Silenzi e desiderio

Desiderio si chiama il respiro
condiviso in un unico abbraccio
Volontà di un istinto mai pago
che si sfama di ombre irrequiete

Desiderio è la spinta del vuoto
nell’ignoto vagare di istanti
Moto perpetuo dell’onda
la forma dell’ego nell’aria

Desiderio nel sorriso rotto sul petto
da un attimo sfuggito al controllo
Fragilità di silenzi che non tradisce 
ma rivela i segreti di lacrime soffocate

Un cammino di storie e passioni
racconti di sguardi e di mani
scritti col sangue a filo di labbra
nelle notti dove il resto si annulla

Lunedì 4 aprile 2016 @Simona Scudeller

Image for Intimo gelo

  • Immagine reperita in rete

 

Nell’ascolto

Deponi le parole sul margine delle note
e chiedi al corpo d’inventare un linguaggio
 
Dimmi di quando il respiro si è rotto
e hai vomitato l’emozione di una vita
 
Fa’ che comprenda in un abbraccio
quello che a voce non rende colore
 
Raccontami del tempo che non sai dire
perché è sotto pelle che brucia il dolore
 
Sull’adagio di un tango
confida i segreti della notte
e dopo lascia che dimentichi
con le lacrime di un sorriso
 
Lunedì 28 marzo 2016 @Simona Scudeller 
Botero - tango

Redimi il dolore ( novembre 2011 )

Ti dissolvi tra le tele
di giorni andati
silenzi scroscianti
irridono la storia

come grano di vita
scivoli nei pensieri
filtrati d’emozione
liberi di esistere

e sei sospeso
nell’indecisione di un –se-
limbo di trascorsi impietriti
catene fuse dal dovere

Vuoi fuggire da te
redimere il male
perdendo l’orizzonte
torni essenza in un – sì –

Dedico il mio giaciglio
al tuo vagare buio
apro il grembo all’urlo celato
del bimbo dimenticato

e ti stringo lì
nella mente dell’anima
a riparo dal dolore
dove io sono porto di ventura

* scritta nel novembre del 2011 e pubblicata sul sito scrivere.info, ho apportato alcune modifiche, capita di adattare i pensieri, non credo di averne snaturato il senso.

Accessibilità

” .. ed è sempre con un sorriso che accolgo l’immagine di te che apri le mie porte come fossi casa tua. Ci penso ancora, sai? Mi sembra di essere una di quelle dimore un po’ nascoste, arroccate a precipizio sul mare, dove non si arriva per caso, dove si entra per ritrovare qualcosa. Un luogo da riempire e sistemare a piacere per renderlo il più confortevole possibile, in cui tornare e riconoscersi.
Mi hai reso accessibile.
Permeabile alla luce.
Vulnerabile.
Nell’atto di resistere alle intemperie ho compreso il dono dell’abbraccio, l’energia di una carezza e la serenità che infonde tendere una mano a chi ha l’anima in subbuglio.
Mi sorprendo spesso in gesti che ti appartengono e con naturalezza ricalcano quei passi, le tue parole.
Ogni brivido è frutto del sole che è stato fatto entrare in quelle stanze, dove adesso, chi desidera può godere del piacere di sentirsi a casa.”

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Abbraccio sussurrato

Sii gentile, osserva e avvicinati piano. Il rispetto dello spazio vitale altrui può valere un invito ad entrarvi. Non è strategia di conquista, nessuna furbizia, è solo un modo per dire a qualcuno, a bassa voce: ” Ehi, mi piaci “.
Senza avere la pretesa di stravolgergli la vita, sussurra un abbraccio.

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 ( The Pink Tunic- Tamara De Lempicka )

Peripatetica

No, non sono impazzita e, tanto meno, voglio disquisire sul ruolo ( o il significato ) della peripatetica. In realtà tutto parte da una domanda piuttosto banale. – Perché sottomettersi alla regola della convenienza? –
Provo a spiegare.
L’idea generale di un umano “normale” è che ad un certo punto della vita si debba arrivare ad un’unione, più o meno ufficiale, con un altro essere umano. Questo implica, tra le varie possibilità, che nella spasmodica ricerca di soddisfare certe esigenze, si perda di vista l’obbiettivo. Cioè trovare il riproduttore più affine possibile.
Comporta, inoltre, un’inevitabile serie di errori catastrofici personali con conseguenze indelebili. Morti, feriti, prigionieri
Solo per adeguarsi alle convenzioni. Perché conviene.
E con riproduttore non intendo un dispenser di gameti ad utilizzo esclusivo della procreazione, ma un vero e proprio compensatore, qualcuno con cui condividere qualcosa. Ok, nella vita sociale si chiama compagno/a.
Date voi il nome che più vi aggrada.
Fatto sta, che, a me, questa regola della “convenienza” o “convenzione sociale” mette addosso un certo disagio. Quindi m’infilo sempre in situazione piuttosto complicate portatrici, anch’esse, delle inevitabili conseguenze di cui sopra.

Non c’è via di scampo nelle relazioni se non imparando dall’esperienza. ( si narra )
Ergo: non c’è un compagno per me, ma esisto io per diversi uomini.
In pratica una puttana a vita, o meglio, peripatetica per induzione. In continuo vagare. Buona vita gente
Simo

Dialoghi privati

“Io ti voglio come non ho mai desiderato nessun’altra”

Una frase che affonda nella carne. Parole come lame affilate che s’infilano lente tra i pensieri senza tregua. Uno stillicidio di sensazioni profonde.
Verbo di passioni e desideri.

Una donna aggraziata nei sentimenti e nell’animo potrebbe innamorarsi, lasciarsi trasportare nella terra dei fuochi senza indugio.
Ma, ahimè, ci sono donne col gene mutato, le stesse che si sorprendono a tratti e si trovano comunque da sole ad affrontare i sogni. Donne dallo sguardo perso verso quell’orizzonte infinito dove ancora cercano l’incastro perfetto.
Sono quelle che tornano, sempre, odiano gli addii, amano le persone, alcune in particolare, solo amando prima se stesse.
E amano in eterno. Anche quando l’eterno si veste di oblio.
La loro accoglienza lenisce, riscalda ma non salva, perché non c’è salvezza tra le braccia di chi vive di silenzi. E nel loro muto ascolto della vita, le Parole hanno un significato.
Per questo rifiutano l’abuso dell’amore. Rinnegano l’idea del “bisogno” e attendono l’onda giusta su cui salire. Forse perdono occasioni di ristoro. Ma perché fermarsi prima dell’oltre? Paradosso di vite infrante.
Carnefici in apparenza. Queste donne sentono il peso delle loro scelte.

Donna: intelligente e/o idiota?

Che domanda cretina vero?
In apparenza lo è e questo sarebbe un post da Via della lupa, l’altro blog, ma credo di poter dare a questa riflessione una “veste” per ogni occasione.

Ho letto proprio oggi pomeriggio un vecchio intervento sul blog dei – Discutibili –  blog che leggo volentieri anche se non partecipo molto alle discussioni.
Il post in questione trattava appunto l’argomento in oggetto.
Donna intelligente e idiota
Scorrendo nella lettura mi sono resa conto di quanto sia vera codesta affermazione. In effetti una Donna, che si voglia chiamare tale, ha infinite sfaccettatura, troppe forse per riuscire ad incasellarla in categorie, ma al fine di riassumere, sembra essere necessario avere almeno dei punti di riferimento. Inoltre si ha l’idea che questo tipo di donna porti in seno una forte insofferenza verso il destino.
Quindi, spinta un po’ dalla lettura e un po’ dalla coscienza femminile, mi sono fatta un esamino, prendendomi come campione da osservare ( non avevo altro per le mani ).
Non mi ritengo una mente eccelsa, me la cavo.
Ho delle discrete falle nel sistema, sono idiota.
Sembra facile no?
Non è esattamente così.
Forse mi sbaglierò ed il mio parere rasenta la banalità. Ma pensandoci bene, quale umano non funziona a fasi alterne? Lo so che la varietà è tanta da incasinare e, spesso, confondere le idee nell’interazione tra simili. So anche che certe persone ce la mettono tutta per togliere ogni dubbio sulla natura che è stata loro donata. Come so che quando trovi una mente attiva, con la quale riesci a stabilire una certa sintonia, non puoi fare a meno di apprezzarla.
Però!
Gli umani sono composti anche di anima. Non intendo l’anima “religiosa”, mi riferisco alle emozioni, ai piaceri, ai desideri, a tutto quello che riguarda l’intimo.
Quindi, una donna e un uomo cosa diventano?
Detto questo non sono qui a contestare quanto letto. Ci sono verità che appartengono anche al mio vissuto e sono il risultato delle esperienze acquisite.
Ogni donna è tutto e niente.

P.S.
Per onor del vero, il post in questione riferiva di questa signora con la fissa degli gnomi e di un puttaniere di professione. A mio avviso, la questione dei folletti non era idiozia. ( link sotto )
Eh sì Masticone, ho letto quel post, e se mai tu volessi resuscitare dalle tenebre in cui ti sei inguattato  puoi anche mandarmi a quel paese.

VOLEMOSE BENE

Come braci mai spente

“A volte ritornano, i pensieri intendo. Anzi, quel pensiero ritorna prepotente. Mi catapulta nella stesa scena di tanto tempo fa, vita vissuta nella carne. Vivido ricordo di una verità indelebile.

Il sole, le parole, tante, troppe forse. Il contatto con la pelle. Odori e sapori inchiodati lì, nella memoria, aggrappati ad ogni attimo sospirato. Poi? Il limbo.
L’incoscienza del momento, la consapevolezza arrivata dopo, tardi per avere la possibilità di averne ancora e ancora da saziare il respiro.

Anime che si consumano e rigenerano all’unisono e poi? La realtà prosegue incurante.

Ho curato quel fuoco.
Ma le braci sopravvivono ed io con loro mi rinnovo in questo viaggio di attese.
Percorro questa terra mancando l’abbraccio  e conservo il desiderio di trovarlo nel fato di nuovi giorni.

A Te “

La sua favola ( ed è sempre lei che mi vive dentro – Poesia – )

Un disegno di affanni
questo istinto di vita
rifuggo ogni inganno
per dar ristoro al destino

Torno all’ombra di Lui
che mi ha frugato nel petto
gonfiato le labbra di caldi sospiri

Nella valle del fuoco
rimangono bracieri
resti perenni
desideri mai vinti

Come favola
è con lei, Poesia, che mi scivola dentro
aggrappata a quel bacio
mi adagio e lo cerco
assaporandolo ancora
oltre il confine dei sensi