Quello che non si dice di me

JK SFS

Foto Jeff Hobson 

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Il tempo della notte

Desiderio di un tempo dilatato
espansione lenta di ore liete
fine passaggio d’aria tra le labbra
 
Sembra di poter cogliere le nuvole
bevendo vita dal calice della luna
col sorriso accennato sull’anima
 
Un passo alla volta
a filo d’orizzonte
in silenzio, sul ritmo della notte
Reuben_Negron_Cultura_Inquieta18

Gennaio e non vado via, resto

– Un passo alla volta mi basta –

M. Gandhi

( Oggi il lunedì è un po’ più corposo. Oltre al consueto appuntamento con la poesia di getto ho voluto inserire parte di un pensiero strutturato e molto intimo )

 

Il mese finisce con una di quelle giornate da piumone, libro, tanti pensieri che si accavallano imbizzarriti e agitati dal libeccio di oggi.
Non è freddo, c’è uggia.
In un momento di calo fisico ecco che riemergono emozioni e sensazioni spesso silenziate dalla quotidianità o dalla volontà di tenerle a bada, giusto il tempo di riprendere fiato. Ogni tanto arranco.

Gennaio finisce come è iniziato. Con un’ondata continua di lacrime carica e densa, senza via di scampo. Basta veramente un’inezia per innescarla, un solo sorriso percepito al telefono ed il mio viso subito si riga del nettare salato dell’anima. Oppure una parola ascoltata che porta il seme di una verità non ancora svelata. Così mi trovo sempre molto vulnerabile e col fianco scoperto. Non sorpresa, ma semplicemente meno preparata di quanto voglia o possa volere.

Sabato col maestro di tango ho mollato gli ormeggi ed è stata –tempesta-.
– Un passo alla volta, mi basta – anche se ad ogni passo inciampo e rischio la catarsi dei sentimenti.
Un azzardo dopo l’altro, direi.

Ho scelto nella prima notte di questo anno di voler essere – presenza – e di desiderare la presenza di chi rende migliore il mio tempo e me.
In preda ad un pianto compulsivo e liberatorio ho chiesto a me stessa di non rinunciare alla natura di confidente. Una natura di silenzi e segreti, spesso intrisa di solitudini sommesse ed educate.
Non rinunciare al piacere delle emozioni e alla bellezza di riceverle.
Come in tante altre notti in cui ho messo un gancio alla vita; notti in cui la vita stessa mi ha ordinato di vivere.

Mi sono ripromessa di non voltare le spalle a chi, forse, ha visto troppe schiene allontanarsi. Ed io so che basta poco per non lasciare il senso di vuoto in petto; basta un abbraccio per respirarsi i pensieri; basta salutarsi con il cuore in mano per siglare il ricordo e non lasciare una pagina bianca.
Basta un gesto sincero e, anche se la vita porta distanza, l’infinito è in ogni caso inciso nell’anima.
Quindi ho deciso che resto e mi esprimo quando ne sento il bisogno e ho voglia nonostante il rischio di perdere.
Spiegarlo non è semplicissimo, soprattutto perché non riesco a – dirlo in chiaro– che non me ne vado e resto. Lo faccio.

Ho poche certezze in questo momento e tra queste c’è la consapevolezza di aver scelto determinate persone riconoscendole innanzitutto attraverso la pelle e dopo con le parole. La certezza di meritare la fiducia e la confidenza, di meritare Lealtà.
Il convincimento, forse illusorio, di essere in grado di sostenere e accompagnare chi amo fino all’ultimo respiro. E, mio malgrado – lo sento- se mi vengono a mancare queste condizioni, procurandomi un certo disagio.

Adesso scelgo di non fuggire, rilancio e alzo la posta, esponendo il valore della mia vicinanza ed il coraggio di determinate scelte. A volte sembra ostinazione; invasione di quegli spazi che io stessa custodisco gelosamente, ma che se riempiti con leggerezza ti fanno sentire il calore di un carezza o il sapore di un bacio chiudendo gli occhi.

Fosse solo per un sorriso, vale la pena e la gioia condividere il tempo con qualcuno d’importante.
Chi ha scelto me, mi ha donato la propria esistenza e merita ascolto.

Ed ecco l’appuntamento galante con la poesia

Non vado, resto

Leggera e distante

io resto lontana
affinché tu non veda
ma senta soltanto
la guida incorporea
di un bene assoluto
privo di colpa

Un affetto profondo
lavato dal vento
aria tersa di mare
d’inverno col sole

Non vado
rimango al tuo fianco
anche quando tu sai
d’esser solo a morire
in cima alla vetta
respira più forte
quel cielo di notte

Io sono lì
al cambio di luce
sulla soglia di domani
che non muta sostanza

Simona Scudeller 01 febbraio 2016

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Vuoti d’insonnia

Ci sono storie, diceva, che quando le racconti si consumano. Sono quelle in cui il pathos si appanna, e ogni versione suona più sciocca e vuota della precedente. Altre storie, invece, consumano te. Più le racconti, più acquisiscono forza. Quel tipo di storie non fa che ricordarti quanto sei stato stupido. Quanto lo sei ancora. E quanto la sarai ancora.
– Chuck Palahniuk- Cavie

( Sono quasi certa che mi regalerò questo libro per Natale. Ne avevo altri in lista, ma ho deciso che questo in particolare sarà mio compagno per le vacanze. Non è una coincidenza, nelle mie ricerche c’è capitato lui ed io raccolgo la provocazione )

Quando il sonno fatica ad arrivare, il tempo va impegnato in qualche modo.
Come già detto, Google crea dipendenza, quindi cerco, cerco, cerco. Ogni tanto trovo l’ispirazione per un libro ( vedi sopra ), una canzone ( vedi sotto ) e poi accade una magia, la pulsione irrefrenabile di scrivere. Non i soliti lamenti sulla vita infame che ci affligge, no, arriva lei, la Poesia ed io m’incanto come una bimba davanti ad un negozio di giocattoli.
Sono vari i percorsi che Lei sceglie.
Per quanto mi riguarda può possedermi anche mentre scrivo una mail ( non sempre poi riesco a materializzare un componimento ) e quando è così prepotente non posso resistere.
Lei, Poesia, è mia padrona.
Vuoti d'insonnia ( 12/12/2014 )

Vengo a te stremata
ristoro sicuro di segreti
tra le pieghe di un sorriso
abbracciata ad un pensiero

Raccolgo anime in cammino
archiviando omissioni del pudore
Vite vestite di menzogne
nel sistema d’esistenza reiterata

Assisto e assorbo
graffiata nel profondo
non abbandono la promessa
aggrappata al mio destino

Quanto ancora riuscirò a tornare
non è dato sapere
Al distacco io non (r)esisto
muoio dentro ad ogni addio

Fantasmi come macigni
sospiri incisi nella mente
E alla conta delle notti
concedendo tempo al vuoto
incontro commensali d’insonnia

 

Capita di incontrare Serenità

Succede ogni tanto che mi s’illumini l’animo come oggi il sole ha illuminato questa domenica.

Capita anche a me di trovare serenità negli occhi di chi abita la mia vita e ne assaporo tutta l’essenza.

Sorrido negli abbracci ricevuti così forti da respirarsi l’anima.

In queste giornate c’è sempre uno sguardo amico che accompagna i pensieri.

Ci sono messaggi espressi nei silenzi, segni inequivocabili di rinascita.

Ed io rinasco, ogni volta, tra le braccia delle persone che scelgono di condividere con me questo sentiero.

Come braci mai spente

“A volte ritornano, i pensieri intendo. Anzi, quel pensiero ritorna prepotente. Mi catapulta nella stesa scena di tanto tempo fa, vita vissuta nella carne. Vivido ricordo di una verità indelebile.

Il sole, le parole, tante, troppe forse. Il contatto con la pelle. Odori e sapori inchiodati lì, nella memoria, aggrappati ad ogni attimo sospirato. Poi? Il limbo.
L’incoscienza del momento, la consapevolezza arrivata dopo, tardi per avere la possibilità di averne ancora e ancora da saziare il respiro.

Anime che si consumano e rigenerano all’unisono e poi? La realtà prosegue incurante.

Ho curato quel fuoco.
Ma le braci sopravvivono ed io con loro mi rinnovo in questo viaggio di attese.
Percorro questa terra mancando l’abbraccio  e conservo il desiderio di trovarlo nel fato di nuovi giorni.

A Te “

Piango di notte

“Piangere è uno dei pochi lussi che ancora mi posso permettere.
Piango con un certo pudore e soprattutto di notte.
Nessuna vergogna, è proprio una forma di protezione dell’evento.
Lacrime preziose.
Hanno un costo emotivo e trasportano il dolore lentamente.
Scendono dense d’intimità.
Ed io non posso far altro che rispettare il momento.
Attendo l’attimo di sfogo affamata, mi libero di paure e costrizioni, piango nel silenzio di certe notti in cui è troppo il peso del Tempo.
Piango, mi raccolgo e proseguo questo cammino, sola, esausta mi addormento andando incontro ad ogni alba.
Gli occhi velati, sempre, fino al prossimo appuntamento.”

Destinatario sconosciuto

Caro amore sconosciuto, oramai è trascorso talmente tanto tempo che non conosco più il tuo nome e neanche il mio, forse..
Parto da un pensiero nato con una certa tristezza nel mio breve soggiorno romano… Sono stata nella città dell’anima, la tua e, in qualche altra vita, la mia.
Provando a contrastare il forte desiderio di respirare il tuo profumo, ho sentito una fitta – la tua assenza –
Mai provato tanto vuoto e dispersione in un solo, infinito, istante.. Ti ho cercato nelle particelle d’aria che mi avvolgevano, tra la folla e nelle braccia di Roma, ma tu non c’eri, permaneva la tua assenza, non mancanza.
Tante altri viaggi si sono riempiti alla ricerca di un tuo angolo, un sospiro e qualcosa, anzi tu eri lì, mancavi fisicamente, e nonostante questo mi accompagnavi.
In questo mio vagare – contemporaneo di oggi – ero sola.
Inutile far riaffiorare ciò che di te rimane sotto pelle,  perennemente dietro ogni sguardo rivolto al mondo, lo ritrovo nel quotidiano pulsare in petto. Quello che fa male adesso, è la lacerante sensazione di aver perduto un pezzo di vita nella spirale dell’indifferenza.
Non so dimenticare, come ancora non riesco a collocare nel ricordo passato la tua -presenza -.
Dolce amante di notti mai consumate, che ti arrivi leggero questo anelito e porti alle tue morbide labbra il mio sorriso, sia calore di un bacio silenzioso….

<< un’immagine intima… senza troppi fronzoli… abbandono di pelle…. nella naturalezza di un incontro…..
una favola che mi piace ascoltare e credere
“Non è favola il desiderio…l’avverarsi forse..”
Assenti noi >>

Riccardo Mannelli( Riccardo Mannelli  )

mittente sconosciuto

 

malinconia che si fa ricordo

L’essenza di un vissuto appena passato rimane etereo, finisce la freschezza del momento e si disperde.. non si cancella, si fa ricordo. si annida in qualche angolo d’ombra.
E’ una morte lenta che ti eslpode dentro in un crescendo esponenziale fino a lacerarti…
Un orgasmo del tempo che lambisce nel profondo come miele denso..
Dura l’attimo di un battito, una folata di grigio, incide l’aria e la sospende sul sentiero appena battuto…

Tu percorri i tuoi passi con una strana malinconia nel cuore, stringendo in petto la promessa di eterna appartenenza con la consapevolezza che – l’eterno – è la dolce menzogna dell’anima.
Ancora qualche passo ed altri passi ancora… fino a che quellla porta si chiude e l’ultima pagina viene scritta…
Il presente diventa un fotogramma in bianco e nero di sorrisi e lacrime.

Quando accade, lo percepisci, lo sai e basta.
E la tua storia si riempie di altra memoria.

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