigli
per non scomparire
 
Mentre scaglie di vetro scorrono
nei deserti dell’anima ferita
morfina
è il miraggio di una luna amica
nell’oscurità interiore
accarezza argentea
cicatrici mai rimarginate
procurando bramato sollievo
 
Su note di cornamuse antiche
l’animo rinasce dalle rovine
di esistenze dissolute
per non voltarsi
per guardare la morte in faccia
e fare l’ultima mossa