Il tempo della notte

Desiderio di un tempo dilatato
espansione lenta di ore liete
fine passaggio d’aria tra le labbra
 
Sembra di poter cogliere le nuvole
bevendo vita dal calice della luna
col sorriso accennato sull’anima
 
Un passo alla volta
a filo d’orizzonte
in silenzio, sul ritmo della notte
Reuben_Negron_Cultura_Inquieta18
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Tra le dita, me

Non sono io quella di ieri
cuore di pietra sotto il fuoco dei giorni
Non ero io a volere il dolore
filo di spine legato al respiro

Percorsi in mancanza di tempo
dove le ore svaniscono al sole
Frammenti di sogni dispersi altrove
tra dita contratte e acuti nel petto

Sono oggi in questo presente
come sorgente di ombre fallaci
irrorando di lacrime ogni notte insonne
per tutti quei sorrisi che la vita mi chiede

Adesso esisto con quello che ho
e ci sono, a dispetto del buio

Lunedì 18 aprile 2016 Simona Scudeller

Balcar Karel -Two worlds meet

Balcar Karel -Two worlds meet

 

Silenzi e desiderio

Desiderio si chiama il respiro
condiviso in un unico abbraccio
Volontà di un istinto mai pago
che si sfama di ombre irrequiete

Desiderio è la spinta del vuoto
nell’ignoto vagare di istanti
Moto perpetuo dell’onda
la forma dell’ego nell’aria

Desiderio nel sorriso rotto sul petto
da un attimo sfuggito al controllo
Fragilità di silenzi che non tradisce 
ma rivela i segreti di lacrime soffocate

Un cammino di storie e passioni
racconti di sguardi e di mani
scritti col sangue a filo di labbra
nelle notti dove il resto si annulla

Lunedì 4 aprile 2016 @Simona Scudeller

Image for Intimo gelo

  • Immagine reperita in rete

 

Ispirazione -E. Munch- Le persone sole (1907-1908)

Le persone sole sono così. Guardano lo stesso orizzonte ma non si vedono.
Poi succede qualcosa. Un brivido profondo e si trasformano nel doppio di uno.
Profilo unico di due.
Le persone sole sono l’infinito di qualcosa d’incompiuto e complesso.
Sono il frammento di un’emozione sulla riva bianca della notte.
Simona Scudeller 11 marzo 2016

Edvard Munch, Le persone sole – The lonely ones (1907-1908)Edvard Munch, Le persone sole - The lonely ones (1907-1908)

Istinto cieco

Infiniti volti vaghi
vestono sorrisi
di simulacri tristi

Dove il dolore vive
luce non tocca anima

È un cammino selvaggio
da percorrere alla cieca
coll’istinto del mare in burrasca

arthur-meehan-
arthurmeehan.com/

Lunedì 7 marzo 2016 Simona Scudeller

Abbastanza

Non è l’amore che manca
vive intorno anche quando
il petto si frantuma di dolore

Non è il fiato che si rompe
quando oltrepasso la fatica
sulla linea dell’illusione

No, non è la vita che avanza
affamata di desiderio e sangue
lei procede in me.

Per tutti i cieli da esplorare
mari in cui annegare
per tutte quelle notti che ho voglia di amare
non basto io

E il tempo non è mai abbastanza
per bastarmi e morire

7 dicembre 2015 senza orpelli

( Appuntamento del lunedì. Poesie del momento )

Immagine di Stefano Davidson

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Pensiero essenziale

” Sono composta d’aria. Mentre gli altri passano oltre, io mi soffermo e respiro. A volte resto nel dubbio, sosto in un porto sconosciuto, altre invece navigo sulle notti vuote abbracciata alle correnti.
Ci sono luoghi in cui lascio ogni volontà a favore di un destino che, spesso, guarda distratto verso chissà quale direzione. Allora bevo le mie lacrime sempre, comunque e nonostante tutto per non disperdere essenza vitale.
Ci cono strade che mi guidano attraverso l’istinto della follia e mi perdo leggera, viva.
Torno aria, ogni volta rannicchiata al mio stesso ventre.
Respiro, sento, sono parte dell’universo.”

Redimi il dolore ( novembre 2011 )

Ti dissolvi tra le tele
di giorni andati
silenzi scroscianti
irridono la storia

come grano di vita
scivoli nei pensieri
filtrati d’emozione
liberi di esistere

e sei sospeso
nell’indecisione di un –se-
limbo di trascorsi impietriti
catene fuse dal dovere

Vuoi fuggire da te
redimere il male
perdendo l’orizzonte
torni essenza in un – sì –

Dedico il mio giaciglio
al tuo vagare buio
apro il grembo all’urlo celato
del bimbo dimenticato

e ti stringo lì
nella mente dell’anima
a riparo dal dolore
dove io sono porto di ventura

* scritta nel novembre del 2011 e pubblicata sul sito scrivere.info, ho apportato alcune modifiche, capita di adattare i pensieri, non credo di averne snaturato il senso.

Prendiamone atto

“Non è semplice guardare la propria immagine nello specchio e leggere, nascosto tra le linee del tempo, quello che la natura ha lasciato in dote. In mezzo a tanti buoni presupposti, sotto strati di qualità più o meno acquisite, si cela la sostanza vitale dell’ego. Nel fondo degli occhi, dietro ai paraventi dell’equilibrio, si annida prepotente l’essenza vera, articolata e complessa, oserei dire sfacciata nella sua nitida nudità. Si mostra orgogliosa e apparentemente inerte. Genera dubbio e desiderio, tra pulsioni ancestrali e tensione sensoriale. Una provocazione continua e ritmata da tempistiche casuali.

Quanto oscuro è il peccato nell’assecondare un istinto?
Me lo chiedo da tempo specialmente quando faccio i conti con me stessa. Invece di reprimere un’azione, la utilizzo, spingo fino al limite, ricerco intenzionalmente una reazione. Sfrutto l’intuizione di uno sguardo, nei silenzi e tra le parole, voglio il contatto della carne, contrarre l’emozione affinché permanga come sedimento. Un’inquietudine anomala e ambigua ad alto rischio, dove illusione e disincanto si intersecano nella spasmodica ricerca del piacere originando dolore, o viceversa, lo spasimo di una debolezza si trasforma in godimento.

Riconoscere un’affinità pone un dilemma lacerante:
– soddisfare la tempesta o assaporarne l’idea ? –

Io ho la risposta. nell’inferno che brucia sotto pelle.