Ispirazione -E. Munch- Le persone sole (1907-1908)

Le persone sole sono così. Guardano lo stesso orizzonte ma non si vedono.
Poi succede qualcosa. Un brivido profondo e si trasformano nel doppio di uno.
Profilo unico di due.
Le persone sole sono l’infinito di qualcosa d’incompiuto e complesso.
Sono il frammento di un’emozione sulla riva bianca della notte.
Simona Scudeller 11 marzo 2016

Edvard Munch, Le persone sole – The lonely ones (1907-1908)Edvard Munch, Le persone sole - The lonely ones (1907-1908)

Istinto cieco

Infiniti volti vaghi
vestono sorrisi
di simulacri tristi

Dove il dolore vive
luce non tocca anima

È un cammino selvaggio
da percorrere alla cieca
coll’istinto del mare in burrasca

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arthurmeehan.com/

Lunedì 7 marzo 2016 Simona Scudeller

Lunedì di giochi

Strano il richiamo
dell’eco lontano
che parte da dentro

Folle pensare che solo io
ricevo il segnale
una fame ancestrale
di voci e parole

Poesia dell’istinto
che brucia il dolore
spreme lacrime occulte
frantuma i silenzi

Sono sola in attesa
che l’alba si sveli
restituisca la pace

L’appuntamento è lo stesso
mi affretto e preparo
è lunedì, un giorno speciale

Simona Scudeller 22 febbraio 2016
( livello elementare, giusto un gioco )

Il pudore di un sorriso

Torna sempre a bussare
lieve e affranta
la visione di bambina
accartocciata alla paura

In un angolo del cuore
clandestina è l’emozione
dove complice è il silenzio
ed il buio cavaliere

Allora lei, la piccolina
si apre in un abbraccio
tanto stretto e vorticoso
a soffocare ogni pensiero

In cammino stanca e sola
verso un punto indefinito
dal crepuscolo ogni notte
attende l’alba e la sua luce

Bussa sempre con pudore
e dall’altra dimensione
chiede solo di sentire sulla pelle
un sorriso ad occhi chiusi
come il sole fa con il mare

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Lunedì 15 febbraio 2016 – Simona Scudeller

Appunto pensieri ( lunedì )

Nella lista imperfetta di questa esistenza
ho marcato ogni abbraccio di rosso rubino
in dono ho trovato un bacio sospeso
tra la punta di un dito ed un brivido appeso

Poi per caso distratta è caduta la notte
che la luna dipinge di forme contorte
lì ho scovato la vita di sogni interrotti
lamenti lontani nei giorni corrotti

Ho preso coraggio dal desiderio
di scrivere ancora su questa pelle
le cose da fare in ordine sparso
lasciare alla carta un dipinto diverso

Fottuto compagno di ogni pulsione
l’istinto non molla la sua folle corsa
incide il ricordo senza eccezione
non cede all’abisso di tanto dolore

Riprendo la lista e continuo silente
non perdo parole ascoltate nel vento
osservo, mi fermo, appunto un sorriso
affido imprudente il mio tempo alla sorte

Simona Scudeller 8 febbraio 2016

 

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Gennaio e non vado via, resto

– Un passo alla volta mi basta –

M. Gandhi

( Oggi il lunedì è un po’ più corposo. Oltre al consueto appuntamento con la poesia di getto ho voluto inserire parte di un pensiero strutturato e molto intimo )

 

Il mese finisce con una di quelle giornate da piumone, libro, tanti pensieri che si accavallano imbizzarriti e agitati dal libeccio di oggi.
Non è freddo, c’è uggia.
In un momento di calo fisico ecco che riemergono emozioni e sensazioni spesso silenziate dalla quotidianità o dalla volontà di tenerle a bada, giusto il tempo di riprendere fiato. Ogni tanto arranco.

Gennaio finisce come è iniziato. Con un’ondata continua di lacrime carica e densa, senza via di scampo. Basta veramente un’inezia per innescarla, un solo sorriso percepito al telefono ed il mio viso subito si riga del nettare salato dell’anima. Oppure una parola ascoltata che porta il seme di una verità non ancora svelata. Così mi trovo sempre molto vulnerabile e col fianco scoperto. Non sorpresa, ma semplicemente meno preparata di quanto voglia o possa volere.

Sabato col maestro di tango ho mollato gli ormeggi ed è stata –tempesta-.
– Un passo alla volta, mi basta – anche se ad ogni passo inciampo e rischio la catarsi dei sentimenti.
Un azzardo dopo l’altro, direi.

Ho scelto nella prima notte di questo anno di voler essere – presenza – e di desiderare la presenza di chi rende migliore il mio tempo e me.
In preda ad un pianto compulsivo e liberatorio ho chiesto a me stessa di non rinunciare alla natura di confidente. Una natura di silenzi e segreti, spesso intrisa di solitudini sommesse ed educate.
Non rinunciare al piacere delle emozioni e alla bellezza di riceverle.
Come in tante altre notti in cui ho messo un gancio alla vita; notti in cui la vita stessa mi ha ordinato di vivere.

Mi sono ripromessa di non voltare le spalle a chi, forse, ha visto troppe schiene allontanarsi. Ed io so che basta poco per non lasciare il senso di vuoto in petto; basta un abbraccio per respirarsi i pensieri; basta salutarsi con il cuore in mano per siglare il ricordo e non lasciare una pagina bianca.
Basta un gesto sincero e, anche se la vita porta distanza, l’infinito è in ogni caso inciso nell’anima.
Quindi ho deciso che resto e mi esprimo quando ne sento il bisogno e ho voglia nonostante il rischio di perdere.
Spiegarlo non è semplicissimo, soprattutto perché non riesco a – dirlo in chiaro– che non me ne vado e resto. Lo faccio.

Ho poche certezze in questo momento e tra queste c’è la consapevolezza di aver scelto determinate persone riconoscendole innanzitutto attraverso la pelle e dopo con le parole. La certezza di meritare la fiducia e la confidenza, di meritare Lealtà.
Il convincimento, forse illusorio, di essere in grado di sostenere e accompagnare chi amo fino all’ultimo respiro. E, mio malgrado – lo sento- se mi vengono a mancare queste condizioni, procurandomi un certo disagio.

Adesso scelgo di non fuggire, rilancio e alzo la posta, esponendo il valore della mia vicinanza ed il coraggio di determinate scelte. A volte sembra ostinazione; invasione di quegli spazi che io stessa custodisco gelosamente, ma che se riempiti con leggerezza ti fanno sentire il calore di un carezza o il sapore di un bacio chiudendo gli occhi.

Fosse solo per un sorriso, vale la pena e la gioia condividere il tempo con qualcuno d’importante.
Chi ha scelto me, mi ha donato la propria esistenza e merita ascolto.

Ed ecco l’appuntamento galante con la poesia

Non vado, resto

Leggera e distante

io resto lontana
affinché tu non veda
ma senta soltanto
la guida incorporea
di un bene assoluto
privo di colpa

Un affetto profondo
lavato dal vento
aria tersa di mare
d’inverno col sole

Non vado
rimango al tuo fianco
anche quando tu sai
d’esser solo a morire
in cima alla vetta
respira più forte
quel cielo di notte

Io sono lì
al cambio di luce
sulla soglia di domani
che non muta sostanza

Simona Scudeller 01 febbraio 2016

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Perle di domani

 

Nel ritorno di un ricordo
racchiuse in una foto
ogni immagine è artefatta

Distillati di memorie
setacciate ad arte dal destino
nell’assenza del vissuto

 Cristalli di un Tempo
tanto brillanti quanto eterei
schegge d’emozione radicate

Tra la polvere di ieri
annidata dietro l’iride
si alimentano le perle
creature di domani

Simona Scudeller – 18 gennaio poesia del lunedì

Rovine del passato

A largo di questa esistenza vagabonda, si distinguono a fatica forme distorte di miti assenti e, tra ruderi di epoche andate, le rovine di memorie malmesse appaiono come carni iridate di dolore.
Mentre su labbra lucenti di cupi riflessi gli occhi mondati dal mare simulano innocenza, finendo così, tra liquami e fango, in sorrisi e abbracci perduti nel ricordo di oggi, come reminiscenze cedute al tempo.
Fingere o morire inventando la vita ad ogni bivio; imboccando rettilinei bui dove si dissolve il pudore per poter desistere e, all’ombra della luna, abbandonare l’onere della colpa.
È dietro l’orizzonte che si annida il pensiero, lontano da sguardi tesi in avanti e come silenzioso racconto, aleggia la voce del vivere trascurato.
Dove amore e morte banchettano avidi, l’essenza dell’anima continua sui fili di un passato sbiadito e concede al sogno il diritto di osare.

Simona Scudeller ottobre 2015

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( questo testo ha partecipato ad un contest online e credo debba avere uno spazio in “assolo” )

Cuore viggiatore

Quante volte sono scappata
anonima e leale
tra le onde dell’assenza

Sogno ancora di restare
e tra le pieghe di un refuso
esser nuovo gergo d’alleanza

Qualche vita è rimasta ancora
da spendere a combattere
per fermare l’emozione

Sento gli altri dal di dentro
navigo alla cieca, procedo
tra le correnti calde dell’ignoto

In mezzo a volontà spezzate
ci son germogli freschi
di desideri sconosciuti

E stremata, senza difese
sorrido tra le braccia
di un piacere inaspettato

Simona Scudeller

Gustave Courbet L'onda 1866
Gustave Courbet L’onda 1866

@ 11 gennaio 2016 estemporanea del lunedì