Cuore viggiatore

Quante volte sono scappata
anonima e leale
tra le onde dell’assenza

Sogno ancora di restare
e tra le pieghe di un refuso
esser nuovo gergo d’alleanza

Qualche vita è rimasta ancora
da spendere a combattere
per fermare l’emozione

Sento gli altri dal di dentro
navigo alla cieca, procedo
tra le correnti calde dell’ignoto

In mezzo a volontà spezzate
ci son germogli freschi
di desideri sconosciuti

E stremata, senza difese
sorrido tra le braccia
di un piacere inaspettato

Simona Scudeller

Gustave Courbet L'onda 1866
Gustave Courbet L’onda 1866

@ 11 gennaio 2016 estemporanea del lunedì

In/costante squilibrio

Oggi non ho voglia di pensare a quanto oscura sia la vita
guardando al tempo che incurante procede in traversata

Non ho costanza di sentire quella pietra che nel petto
pesa il senso delle scelte

Oggi, no.
Voglio respirare leggerezza
sulle onde di libeccio

Micro granuli di mare
a saldare le ferite

Oggi
voglio essere l’altra
che sa ridere e sognare
L’altra me che sorride
in equilibrio
a dispetto delle lacrime

21 dicembre 2015 Simona Scudeller ( lunedì: appuntamento con la poesia di getto )

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Scrivo dell’altra me

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Ogni riflesso tra le rughe
dice storie che il pudore
rigido maestro
non lascia passare

Quei fili di stupore
gioielli di inattesi bagliori
definiscono il dolore
che veglia dietro l’iride

[Scrivo a te
anche quando quel nome
non è il tuo]

E le parole sono lì
in punta di respiro
pronte a prendere vita
increspate di sale

Soffocate dalla paura
restano mute
sfuggendo ad ogni controllo
a rivendicare il diritto d’esistenza

[Ci sei tu con me
anima mia
in me esisti
e della tua vita
io scrivo]

Estemporanea del lunedì
14 dicembre 2015 Simona Scudeller

Abbastanza

Non è l’amore che manca
vive intorno anche quando
il petto si frantuma di dolore

Non è il fiato che si rompe
quando oltrepasso la fatica
sulla linea dell’illusione

No, non è la vita che avanza
affamata di desiderio e sangue
lei procede in me.

Per tutti i cieli da esplorare
mari in cui annegare
per tutte quelle notti che ho voglia di amare
non basto io

E il tempo non è mai abbastanza
per bastarmi e morire

7 dicembre 2015 senza orpelli

( Appuntamento del lunedì. Poesie del momento )

Immagine di Stefano Davidson

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19 marzo

Nascevi sul filo di un pensiero
senza aver domandato di esistere
e tra le lacrime ti ho perso.

Ho pregato che lassù
un’anima più grande
crescesse in te l’infinito.

Ho supplicato il cielo
urlato agli angeli
che ti cullassero lievi
per non farti sentire solo
per non lasciare a te
il peso di questo dolore.

Sei andato in un giorno di marzo
quando intorno il sole splendeva
e sei ancora luce
nel buio di ogni ricordo

Simona Scudeller 30 novembre 2015
( scritta al volo per il suo volo spiccato tanti anni fa )

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Vagare

Quante omissioni avvolgono questo cielo
mentre, sole, vagano le ombre dei ricordi
C’è sempre il profilo lontano dell’abisso
che accompagna i silenzi della notte
conducendo al riparo i suoni muti della mente.

Quanti occhi ancora toglieranno i veli al pudore
per poi voltare altrove lo sguardo dove luce manca.
Dove buia è l’esistenza e non c’è scampo
neanche per il dolore.

23 novembre 2015

Un ‘estemporanea scritta al volo per fermare – un istante –

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Paradosso Donna

” Ci sono Donne col gene mutato, le stesse che si sorprendono a tratti e comunque provano da sole ad affrontare i sogni.
Donne dallo sguardo perso nell’orizzonte infinito dove ancora cercano l’incastro perfetto. Sono quelle che tornano sempre, odiano gli addii, amano poche persone e solo attraverso se stesse.
Amano in eterno.
Anche quando l’eterno si veste di oblio.
La loro accoglienza lenisce e riscalda, avvolge ma non salva. Perché non c’è salvezza tra le braccia di chi vive di silenzi. Ci sono, però, consapevolezze e vuoti da esplorare e nel muto ascolto della vita le Parole hanno significato.
Per questo rifiutano l’abuso dell’amore. Rinnegano l’idea del “bisogno” e attendono l’onda giusta da cui farsi travolgere. Perdono spesso occasioni di ristoro. Poco importa al quadro d’insieme.
Ogni sorriso ricevuto nella leggerezza di un incontro è brace vitale.
In ogni notte condivisa si ravviva la spensieratezza di bambina.
Perché fermarsi prima dell’oltre?
Procedono. Lacrime e risate in un unico corpo dolorante e appagato.
Paradosso di vite infrante.
Ci sono Donne rattoppate, ragazze interrotte che respirano l’alba a pieni polmoni con gli occhi pieni di luce.
Carnefici in apparenza o forse vittime del loro stesso vagare.
Sono esseri immensi capaci di giocarsi l’anima per non tradire la fiducia riposta in quel folle equilibrio che le governa.
Quelle Donne lì, sentono e vestono d’onore il peso delle proprie scelte.”
Simona Scudeller

Pensiero essenziale

” Sono composta d’aria. Mentre gli altri passano oltre, io mi soffermo e respiro. A volte resto nel dubbio, sosto in un porto sconosciuto, altre invece navigo sulle notti vuote abbracciata alle correnti.
Ci sono luoghi in cui lascio ogni volontà a favore di un destino che, spesso, guarda distratto verso chissà quale direzione. Allora bevo le mie lacrime sempre, comunque e nonostante tutto per non disperdere essenza vitale.
Ci cono strade che mi guidano attraverso l’istinto della follia e mi perdo leggera, viva.
Torno aria, ogni volta rannicchiata al mio stesso ventre.
Respiro, sento, sono parte dell’universo.”

Lucida follia

Un ossimoro a cui sono strettamente legata.
Riflesso di percorsi inattesi che, forse, non sono sempre stati buoni e giusti.
Per gli altri dico, loro, buoni e giusti!
Mi ci sento proprio bene in questa pelle, sì, nonostante il basso profilo ed i periodi intrisi di grigio e polvere di vetro; nonostante i pugni nello stomaco, induzioni di regole precotte.
Già, incasso e rifletto. Mi fermo, assorbo il giudizio di chi non vede con i miei occhi il bello di una sfumatura che rende meno folle, appunto, il destino.
E comprendo i motivi, le solitudini, le barricate. Comprendo il rifiuto e la fascinazione.
Non chiedo più di quanto sia necessario ad alimentare la fiamma delle emozioni.

– va bene così –

Sono certa che quel briciolo di lucida follia mi sia compagna e fedele amica dall’origine di – me -. Una delle chiavi delle roccaforti solitarie avvistate sul mare.
Passo dopo passo, serena e leggera ( quando riesco ) per dirmi che, comunque vada, sono ( abbastanza ) cosciente in quello che faccio, pur vivendo di dettagli e attimi rubati che mi appartengono senza riserve.
Sorrido, quando la comprensione va oltre le parole, quando basta sentire e si procede, un piede dopo l’altro, trovando sempre un rifugio in ogni notte sospesa, senza chiedersi cosa avrà in serbo l’alba.

«Le persone a volte
dimenticano se stesse.
Io non mi ritrovo mai,
torno da sola.
E succede
oltre ogni aspettativa
ancora presente
Io »

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