Inerzia

Non ho tempo oggi
manca l’aria ai sogni
non mi basta per vivere
questa notte argentata

Ho riempito d’inerzia
le ore del giorno
e rimango a guardarmi
priva di sensi

Se ne va il tempo
attraversa il respiro
si porta via i desideri
e lascia di sé l’infinito

Simona Scudeller lunedì 21 marzo 2016

MIHÁLY ZICHY

Lunedì di giochi

Strano il richiamo
dell’eco lontano
che parte da dentro

Folle pensare che solo io
ricevo il segnale
una fame ancestrale
di voci e parole

Poesia dell’istinto
che brucia il dolore
spreme lacrime occulte
frantuma i silenzi

Sono sola in attesa
che l’alba si sveli
restituisca la pace

L’appuntamento è lo stesso
mi affretto e preparo
è lunedì, un giorno speciale

Simona Scudeller 22 febbraio 2016
( livello elementare, giusto un gioco )

Gennaio e non vado via, resto

– Un passo alla volta mi basta –

M. Gandhi

( Oggi il lunedì è un po’ più corposo. Oltre al consueto appuntamento con la poesia di getto ho voluto inserire parte di un pensiero strutturato e molto intimo )

 

Il mese finisce con una di quelle giornate da piumone, libro, tanti pensieri che si accavallano imbizzarriti e agitati dal libeccio di oggi.
Non è freddo, c’è uggia.
In un momento di calo fisico ecco che riemergono emozioni e sensazioni spesso silenziate dalla quotidianità o dalla volontà di tenerle a bada, giusto il tempo di riprendere fiato. Ogni tanto arranco.

Gennaio finisce come è iniziato. Con un’ondata continua di lacrime carica e densa, senza via di scampo. Basta veramente un’inezia per innescarla, un solo sorriso percepito al telefono ed il mio viso subito si riga del nettare salato dell’anima. Oppure una parola ascoltata che porta il seme di una verità non ancora svelata. Così mi trovo sempre molto vulnerabile e col fianco scoperto. Non sorpresa, ma semplicemente meno preparata di quanto voglia o possa volere.

Sabato col maestro di tango ho mollato gli ormeggi ed è stata –tempesta-.
– Un passo alla volta, mi basta – anche se ad ogni passo inciampo e rischio la catarsi dei sentimenti.
Un azzardo dopo l’altro, direi.

Ho scelto nella prima notte di questo anno di voler essere – presenza – e di desiderare la presenza di chi rende migliore il mio tempo e me.
In preda ad un pianto compulsivo e liberatorio ho chiesto a me stessa di non rinunciare alla natura di confidente. Una natura di silenzi e segreti, spesso intrisa di solitudini sommesse ed educate.
Non rinunciare al piacere delle emozioni e alla bellezza di riceverle.
Come in tante altre notti in cui ho messo un gancio alla vita; notti in cui la vita stessa mi ha ordinato di vivere.

Mi sono ripromessa di non voltare le spalle a chi, forse, ha visto troppe schiene allontanarsi. Ed io so che basta poco per non lasciare il senso di vuoto in petto; basta un abbraccio per respirarsi i pensieri; basta salutarsi con il cuore in mano per siglare il ricordo e non lasciare una pagina bianca.
Basta un gesto sincero e, anche se la vita porta distanza, l’infinito è in ogni caso inciso nell’anima.
Quindi ho deciso che resto e mi esprimo quando ne sento il bisogno e ho voglia nonostante il rischio di perdere.
Spiegarlo non è semplicissimo, soprattutto perché non riesco a – dirlo in chiaro– che non me ne vado e resto. Lo faccio.

Ho poche certezze in questo momento e tra queste c’è la consapevolezza di aver scelto determinate persone riconoscendole innanzitutto attraverso la pelle e dopo con le parole. La certezza di meritare la fiducia e la confidenza, di meritare Lealtà.
Il convincimento, forse illusorio, di essere in grado di sostenere e accompagnare chi amo fino all’ultimo respiro. E, mio malgrado – lo sento- se mi vengono a mancare queste condizioni, procurandomi un certo disagio.

Adesso scelgo di non fuggire, rilancio e alzo la posta, esponendo il valore della mia vicinanza ed il coraggio di determinate scelte. A volte sembra ostinazione; invasione di quegli spazi che io stessa custodisco gelosamente, ma che se riempiti con leggerezza ti fanno sentire il calore di un carezza o il sapore di un bacio chiudendo gli occhi.

Fosse solo per un sorriso, vale la pena e la gioia condividere il tempo con qualcuno d’importante.
Chi ha scelto me, mi ha donato la propria esistenza e merita ascolto.

Ed ecco l’appuntamento galante con la poesia

Non vado, resto

Leggera e distante

io resto lontana
affinché tu non veda
ma senta soltanto
la guida incorporea
di un bene assoluto
privo di colpa

Un affetto profondo
lavato dal vento
aria tersa di mare
d’inverno col sole

Non vado
rimango al tuo fianco
anche quando tu sai
d’esser solo a morire
in cima alla vetta
respira più forte
quel cielo di notte

Io sono lì
al cambio di luce
sulla soglia di domani
che non muta sostanza

Simona Scudeller 01 febbraio 2016

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Perle di domani

 

Nel ritorno di un ricordo
racchiuse in una foto
ogni immagine è artefatta

Distillati di memorie
setacciate ad arte dal destino
nell’assenza del vissuto

 Cristalli di un Tempo
tanto brillanti quanto eterei
schegge d’emozione radicate

Tra la polvere di ieri
annidata dietro l’iride
si alimentano le perle
creature di domani

Simona Scudeller – 18 gennaio poesia del lunedì

Abbastanza

Non è l’amore che manca
vive intorno anche quando
il petto si frantuma di dolore

Non è il fiato che si rompe
quando oltrepasso la fatica
sulla linea dell’illusione

No, non è la vita che avanza
affamata di desiderio e sangue
lei procede in me.

Per tutti i cieli da esplorare
mari in cui annegare
per tutte quelle notti che ho voglia di amare
non basto io

E il tempo non è mai abbastanza
per bastarmi e morire

7 dicembre 2015 senza orpelli

( Appuntamento del lunedì. Poesie del momento )

Immagine di Stefano Davidson

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Vagare

Quante omissioni avvolgono questo cielo
mentre, sole, vagano le ombre dei ricordi
C’è sempre il profilo lontano dell’abisso
che accompagna i silenzi della notte
conducendo al riparo i suoni muti della mente.

Quanti occhi ancora toglieranno i veli al pudore
per poi voltare altrove lo sguardo dove luce manca.
Dove buia è l’esistenza e non c’è scampo
neanche per il dolore.

23 novembre 2015

Un ‘estemporanea scritta al volo per fermare – un istante –

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Novella ridicola

Mi sono cimentata di nuovo in un contest a tema.
– Uno squillo in piena notte –
Mi hanno chiesto il motivo del titolo. Semplice! Essendo dotata di un senso del ridicolo molto marcato, non ho potuto far altro che ammettere la ” leggerezza” di questo testo da me scritto, nella piena consapevolezza di aver prodotto una “roba” ridicola, spero vi diverta almeno!

“Ogni anno la stessa storia. Girano leggende secondo cui la notte tra il 31 ottobre e il primo novembre le anime dei defunti si paleserebbero agli occhi di quelli che li piangono in terra. Ma dico io, che assurdità, ancora credete siano leggende? Loro, i dipartiti, ci sono tutto l’anno e sono assai indispettiti.
Ne conosco molti intrappolati nel mondo dei vivi che, se potessero, sceglierebbero una dimensione più confortevole. Qualcosa che somiglia molto al senso della vacanza perenne. La vita oltre il vivere, appunto.

Parlo proprio di quella notte lì, Halloween. La gente impazzisce, si dimentica di avere un cervello ed è tutto un pullulare di feste sataniche, mascheramenti improbabili, visite senza invito in cimiteri di mezzo mondo, fanciulli convinti che la mela sia uno scherzo e la caramella, il premio (per i dentisti, però).
Il risultato? Marasma, chiasso, alcool, sangue rappreso e incubi per quei bimbi che non hanno dimestichezza col mistero della morte.

Mentre mi gongolo in queste riflessioni inutili quanto le zanzare, un tonfo secco mi riporta alla realtà dei fatti. È Halloween, i custodi cominciano ad arrivare ed io ho voglia solo di grattarmi le ascelle! (Bukowski, lo incontro spesso, un ganzo)
I miei sottoposti servono a limitare il flusso di scambio. Quelli della dimensione invisibile sono elementi eterei ma irritabili. Da voi, impavidi coglioni pensano di spiegare, con i soli mezzi della ragione, tutto quello che appartiene alla vita oscura dei morti. Che controsenso!
Ci scappa sempre il morto, in tutti i sensi.

Rassegnato guardo il tabellone degli accessi che oramai s’illumina minaccioso insultandomi in codice morse.
È Ora di andare, non c’è verso di scansare questa incombenza. Anche questo anno mi devo sorbire lo smantellamento certosino e reiterato di quella poca pazienza fornita in dotazione.
E pensare che ero uno di loro –un vivo- fino a quando, quella notte di tanto tempo fa il telefono ha squillato e la strega che avevo evocato mi disse che non avrei mai più avuto pace, dal quel momento, per l’eternità.
Che scherzetto la vita eh?!”

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(Nel mio immaginario distorto Ken è il più figo dei guardiani)

Paradosso Donna

” Ci sono Donne col gene mutato, le stesse che si sorprendono a tratti e comunque provano da sole ad affrontare i sogni.
Donne dallo sguardo perso nell’orizzonte infinito dove ancora cercano l’incastro perfetto. Sono quelle che tornano sempre, odiano gli addii, amano poche persone e solo attraverso se stesse.
Amano in eterno.
Anche quando l’eterno si veste di oblio.
La loro accoglienza lenisce e riscalda, avvolge ma non salva. Perché non c’è salvezza tra le braccia di chi vive di silenzi. Ci sono, però, consapevolezze e vuoti da esplorare e nel muto ascolto della vita le Parole hanno significato.
Per questo rifiutano l’abuso dell’amore. Rinnegano l’idea del “bisogno” e attendono l’onda giusta da cui farsi travolgere. Perdono spesso occasioni di ristoro. Poco importa al quadro d’insieme.
Ogni sorriso ricevuto nella leggerezza di un incontro è brace vitale.
In ogni notte condivisa si ravviva la spensieratezza di bambina.
Perché fermarsi prima dell’oltre?
Procedono. Lacrime e risate in un unico corpo dolorante e appagato.
Paradosso di vite infrante.
Ci sono Donne rattoppate, ragazze interrotte che respirano l’alba a pieni polmoni con gli occhi pieni di luce.
Carnefici in apparenza o forse vittime del loro stesso vagare.
Sono esseri immensi capaci di giocarsi l’anima per non tradire la fiducia riposta in quel folle equilibrio che le governa.
Quelle Donne lì, sentono e vestono d’onore il peso delle proprie scelte.”
Simona Scudeller

Un gioco- Il divertimento della scrittura.

Se vi aggrada, passate e leggete.

Come votare i testi

“Per votare un testo bisogna apporre, nella sezione dedicata ai commenti, nella pagina del pezzo che si desidera votare la scritta “Voto questo testo”.
Ogni pezzo che riceva un commento, a patto che sia un commento al pezzo, e non un ringraziamento dell’autore o un’eventuale conversazione successiva, varrà come 1 voto, per cui tenete conto della possibilità di farvi sia votare che apprezzare con un commento al pezzo, ottenendo così ben 2 voti.”

Ricordo di smeraldo

Tema: Memorie perdute

Offuscato cammino
tra impervie nebbie
nel cristallo dei tuoi occhi
ancora mi volgo

Da luce amara
ormai spento è lo sguardo

Nel verde dei sogni
vetri infranti hai raccolto

Smeraldi le tue iridi
incrinate dal destino
cercavano sollievo

– adesso riposa anima eterna –

Le mie lacrime ti verso
sorridi e brinda al dolore
che ti ha lacerato

Mentre tu libera
riscopri la vita
prego e ancora ti sento

Nel ricordo
–sei–
calore dell’abbraccio

( 23/12/2011 dedicata a mia zia, al suo ricordo e all’abbraccio perduto

Rovine del passato

Tema: Memorie perdute

A largo di questa esistenza vagabonda, si distinguono a fatica forme distorte di miti assenti e, tra ruderi di epoche andate, le rovine di memorie malmesse appaiono come carni iridate di dolore.
Mentre su labbra lucenti di cupi riflessi gli occhi mondati dal mare simulano innocenza, finendo così, tra liquami e fango, in sorrisi e abbracci perduti nel ricordo di oggi, come reminiscenze cedute al tempo.
Fingere o morire inventando la vita ad ogni bivio; imboccando rettilinei bui dove si dissolve il pudore per poter desistere e, all’ombra della luna, abbandonare l’onere della colpa.
È dietro l’orizzonte che si annida il pensiero, lontano da sguardi tesi in avanti e come silenzioso racconto, aleggia la voce del vivere trascurato.
Dove amore e morte banchettano avidi, l’essenza dell’anima continua sui fili di un passato sbiadito e concede al sogno il diritto di osare.