Silenzi e desiderio

Desiderio si chiama il respiro
condiviso in un unico abbraccio
Volontà di un istinto mai pago
che si sfama di ombre irrequiete

Desiderio è la spinta del vuoto
nell’ignoto vagare di istanti
Moto perpetuo dell’onda
la forma dell’ego nell’aria

Desiderio nel sorriso rotto sul petto
da un attimo sfuggito al controllo
Fragilità di silenzi che non tradisce 
ma rivela i segreti di lacrime soffocate

Un cammino di storie e passioni
racconti di sguardi e di mani
scritti col sangue a filo di labbra
nelle notti dove il resto si annulla

Lunedì 4 aprile 2016 @Simona Scudeller

Image for Intimo gelo

  • Immagine reperita in rete

 

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Disegno visioni

In punta di piedi
giro e svolto
infinite esistenze
avvinghiate al respiro

Cado stanca
in ginocchio piango
e chiedo misericordia
per la fame di vita

Del perdono
a desideri dismessi
non c’è traccia

Allora disegno i sogni
danzo illusioni
abbraccio stretta
l’emozione di altri

Torno leggera
al piacere di un bacio
ingorda di follia
nella visione di domani

Simona Scudeller

@ 4 gennaio 2016 estemporanea del lunedì

Far poesie è come far l’amore: non si saprà mai se la propria gioia è condivisa
Cesare Pavese

Klimt

P.S. Il 27 dicembre scorso ero in giro per Bari e ho mancato l’appuntamento galante del lunedì con il testo di getto.

In/costante squilibrio

Oggi non ho voglia di pensare a quanto oscura sia la vita
guardando al tempo che incurante procede in traversata

Non ho costanza di sentire quella pietra che nel petto
pesa il senso delle scelte

Oggi, no.
Voglio respirare leggerezza
sulle onde di libeccio

Micro granuli di mare
a saldare le ferite

Oggi
voglio essere l’altra
che sa ridere e sognare
L’altra me che sorride
in equilibrio
a dispetto delle lacrime

21 dicembre 2015 Simona Scudeller ( lunedì: appuntamento con la poesia di getto )

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19 marzo

Nascevi sul filo di un pensiero
senza aver domandato di esistere
e tra le lacrime ti ho perso.

Ho pregato che lassù
un’anima più grande
crescesse in te l’infinito.

Ho supplicato il cielo
urlato agli angeli
che ti cullassero lievi
per non farti sentire solo
per non lasciare a te
il peso di questo dolore.

Sei andato in un giorno di marzo
quando intorno il sole splendeva
e sei ancora luce
nel buio di ogni ricordo

Simona Scudeller 30 novembre 2015
( scritta al volo per il suo volo spiccato tanti anni fa )

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Paradosso Donna

” Ci sono Donne col gene mutato, le stesse che si sorprendono a tratti e comunque provano da sole ad affrontare i sogni.
Donne dallo sguardo perso nell’orizzonte infinito dove ancora cercano l’incastro perfetto. Sono quelle che tornano sempre, odiano gli addii, amano poche persone e solo attraverso se stesse.
Amano in eterno.
Anche quando l’eterno si veste di oblio.
La loro accoglienza lenisce e riscalda, avvolge ma non salva. Perché non c’è salvezza tra le braccia di chi vive di silenzi. Ci sono, però, consapevolezze e vuoti da esplorare e nel muto ascolto della vita le Parole hanno significato.
Per questo rifiutano l’abuso dell’amore. Rinnegano l’idea del “bisogno” e attendono l’onda giusta da cui farsi travolgere. Perdono spesso occasioni di ristoro. Poco importa al quadro d’insieme.
Ogni sorriso ricevuto nella leggerezza di un incontro è brace vitale.
In ogni notte condivisa si ravviva la spensieratezza di bambina.
Perché fermarsi prima dell’oltre?
Procedono. Lacrime e risate in un unico corpo dolorante e appagato.
Paradosso di vite infrante.
Ci sono Donne rattoppate, ragazze interrotte che respirano l’alba a pieni polmoni con gli occhi pieni di luce.
Carnefici in apparenza o forse vittime del loro stesso vagare.
Sono esseri immensi capaci di giocarsi l’anima per non tradire la fiducia riposta in quel folle equilibrio che le governa.
Quelle Donne lì, sentono e vestono d’onore il peso delle proprie scelte.”
Simona Scudeller

Pensiero essenziale

” Sono composta d’aria. Mentre gli altri passano oltre, io mi soffermo e respiro. A volte resto nel dubbio, sosto in un porto sconosciuto, altre invece navigo sulle notti vuote abbracciata alle correnti.
Ci sono luoghi in cui lascio ogni volontà a favore di un destino che, spesso, guarda distratto verso chissà quale direzione. Allora bevo le mie lacrime sempre, comunque e nonostante tutto per non disperdere essenza vitale.
Ci cono strade che mi guidano attraverso l’istinto della follia e mi perdo leggera, viva.
Torno aria, ogni volta rannicchiata al mio stesso ventre.
Respiro, sento, sono parte dell’universo.”

Lucida follia

Un ossimoro a cui sono strettamente legata.
Riflesso di percorsi inattesi che, forse, non sono sempre stati buoni e giusti.
Per gli altri dico, loro, buoni e giusti!
Mi ci sento proprio bene in questa pelle, sì, nonostante il basso profilo ed i periodi intrisi di grigio e polvere di vetro; nonostante i pugni nello stomaco, induzioni di regole precotte.
Già, incasso e rifletto. Mi fermo, assorbo il giudizio di chi non vede con i miei occhi il bello di una sfumatura che rende meno folle, appunto, il destino.
E comprendo i motivi, le solitudini, le barricate. Comprendo il rifiuto e la fascinazione.
Non chiedo più di quanto sia necessario ad alimentare la fiamma delle emozioni.

– va bene così –

Sono certa che quel briciolo di lucida follia mi sia compagna e fedele amica dall’origine di – me -. Una delle chiavi delle roccaforti solitarie avvistate sul mare.
Passo dopo passo, serena e leggera ( quando riesco ) per dirmi che, comunque vada, sono ( abbastanza ) cosciente in quello che faccio, pur vivendo di dettagli e attimi rubati che mi appartengono senza riserve.
Sorrido, quando la comprensione va oltre le parole, quando basta sentire e si procede, un piede dopo l’altro, trovando sempre un rifugio in ogni notte sospesa, senza chiedersi cosa avrà in serbo l’alba.

«Le persone a volte
dimenticano se stesse.
Io non mi ritrovo mai,
torno da sola.
E succede
oltre ogni aspettativa
ancora presente
Io »

porta socchiusa1 BN

Ogni volta ( l’istinto )

Foto0341

“Ogni volta che sento bruciare dentro, metto al fuoco i pensieri più neri per dar loro il calore spesso negato.

Ogni istante di sfrigolii sommessi fa contrarre le fibre.
Spasmi irregolari, intermittenze in bianco e nero.

Ogni volta, etichette e marchi di fabbrica che mi vengono affibbiati, sono riposti in attesa dell’alba.

Allora scrivo. Ogni volta. Senza senso. Strattonata dall’anima che, come bimbo vivace, saltella da un capo all’altro del sogno per mostrarmi gli angoli d’ombra dove temo il dolore.

Tolgo gli orpelli di altri, indossati per l’occasione e conservati per non deludere l’abitudine.
E scrivo di me, delle correnti, del desiderio; ogni volta – sola io- nuda e cruda.

Per tutte quelle volte in cui lascio al silenzio l’onere di raccontare, disegno l’istinto – d’istinto- abbandono le armi.

Una natura diversa.
Ogni volta eccedo. Mi svelo in tempesta.
Dietro il sorriso, oltre me.”

me
Here I am –

La volta celeste negli abissi

Adesso, sì, cara mia.
Sei nella tempesta perfetta e nella perfezione della follia non contrasti le onde, assecondi le correnti. Respiri e lasci andare la paura di soccombere.
Ti sottometti cauta a consapevolezze nuove che bruciano nel profondo.
Basta tacere, omettere il suono alle parole e ascoltare la marea
Risplendi e indossa sorrisi ora che scorgi la terra dagli abissi.
Desideri e godi del piacere complice. Vizio e vezzo di storiche battaglie.
Tenti, devota, di tradurre il segreto del mare scivolando come sabbia nell’abbraccio.
Sei naufraga del buio.
Stai seguendo il messaggero del faro?
Lascia che tutto questo ti porti a casa e fidati ancora della pelle che, al brivido di quelle notti, ha scritto il racconto del silenzio.
Adesso, sì, puoi sentire il flusso libero dei pensieri.

Comes and Goes (In Waves) – Greg Laswell

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L’indefinito

Poi, a un tratto, la sera è diventata notte.
A volte non hai il tempo di accorgertene.
Le cose capitano in pochi secondi.
Tutto cambia…”
Charles Bukowski

Quando ho letto questa frase non sono più riuscita a disinnescare il cervello.
Le cose capitano in pochi secondi e tutto cambia.
Un respiro e ti tuffi nel mare in tempesta.
Un respiro più intenso e inali l’odore di un’altra vita.
Non è che il cambiamento non si senta nell’aria. Lo si avverte, ma tra la percezione sensoria e la realizzazione c’è un soffio di vento anomalo; c’è il timore del discernimento; c’è l’istante prima del salto.
Un lampo e decidi.
E poi, una volta in volo, non ti accorgi di volare.

Succede e basta.
Una piccola deviazione sul percorso cambia il panorama.

Accade e ci sei dentro col sorriso.

P.S. ( a volte no, ci sei dentro con gli occhi pieni di dolore, comunque è vita… )

Foto0143 - Copia