Quello che non si dice di me

JK SFS

Foto Jeff Hobson 

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Il tempo della notte

Desiderio di un tempo dilatato
espansione lenta di ore liete
fine passaggio d’aria tra le labbra
 
Sembra di poter cogliere le nuvole
bevendo vita dal calice della luna
col sorriso accennato sull’anima
 
Un passo alla volta
a filo d’orizzonte
in silenzio, sul ritmo della notte
Reuben_Negron_Cultura_Inquieta18

Inerzia

Non ho tempo oggi
manca l’aria ai sogni
non mi basta per vivere
questa notte argentata

Ho riempito d’inerzia
le ore del giorno
e rimango a guardarmi
priva di sensi

Se ne va il tempo
attraversa il respiro
si porta via i desideri
e lascia di sé l’infinito

Simona Scudeller lunedì 21 marzo 2016

MIHÁLY ZICHY

Sempre in evoluzione

13 marzo 2011 Simona Scudeller

Il dolore e le difficoltà, il disagio e la sensazione di incompatibilità, fanno parte di una tappa fondamentale. Eviscerare le convenzioni, mettere sul banco degli imputati il passato per ricavarne ciò che di buono ha dato, è l’esperienza più bella che una persona, una donna in particolare, possa avere.
Scoprire di poter, anzi, di sapere scegliere indipendentemente dal tutto, rende forti.

ARTHUR MEEHAN 4

Gennaio e non vado via, resto

– Un passo alla volta mi basta –

M. Gandhi

( Oggi il lunedì è un po’ più corposo. Oltre al consueto appuntamento con la poesia di getto ho voluto inserire parte di un pensiero strutturato e molto intimo )

 

Il mese finisce con una di quelle giornate da piumone, libro, tanti pensieri che si accavallano imbizzarriti e agitati dal libeccio di oggi.
Non è freddo, c’è uggia.
In un momento di calo fisico ecco che riemergono emozioni e sensazioni spesso silenziate dalla quotidianità o dalla volontà di tenerle a bada, giusto il tempo di riprendere fiato. Ogni tanto arranco.

Gennaio finisce come è iniziato. Con un’ondata continua di lacrime carica e densa, senza via di scampo. Basta veramente un’inezia per innescarla, un solo sorriso percepito al telefono ed il mio viso subito si riga del nettare salato dell’anima. Oppure una parola ascoltata che porta il seme di una verità non ancora svelata. Così mi trovo sempre molto vulnerabile e col fianco scoperto. Non sorpresa, ma semplicemente meno preparata di quanto voglia o possa volere.

Sabato col maestro di tango ho mollato gli ormeggi ed è stata –tempesta-.
– Un passo alla volta, mi basta – anche se ad ogni passo inciampo e rischio la catarsi dei sentimenti.
Un azzardo dopo l’altro, direi.

Ho scelto nella prima notte di questo anno di voler essere – presenza – e di desiderare la presenza di chi rende migliore il mio tempo e me.
In preda ad un pianto compulsivo e liberatorio ho chiesto a me stessa di non rinunciare alla natura di confidente. Una natura di silenzi e segreti, spesso intrisa di solitudini sommesse ed educate.
Non rinunciare al piacere delle emozioni e alla bellezza di riceverle.
Come in tante altre notti in cui ho messo un gancio alla vita; notti in cui la vita stessa mi ha ordinato di vivere.

Mi sono ripromessa di non voltare le spalle a chi, forse, ha visto troppe schiene allontanarsi. Ed io so che basta poco per non lasciare il senso di vuoto in petto; basta un abbraccio per respirarsi i pensieri; basta salutarsi con il cuore in mano per siglare il ricordo e non lasciare una pagina bianca.
Basta un gesto sincero e, anche se la vita porta distanza, l’infinito è in ogni caso inciso nell’anima.
Quindi ho deciso che resto e mi esprimo quando ne sento il bisogno e ho voglia nonostante il rischio di perdere.
Spiegarlo non è semplicissimo, soprattutto perché non riesco a – dirlo in chiaro– che non me ne vado e resto. Lo faccio.

Ho poche certezze in questo momento e tra queste c’è la consapevolezza di aver scelto determinate persone riconoscendole innanzitutto attraverso la pelle e dopo con le parole. La certezza di meritare la fiducia e la confidenza, di meritare Lealtà.
Il convincimento, forse illusorio, di essere in grado di sostenere e accompagnare chi amo fino all’ultimo respiro. E, mio malgrado – lo sento- se mi vengono a mancare queste condizioni, procurandomi un certo disagio.

Adesso scelgo di non fuggire, rilancio e alzo la posta, esponendo il valore della mia vicinanza ed il coraggio di determinate scelte. A volte sembra ostinazione; invasione di quegli spazi che io stessa custodisco gelosamente, ma che se riempiti con leggerezza ti fanno sentire il calore di un carezza o il sapore di un bacio chiudendo gli occhi.

Fosse solo per un sorriso, vale la pena e la gioia condividere il tempo con qualcuno d’importante.
Chi ha scelto me, mi ha donato la propria esistenza e merita ascolto.

Ed ecco l’appuntamento galante con la poesia

Non vado, resto

Leggera e distante

io resto lontana
affinché tu non veda
ma senta soltanto
la guida incorporea
di un bene assoluto
privo di colpa

Un affetto profondo
lavato dal vento
aria tersa di mare
d’inverno col sole

Non vado
rimango al tuo fianco
anche quando tu sai
d’esser solo a morire
in cima alla vetta
respira più forte
quel cielo di notte

Io sono lì
al cambio di luce
sulla soglia di domani
che non muta sostanza

Simona Scudeller 01 febbraio 2016

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Cuore viggiatore

Quante volte sono scappata
anonima e leale
tra le onde dell’assenza

Sogno ancora di restare
e tra le pieghe di un refuso
esser nuovo gergo d’alleanza

Qualche vita è rimasta ancora
da spendere a combattere
per fermare l’emozione

Sento gli altri dal di dentro
navigo alla cieca, procedo
tra le correnti calde dell’ignoto

In mezzo a volontà spezzate
ci son germogli freschi
di desideri sconosciuti

E stremata, senza difese
sorrido tra le braccia
di un piacere inaspettato

Simona Scudeller

Gustave Courbet L'onda 1866
Gustave Courbet L’onda 1866

@ 11 gennaio 2016 estemporanea del lunedì

Disegno visioni

In punta di piedi
giro e svolto
infinite esistenze
avvinghiate al respiro

Cado stanca
in ginocchio piango
e chiedo misericordia
per la fame di vita

Del perdono
a desideri dismessi
non c’è traccia

Allora disegno i sogni
danzo illusioni
abbraccio stretta
l’emozione di altri

Torno leggera
al piacere di un bacio
ingorda di follia
nella visione di domani

Simona Scudeller

@ 4 gennaio 2016 estemporanea del lunedì

Far poesie è come far l’amore: non si saprà mai se la propria gioia è condivisa
Cesare Pavese

Klimt

P.S. Il 27 dicembre scorso ero in giro per Bari e ho mancato l’appuntamento galante del lunedì con il testo di getto.

In/costante squilibrio

Oggi non ho voglia di pensare a quanto oscura sia la vita
guardando al tempo che incurante procede in traversata

Non ho costanza di sentire quella pietra che nel petto
pesa il senso delle scelte

Oggi, no.
Voglio respirare leggerezza
sulle onde di libeccio

Micro granuli di mare
a saldare le ferite

Oggi
voglio essere l’altra
che sa ridere e sognare
L’altra me che sorride
in equilibrio
a dispetto delle lacrime

21 dicembre 2015 Simona Scudeller ( lunedì: appuntamento con la poesia di getto )

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Un gioco- Il divertimento della scrittura.

Se vi aggrada, passate e leggete.

Come votare i testi

“Per votare un testo bisogna apporre, nella sezione dedicata ai commenti, nella pagina del pezzo che si desidera votare la scritta “Voto questo testo”.
Ogni pezzo che riceva un commento, a patto che sia un commento al pezzo, e non un ringraziamento dell’autore o un’eventuale conversazione successiva, varrà come 1 voto, per cui tenete conto della possibilità di farvi sia votare che apprezzare con un commento al pezzo, ottenendo così ben 2 voti.”

Ricordo di smeraldo

Tema: Memorie perdute

Offuscato cammino
tra impervie nebbie
nel cristallo dei tuoi occhi
ancora mi volgo

Da luce amara
ormai spento è lo sguardo

Nel verde dei sogni
vetri infranti hai raccolto

Smeraldi le tue iridi
incrinate dal destino
cercavano sollievo

– adesso riposa anima eterna –

Le mie lacrime ti verso
sorridi e brinda al dolore
che ti ha lacerato

Mentre tu libera
riscopri la vita
prego e ancora ti sento

Nel ricordo
–sei–
calore dell’abbraccio

( 23/12/2011 dedicata a mia zia, al suo ricordo e all’abbraccio perduto

Rovine del passato

Tema: Memorie perdute

A largo di questa esistenza vagabonda, si distinguono a fatica forme distorte di miti assenti e, tra ruderi di epoche andate, le rovine di memorie malmesse appaiono come carni iridate di dolore.
Mentre su labbra lucenti di cupi riflessi gli occhi mondati dal mare simulano innocenza, finendo così, tra liquami e fango, in sorrisi e abbracci perduti nel ricordo di oggi, come reminiscenze cedute al tempo.
Fingere o morire inventando la vita ad ogni bivio; imboccando rettilinei bui dove si dissolve il pudore per poter desistere e, all’ombra della luna, abbandonare l’onere della colpa.
È dietro l’orizzonte che si annida il pensiero, lontano da sguardi tesi in avanti e come silenzioso racconto, aleggia la voce del vivere trascurato.
Dove amore e morte banchettano avidi, l’essenza dell’anima continua sui fili di un passato sbiadito e concede al sogno il diritto di osare.