Sempre in evoluzione

13 marzo 2011 Simona Scudeller

Il dolore e le difficoltà, il disagio e la sensazione di incompatibilità, fanno parte di una tappa fondamentale. Eviscerare le convenzioni, mettere sul banco degli imputati il passato per ricavarne ciò che di buono ha dato, è l’esperienza più bella che una persona, una donna in particolare, possa avere.
Scoprire di poter, anzi, di sapere scegliere indipendentemente dal tutto, rende forti.

ARTHUR MEEHAN 4

Perle di domani

 

Nel ritorno di un ricordo
racchiuse in una foto
ogni immagine è artefatta

Distillati di memorie
setacciate ad arte dal destino
nell’assenza del vissuto

 Cristalli di un Tempo
tanto brillanti quanto eterei
schegge d’emozione radicate

Tra la polvere di ieri
annidata dietro l’iride
si alimentano le perle
creature di domani

Simona Scudeller – 18 gennaio poesia del lunedì

Redimi il dolore ( novembre 2011 )

Ti dissolvi tra le tele
di giorni andati
silenzi scroscianti
irridono la storia

come grano di vita
scivoli nei pensieri
filtrati d’emozione
liberi di esistere

e sei sospeso
nell’indecisione di un –se-
limbo di trascorsi impietriti
catene fuse dal dovere

Vuoi fuggire da te
redimere il male
perdendo l’orizzonte
torni essenza in un – sì –

Dedico il mio giaciglio
al tuo vagare buio
apro il grembo all’urlo celato
del bimbo dimenticato

e ti stringo lì
nella mente dell’anima
a riparo dal dolore
dove io sono porto di ventura

* scritta nel novembre del 2011 e pubblicata sul sito scrivere.info, ho apportato alcune modifiche, capita di adattare i pensieri, non credo di averne snaturato il senso.

White words

«Scrivere è per me il bisogno di rivelarmi, il bisogno di risonare, non dissimile dal bisogno di respirare, di palpitare, di camminare incontro all’ignoto nelle vie della terra»
Gabriele D’Annunzio

” Di nuovo, un’amica speciale, la pagina bianca, si presenta all’appuntamento improvvisato e, ovviamente, non ne conosco mai i tempi. Mi affascina Lei. Sta lì, attende paziente all’ombra degli eventi e si palesa calda, accogliente, diafana.
Non so resisterle, sottomessa alla sua condiscendenza così come si cede all’abbraccio di una mamma, mi adagio e a Lei racconto di quanto sia difficile vestire tutti quei sorrisi.
Le confesso di aver desiderato non desiderare, di non aver voluto più la voglia di volere. Mi pento al suo capezzale per non aver detto abbastanza del bene che c’è dentro. Che ci provo adesso. Le rinnovo l’eterna promessa di effondere affetto, emozione, calore, sino all’ultimo respiro. E di lasciarmi andare nel buio, dove la ragione non ha diritti.
Condivido con Lei le parole che la voce fatica ad esprimere ed il pudore impone di tacere.
Le dico delle notti in cui il sangue ribolle come magma e mi disseto a sorgenti di opale e miele, che al risveglio il sole splende senza vergogna.
Le dichiaro gli amori segreti, quelli nascosti dentro ad un cuore acciaccato, vissuti nella semplicità di attimi rubati agli sguardi incassati tra i confini dell’educazione sentimentale.
Già, perché Lei lo sa, l’amore per me sta nel dettaglio dell’anima. Un valore universale che prescinde da ogni controllo.
La vera sfida è donare se stessi nella misura di un tempo indefinito.
Ha poca importanza quale sia il legame. Ci sono incontri, percorsi, sensazioni da esplorare, vivere con il costante rischio di perdere, ma vale la pena esserci. E forse, la mia pagina bianca, sa che avevo un po’ perso il senso di quanto sia essenziale provare qualcosa. Come il piacere sottile nel sorprendersi ancora a sorridere inerme. L’eleganza che sta nella carezza di una parola. O magari, capire che la sostanza di -me- è molto meglio di un’immagine distorta e costruita.
Mi concedo a Lei, così, togliendo i veli. Mischiando sangue e saliva alle righe che poco a poco si riempiono di umori inconfessati e umidi pensieri.
La guardo con gli occhi lucidi di orgoglio mentre le sussurro che scrivere non fa più male; che Lui e la Poesia non se ne sono mai andati; che il mare mi tiene per mano; che mi preoccupo sempre troppo di chi mi fa sentire a casa; che voglio essere il porto sicuro per quelle persone che hanno l’onestà ed il coraggio di presentarsi senza maschere accogliendo la mia  -essenza-.
Non è mai abbastanza, non sono mai abbastanza, IO, per tutto quello che la mente riesce a catturare, per ogni istante che i sensi posso percepire. Non è mai colmo quel vaso e quindi cammino verso non so quale direzione alla ricerca di una fonte segreta a cui dissetarmi, passo dopo passo oltre i limiti, arranco, ingoio fiele, assorbo la fatica della disillusione. E sfocio ramificata come delta di un fiume stanco.
Penso molto, proprio come quando ho iniziato il dialogo con la mia silente amica. Sviscerare, centrifugare, toccare, annusare e mordere i pensieri mi appartiene. Solo lei sa quanto abbia sentito nelle vene il dannato senso di appartenenza. Nutrimento vitale, sì, anche nella frustrazione più scura, mi fa sentire viva e appagata.
Nella pagina bianca scrivo parole trasparenti, incise tra gli spazi taciuti dove l’occhio attento di chi legge trova il mistero di una persona, banalmente convenzionale, come tante sopraffatta dal desiderio ed il bisogno di conoscere la follia dell’esistenza ed esiste grazie alla follia”

Parole bianche
testamento della follia
come bambini mai nati
cresciuti sulle nuvole dell’Eden

Simona Scudeller

lupa

Vuoti d’insonnia

Ci sono storie, diceva, che quando le racconti si consumano. Sono quelle in cui il pathos si appanna, e ogni versione suona più sciocca e vuota della precedente. Altre storie, invece, consumano te. Più le racconti, più acquisiscono forza. Quel tipo di storie non fa che ricordarti quanto sei stato stupido. Quanto lo sei ancora. E quanto la sarai ancora.
– Chuck Palahniuk- Cavie

( Sono quasi certa che mi regalerò questo libro per Natale. Ne avevo altri in lista, ma ho deciso che questo in particolare sarà mio compagno per le vacanze. Non è una coincidenza, nelle mie ricerche c’è capitato lui ed io raccolgo la provocazione )

Quando il sonno fatica ad arrivare, il tempo va impegnato in qualche modo.
Come già detto, Google crea dipendenza, quindi cerco, cerco, cerco. Ogni tanto trovo l’ispirazione per un libro ( vedi sopra ), una canzone ( vedi sotto ) e poi accade una magia, la pulsione irrefrenabile di scrivere. Non i soliti lamenti sulla vita infame che ci affligge, no, arriva lei, la Poesia ed io m’incanto come una bimba davanti ad un negozio di giocattoli.
Sono vari i percorsi che Lei sceglie.
Per quanto mi riguarda può possedermi anche mentre scrivo una mail ( non sempre poi riesco a materializzare un componimento ) e quando è così prepotente non posso resistere.
Lei, Poesia, è mia padrona.
Vuoti d'insonnia ( 12/12/2014 )

Vengo a te stremata
ristoro sicuro di segreti
tra le pieghe di un sorriso
abbracciata ad un pensiero

Raccolgo anime in cammino
archiviando omissioni del pudore
Vite vestite di menzogne
nel sistema d’esistenza reiterata

Assisto e assorbo
graffiata nel profondo
non abbandono la promessa
aggrappata al mio destino

Quanto ancora riuscirò a tornare
non è dato sapere
Al distacco io non (r)esisto
muoio dentro ad ogni addio

Fantasmi come macigni
sospiri incisi nella mente
E alla conta delle notti
concedendo tempo al vuoto
incontro commensali d’insonnia

 

penso e sarebbe meglio non farlo

Ci sono risposte che non arrivano in forma chiara, quelle risposte si trovano nei segnali che il tempo lascia sul cammino. La parte più difficile è districarsi dai rovi e uscirne con meno ferite possibile. Le risposte arrivano sotto mentite spoglie e, se non si è pronti,  c'investono come meteoriti provocando voragini profonde.

Chissà se incrociare gli occhi di un mare diverso cambi il destino degli eventi?

penso e sarebbe meglio non farlo….

Omaggio

Nel cono d’ombra di una lunalibro-nero
incastonata dal buio dell’incoscienza
uomo dagli occhi velati
affidi i misteri di un tormento argentato
nel silenzioso grembo di un’amante illibata,
ospite eletto in un destino maturo.

Guerriero indefesso
del verbo hai colto l’innocente peccato del desiderio
portando vessillo dei tuoi turbamenti
porgi la mano, quando nella ragione, comprendi rispetto.
                                    
Tra pizzi  e organze damascate distilli l’essenza
di ingenue femmine legate da cieca superbia,
nelle tue mani divengono sabbie fluide
di una clessidra nascosta al tempo.

Sultano unico nei deserti di riflessivi silenzi
mancate voci  di un’ immagine che si materializza
nella sagoma del tuo pensiero
Segreti di un palcoscenico che ti rappresenta e vive
nelle pagine scritte col sangue della passione,
dove Poesia ti rapisce ed il futuro incalza arrogante.

Inquieta anima di un vivere ai confini della banalità
e su terreni senza padrone coltivi l’ambizione
di svelare l’intimo mistero dell’anima.

E scorgo idealmente serenità in quegli occhi,
la stessa che ti permette un cammino sul filo del giudizio,
attraverso l’estremo sacrificio
dove si  nasconde -l’ultima porta-

Ti volto le spalle in questo saluto
per celare l’emozione a quello sguardo
che non ammette menzogna.

  • Non è una dedica, non un messaggio personale, è un umile omaggio ad una persona che nel tempo si è rivelata con la sua onestà, spesso scomoda, un’amichevole presenza.. presenza importante in questo viaggio tortuoso della scrittura, viaggio che attraversa le linee dell’anima e scopre gli intimi pensieri, le più profonde intenzioni… Avrei voluto dire di più… ma lascio la glassa a chi sa prepararla!
    La scrittura è un processo  metabolico del pensiero e quanto più grande è il peso di un ‘emozione tanto si alza il livello di difficoltà nel  trascriverla. In poesia questo processo si dilata ed  intensifica.

    La verità della poesia è che non è immediata, consciamente o no, c’è una strada da fare che passa da diversi filtri, il linguaggio poetico richiede di un ragionamento più articolato per racchiudere un concetto nel tempo di un respiro…
    A meno che non si possegga il Dono, quel genio spontaneo che rende naturale la trascrizione dell’anima, la poesia è faticosa e complessa. Chi, come me, non possiede tale dote è destinato ad applicarsi con impegno e attenzione nel rispetto della parola che in origine è innocente.
    Già perché ogni parola ha un significato preciso ma tante parole collegate tra loro hanno infinite combinazioni e significati, quindi è l’utilizzo di questo insieme a determinare la sostanza di un pensiero espresso.   
    Ecco che ho voluto dare corpo ad un pensiero, spinta dalla stima e l’affetto profindi che provo per questa persona.

  • Simona Scudeller
    20/01/08

L’inverno nel camino

Il primo fuoco di stagione

 

Ogni prima volta che accendo il camino sento che il tempo sta passando. È strano perché di solito è l’arrivo dell’estate a  risvegliarmi. Ma l’atto di accendere il camino viene compiuto e l’estate arriva da sola.
Credo sia questo.
Ho un rapporto intimo col fuoco,  affinché viva e liberi la
propria forza deve essere alimentato, si deve curare e cullare e lui ti è fedele. Reagisce alle tue azioni.
Intrigante anima che si abbandona  alle mani del  creatore…
 Le azioni sono sempre le stesse: liberi il piano, sistemi un po’ di carta, poi i ciocchi ed in fine la miracolosa -diavolina- che risparmia lo sbattimento della legna che non prende.
Inizia la combustione: reazione chimica tra una sostanza combustibile e una sostanza comburente; processo affascinante che si esprime e si rivela nella fiamma, emana luce e calore; trasforma la materia in altra materia. A questo evento ho accompagnato la distruzione fisica di una parte di passato recente.
In un attimo di lucida determinazione psicotica. ho dato in pasto alle fiamme quei trascorsi appartenenti ad una vita che non c’è più, parole di carta che “fisicamente” si presentavano togliendo spazio.
Cenere che ho gettato consapevolmente.
Ho reso quel che mi era stato dato. nel gesto simbolico ho voluto lasciar andare il ricordo.
Dopo questo rito è rimasta la brace
Ho provato confusione e sollievo
Solo brace, proprio così.

La brace porta in seno le caratteristiche del fuoco ma non le svela, non le dichiara: pulsa come dopo aver fatto sesso. La calma apparente cela il mormorio del sangue che continua a martellare in tutto il corpo ancor di più la dove l’orgasmo è esploso. La pelle brucia mentre lentamente l’organismo di acquieta e come la brace si spegne.
Fa pensare al calore di corpi che si scoprono, scaldano e si alimentano fino a manifestarsi nella bramosia di appartenersi sin nelle viscere.
Il fenomeno del desiderio manifesta così l’intento di abbandonarsi,
così come la fiamma è la manifestazione di una reazione chimica, sprigionando energia.

..combustione lenta….

In filosofia viene indicato come fenomeno ciò che conosciamo attraverso l’esperienza e i sensi, in genere si usa questo termine per indicare una manifestazione o un evento che cattura l’attenzione…
-pensiero-
Catturata dal camino che ardeva e chiedeva respiro
mi son lasciata andare ai sensi
di cui la fiamma si è alimentata
e mi ha reso  brace di resti
ancora pulsanti di desiderio

Inferno dei corpi perversi

Ho tempo di pensare
sul treno che porta
all’essenza del dolore.

E’ un viaggio solo andata
” Non so, sono mezza addormenttata”
Intorpidita dalla coscienza
che non ho più da contrattare
sollevata dalla nota

-non v’è nulla che puoi fare-

”Lasciate ogni speranza o voi”
che intraprendete questo viaggio.

L’unica speranza è una dea
che combatte per la vita del ricordo.

” Uomo chi è mai sceso nel tuo abisso profondo?
Mare nessuno sa dei beni che celi sul fondo! "

Questa epigrafe sentenzia
la natura lapidaria
dei segreti mai sopiti
sono forme latitanti
che resistono all’usura.

Un testamento impertinente
che nessuno può impugnare.

Al di la’
della montagna
troverò la quieta valle
nell’inferno dei corpi perversi.