Lettera della principessa solitaria

22 giugno 2007 ( ero una bambina e piango come allora )

In questo spazio non c’è Caronte
a traghettare i tuoi sospiri
Nessun compagno
che riviva i giorni duri

Condividi col tuo ego
i trascorsi ormai lontani
perdi anche quegli sguardi
che dei porti erano fari

Sei un lupo solitario
che di notte
nei suoi inverni
si ritrova a rimembrare
ere in cui sapeva amare.

Senti il vento sul tuo manto
dove lacrime di luna
eran graffi sulla pelle
trofei di caccia buona

Ora riposi nel tuo buio
dove ieri eri seduto
quando stanco ed arrabbiato
hai chiuso fuori il tuo passato

La principessa solitaria
dal suo scrigno ti ha inviato
una lettera incantata
e nell’aria l’ha diffusa

Non attende una risposta
solo in sogno lei si spoglia

Prova ancora il suo abbraccio
getta via quell’armatura
non pensare alla bieca strategia

Ci son regine che da te voglion l’onore
altre invece mirano al potere
alcune poi
solo un letto ove giacere

Torna ad essere quel Re
dei regni paralleli
imparziale predatore
di anime infedeli

 

 

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Jules Joseph – a reclining nude

 

19 marzo

Nascevi sul filo di un pensiero
senza aver domandato di esistere
e tra le lacrime ti ho perso.

Ho pregato che lassù
un’anima più grande
crescesse in te l’infinito.

Ho supplicato il cielo
urlato agli angeli
che ti cullassero lievi
per non farti sentire solo
per non lasciare a te
il peso di questo dolore.

Sei andato in un giorno di marzo
quando intorno il sole splendeva
e sei ancora luce
nel buio di ogni ricordo

Simona Scudeller 30 novembre 2015
( scritta al volo per il suo volo spiccato tanti anni fa )

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Un gioco- Il divertimento della scrittura.

Se vi aggrada, passate e leggete.

Come votare i testi

“Per votare un testo bisogna apporre, nella sezione dedicata ai commenti, nella pagina del pezzo che si desidera votare la scritta “Voto questo testo”.
Ogni pezzo che riceva un commento, a patto che sia un commento al pezzo, e non un ringraziamento dell’autore o un’eventuale conversazione successiva, varrà come 1 voto, per cui tenete conto della possibilità di farvi sia votare che apprezzare con un commento al pezzo, ottenendo così ben 2 voti.”

Ricordo di smeraldo

Tema: Memorie perdute

Offuscato cammino
tra impervie nebbie
nel cristallo dei tuoi occhi
ancora mi volgo

Da luce amara
ormai spento è lo sguardo

Nel verde dei sogni
vetri infranti hai raccolto

Smeraldi le tue iridi
incrinate dal destino
cercavano sollievo

– adesso riposa anima eterna –

Le mie lacrime ti verso
sorridi e brinda al dolore
che ti ha lacerato

Mentre tu libera
riscopri la vita
prego e ancora ti sento

Nel ricordo
–sei–
calore dell’abbraccio

( 23/12/2011 dedicata a mia zia, al suo ricordo e all’abbraccio perduto

Rovine del passato

Tema: Memorie perdute

A largo di questa esistenza vagabonda, si distinguono a fatica forme distorte di miti assenti e, tra ruderi di epoche andate, le rovine di memorie malmesse appaiono come carni iridate di dolore.
Mentre su labbra lucenti di cupi riflessi gli occhi mondati dal mare simulano innocenza, finendo così, tra liquami e fango, in sorrisi e abbracci perduti nel ricordo di oggi, come reminiscenze cedute al tempo.
Fingere o morire inventando la vita ad ogni bivio; imboccando rettilinei bui dove si dissolve il pudore per poter desistere e, all’ombra della luna, abbandonare l’onere della colpa.
È dietro l’orizzonte che si annida il pensiero, lontano da sguardi tesi in avanti e come silenzioso racconto, aleggia la voce del vivere trascurato.
Dove amore e morte banchettano avidi, l’essenza dell’anima continua sui fili di un passato sbiadito e concede al sogno il diritto di osare.

Redimi il dolore ( novembre 2011 )

Ti dissolvi tra le tele
di giorni andati
silenzi scroscianti
irridono la storia

come grano di vita
scivoli nei pensieri
filtrati d’emozione
liberi di esistere

e sei sospeso
nell’indecisione di un –se-
limbo di trascorsi impietriti
catene fuse dal dovere

Vuoi fuggire da te
redimere il male
perdendo l’orizzonte
torni essenza in un – sì –

Dedico il mio giaciglio
al tuo vagare buio
apro il grembo all’urlo celato
del bimbo dimenticato

e ti stringo lì
nella mente dell’anima
a riparo dal dolore
dove io sono porto di ventura

* scritta nel novembre del 2011 e pubblicata sul sito scrivere.info, ho apportato alcune modifiche, capita di adattare i pensieri, non credo di averne snaturato il senso.

Di me e di altre quisquilie

” Non trovo altro modo di raccontare il mondo se non da questi occhi, un po’ malconci e affaticati, oblò su una vita altalenante, come tante altre senza infamia e senza gloria, ma pur sempre la storia dei miei giorni.
Non so scrivere di altre vite da far vivere.
 I’d be lying –

Quando mi viene chiesto di uscire dal personaggio per dare dare forma ( con la scrittura ) ad un’entità cui devo attribuire connotazioni interiori diverse da me, non riesco e se tento, mi sembra di violentare quella parte che scalpita e vuole essere riconosciuta. Non so imbastire una storia che prescinda da me.
Desisto ed esisto nel mio sistema egocentrico.
– Trascende ogni mio controllo 

Posso vestire ruoli di varia natura. Mi adatto come seta alla mente del mio prossimo se ne vale la pena. Siedo e ascolto, pratico l’accoglienza e mi concedo nella semplicità di un sorriso. Voglio un contatto libero, aperto con le persone, so cosa dire a chi mi lascia le porte socchiuse, a volte spingo fino al limite mossa dalla una sensazione. Adoro l’intimità dei silenzi complici.
–  “E’ piuttosto una sensazione dietro al pensiero” ( cit- Acqua viva di Clarice Lispector ) –

Non è insolito vedermi isolata e lontana, sospesa nella trama di un racconto che prende vita in me e con me, per poi svanire dopo l’ultima sigaretta della giornata. Ogni impercettibile vibrazione crea nel mio mondo – sfatato – infinite reazioni controverse e contrastanti ed è.. bello, porca  miseria! Spesso doloroso e dissacrante, in altre occasioni sublime…
«Neve era diventata funambola per amore dell’equilibrio. Lei, la cui vita si svolgeva come un filo tortuoso, disseminato di viluppi che intrecciavano e scioglievano tra loro sinuosità della sorte e insipidezza dell’esistenza, eccelleva nell’arte sottile e insidiosa del fare evoluzioni su di una fune tesa.Non si sentiva mai così a suo agio come quando camminava sul filo a mille piedi dal suolo. Dritto davanti a sé. Senza mai deviare d’un solo millimetro dalla rotta.Era il suo destino.Avanzare passo dopo passo.Da un capo all’altro della vita.» ( cit: Neve di Maxence Fermine

Penso spesso che il numero dei peccati commessi sia nettamente inferiore alle pene che sto scontando e sia arrivata l’ora di mettermi in pari senza fare prigionieri, ovviamente. Sì, perché non si può esser sempre santi e benedetti, non è umano!
E tutto il resto è una quisquilia “

Miele di mandorla ( notti senza cuore )

” Le mie notti senza cuore generano pensieri cattivi, esecranti ed esecrabili.
Sì, c’è del marcio in ognuno di noi, almeno in me coesistono diverse essenze più o meno riconoscibili, aspetti potenzialmente dannati che giacciono silenti in attesa di una buona occasione per calcare la scena. ( non come Dexter Morgan dell’omonima serie )
Ho un’anima sensibile e ( apparentemente ) fragile ma certe notti no, ho bisogno del Dolore, mi carico d’ombra, si forma una sorta di bolla in cui tutto per me, con me, può accadere. Non ci sono regole, inibizioni o “convenzioni” che tengano, mi spoglio dell’equilibrio e bevo sangue e lacrime e sudore, sento l’altra vita che pulsa nelle vene.
Già, l’altra vita. Notti intense, lunghe e senza una meta.
Quando scrivere era una perenne ondata di piena e consumavo inchiostro e carta come se non ci fosse un domani.
Non sapevo che direzione prendere mentre dentro di me ogni cosa era in fermento, ma provavo l’irrefrenabile desiderio di scendere più in fondo, volevo capire fino a che punto avrei potuto sopportare l’abisso.
Ricordo quella vita in cui scoparsi fino a farsi del male subissava i vuoti, era come morire ogni volta stordendo i sensi nell’illusione che sarebbe arrivato un giorno diverso.
Un’alba nuova è giunta con un po’ di consapevolezze, esperienze e la necessità di riprendere in mano le redini della mia esistenza, forse.

Nelle mie notti senza cuore, in cui cuore non voglio, ingoio miele di mandorla per incontrare ancora l’abisso, per sentirmi interamente liberata.

Come braci mai spente

“A volte ritornano, i pensieri intendo. Anzi, quel pensiero ritorna prepotente. Mi catapulta nella stesa scena di tanto tempo fa, vita vissuta nella carne. Vivido ricordo di una verità indelebile.

Il sole, le parole, tante, troppe forse. Il contatto con la pelle. Odori e sapori inchiodati lì, nella memoria, aggrappati ad ogni attimo sospirato. Poi? Il limbo.
L’incoscienza del momento, la consapevolezza arrivata dopo, tardi per avere la possibilità di averne ancora e ancora da saziare il respiro.

Anime che si consumano e rigenerano all’unisono e poi? La realtà prosegue incurante.

Ho curato quel fuoco.
Ma le braci sopravvivono ed io con loro mi rinnovo in questo viaggio di attese.
Percorro questa terra mancando l’abbraccio  e conservo il desiderio di trovarlo nel fato di nuovi giorni.

A Te “

Rifletto girovagando nella memoria

    • chiuso nella stanza dei tuoi segreti sei distante,
      lontano dalle carni avide d’illusioni
      inchiodato al divano dei tuoi amplessi
      vaghi libero e sereno sulla lacrima di miele
      che adorna il tuo sorriso beffardo
      nel sensuale viaggio di una mente tormentata

E’ un’immagine che mi ha sempre attratto e anni fa ho voluto “fotografarla” in poche righe di riflessione, mettendo in croce due parole a dare un senso e materia a cio che d’impalpabile si presentava alla mente. Ora come allora, forse anche più di allora, c’è nella memoria questa sorta di figura elegante, forte, profilo di un uomo ancora sulle tracce di una vita. Ed io sono lì a contemplare l’Uomo, assorta e devota,  quasi in debito per l’insegnamento ricevuto.

Passano gli anni e sempre più si radica in me la convinzione che la magia delle affinità elettive esista, che chi si deve incontrare si incontrerà, che è solo questione di consapevolezze. Riposo i pensieri in questa alcova di ricordi e mi lascio abbracciare….

Simo

estratto da uno dei racconti più belli mai letti

Era diventata funambola per amore dell’equilibrio. Lei, la cui vita si svolgeva come un filo tortuoso, disseminato di viluppi che intrecciavano e scioglievano tra loro sinuosità della sorte e insipidezza dell’esistenza, eccelleva nell’arte sottile e insidiosa del fare evoluzioni su di una fune tesa. Non si sentiva mai così a suo agio come quando camminava sul filo a mille piedi dal suolo.Senza deviare di un solo millimetro dalla rotta.Era il suo destino. Avanzare passo dopo passo.Da un capo all’altro della vita. (…).In realtà per lei la cosa più difficile non era mantenersi in equilibrio, e nemmeno dominare la paura, e tantomeno camminare su quella fune infinita, su quel filo di musica intervallata da vertigini abbacinanti. La cosa più difficile, quando avanzava nella luce del mondo, era non tramutarsi in fiocco di neve.

Maxence Fermine – Neve